Arriva anche il momento giusto per fare gli schizzinosi.

Il povero Passerotto, in questi casi, avrebbe detto che siamo diventati “ciardi”…. Che è una parola strana, e non ho mai capito se fosse da considerare aggettivo o sostantivo. Però, suonava bene: e stava ad indicare quel tipo di persone col nasino perennemente arricciato, che davano un colpo di tosse appena qualcuno si accendeva una sigaretta. E mangiavano volentieri il prosciutto, ma solo dopo aver diligentemente scartato il filo di grasso.

sarri Così, ci tocca di vedere la Lazio che snobba la Steaua Bucarest per meglio preparare l’impegno casalingo con il Verona; o quel tale opinionista-tifoso del Napoli che in tv tifa platealmente per il Lipsia.
E vorrò vedere la Roma, mercoledi prossimo… Perché magari succede che escono con gli Ucraini, senza lagnarsene nemmeno tanto; e potranno finalmente concentrarsi sul quarto posto che garantisce la partecipazione alla Champions.
Dalla quale, poi, non vedranno l’ora di essere eliminati.

Succede anche questo, nel nostro avventurato calcio che (non a caso) sarà l’unico senza maxischermi la prossima estate.
Vale la pena ricordarlo. Così come varrà la pena ricordare ai nostri fenomeni che il cosiddetto prestigio internazionale passa attraverso lo Steaua e il Lipsia ancor prima del Chievo o del Sassuolo. Che nessun cinese (o russo, o coreano) sognerà mai di affezionarsi a squadre come le nostre: e di conseguenza non ne comprerà le magliette né le guarderà in tv, nemmeno se le trasmettono a mezzogiorno e mezzo… E converrà rimettere in palinsesto la Santa Messa, che peraltro esibiva superiori indici di gradimento.

Le dichiarazioni di Sarri, o di Lotito, mi fanno sorridere. Così come sorrido quando il pubblico (pagante) smette di ragionare da pubblico (pagante) e comincia ad applicare la logica dei commercialisti… Io mi ricordo, ad esempio, di quel nemmeno troppo lontano Sampdoria-Metallist Kharkhiv; era una partita di quelle che a Marassi se ne giocano una ogni dieci anni, per dire il prestigio. Eppure, scese ugualmente in campo una formazione largamente rimaneggiata. “Beh… Ricordatevi che domenica prossima abbiamo il Catania” si giustificò a fine gara l’allenatore, che forse era Mazzarri o forse Di Carlo (boh).
Nessuno trovò quindi da lamentarsi, o quasi, sulla conseguente eliminazione. E pensare che per festeggiare l’ingresso in Europa League, quattro mesi prima, c’era stata la sfilata sull’autobus scoperto, piazza De Ferrari si era riempita di gente, e in molti avevano fatto persino il bagno nella fontana.

Questione di “ciardizia”, diceva Passerotto. Che evidentemente ci aveva visto lungo.
Mi è pure venuto il dubbio che, per i tifosi italiani, l’unica vera grande gioia del turno di coppa sia stata la rimontona del Tottenham sulla Juventus.
Che forse anche per questo è così invisa e sbertucciata dai rivali. Soprattutto quando perde la finale di Champions, con il Barcellona o il Real Madrid. E fatalmente suscita l’invidia di chi, quei livelli non è più nemmeno in grado di immaginarli.
E di quelli che, con i Mondiali ormai imminenti, si domanderanno se sarà meglio tifare la Serbia, l’Islanda o Panama.

 

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