Si andava in discoteca anche la domenica pomeriggio, negli anni ’80.
Anzi, forse era quello il momento migliore.
Perché le ragazze ce le trovavi tutte… Molto più del sabato notte, dove lo sballo e la movida erano di là da venire: e c’erano, invece, genitori un po’ all’antica per i quali la mezzanotte era l’ora giusta per rincasare.

Ma se c’era una cosa alla quale non si rinunciava, negli anni 80, era proprio il 90°Minuto. In onda alle sei e qualcosa, sul primo canale; poi arrivava Domenica Sprint, alle otto di sera, con Guido Oddo o Ennio Vitanza… E poi, ancora in discoteca: perché gli anni’80 erano l’edonismo reaganiano, i paninari, Reagan, Gorbaciov, ma soprattutto i Duran Duran e gli Spandau Ballet.
E la discoteca era un rito irrinunciabile; da noi andavano forte il Jump, l’Apogeo e anche il Mirage a Monte San Savino.

Quelli di 90°Minuto erano i primi a mandare in onda le immagini delle partite, che si giocavano tutte la domenica pomeriggio. E a raccontarle, c’erano Paolo Valenti (da studio) e una pletora di personaggi stralunati e indimenticabili, che talvolta diventavano personaggi come e più dei calciatori dei quali parlavano.
Il più famoso era Tonino Carino da Ascoli, poi l’irruento Giannini, per la Fiorentina, e il serafico Giorgio Bubba, per il Genoa e la Sampdoria. Ferruccio Gard, cadenzatissimo, raccontava il Verona di Bagnoli, poi c’erano Gianni Vasino, Beppe Barletti e Cesare Castellotti… Esibivano giacche un po’ demodè: e cravatte che per l’effetto “croma” si confondevano con le fotografie alle loro spalle.

Poi, c’era Luigi Necco, da Napoli. Che si alternava con un certo Italo Kuhne, che aveva l’aria vagamente da ufficiale delle SS. Un tipo freddo e un po’ sinistro almeno quanto Necco risultava invece pacioso, disincantato e simpatico. Talmente simpatico che nessuno, meglio di lui, era più indicato per raccontare le gesta del Napoli di Maradona, che vinceva gli scudetti in quegli anni felici.
Necco, e naturalmente tutta quella gente che gli stava dietro durante il collegamento: gente urlante che si sbracciava davanti alla telecamera per salutare a casa.

Diventò un fatto di costume, il 90°Minuto…. E lo diventò più per i personaggi che lo componevano che per i contenuti del programma: che erano semplicissimi, e forse proprio quello era il segreto: i gol, le azioni salienti, qualche intervista al volo (memorabili quelle di Franco Costa all’Avvocato Agnelli) e la battuta finale.
Nella quale Luigi Necco, da buon Napoletano, era maestro. Accompagnata da un piccolo cenno della mano, in segno di saluto a chiusura del collegamento.

necco
Gente che adesso non andrebbe più di moda, abituati come siamo al touchscreen e agli algoritmi applicati al football. Ma che erano comunque gente non banale: come Luigi Necco, che (mi disse Aldo Biscardi) era uno studioso con i fiocchi, ed uno dei tre-quattro massimi esperti italiani nel campo dell’archeologia
Tanto per dire.

Ti sia lieve la terra.

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