Ci sono “anni di mezzo”.
Poi ci sono anche gli “uomini di mezzo”, che quegli anni li attraversano.

Come Giancarlo “Picchio” De Sisti; che proprio ieri ha compiuto 75 anni.
E che ogni tanto lo rivedo in foto all’Azteca, nel 70. Con le sue gambette corte, al centro del campo, prima di cominciare la battaglia più epica del calcio italiano.
Oppure Capitano della Fiorentina del ’68, data fatale e quanto mai simbolica… La Fiorentina del calcio “yè-yè”, che negli anni di mezzo ci cadde dentro.1521029125825_adobe E seppe interpretarli così bene da vincerci addirittura uno scudetto.
Gli anni di mezzo tra due “dittature”: quella della Grande Inter degli anni 60 e la Juve Bonipertiana degli anni 70… Proprio lì, in quella cesura storica, si inserì la Viola di Picchio De Sisti. E anche il Cagliari del filosofo Scopigno, l’Inter di Robiolina Invernizzi e la Lazio di Chinaglia e Maestrelli.
L’immaginazione al potere, la risata che vi seppellirà… Il “siate realisti, chiedete l’impossibile”, e tutte quelle cose che andavano tanto di moda in quella stagione ormai lontana.
E che adesso fanno quasi sorridere: perchè la moda è passata, ed i suoi eroi hanno i capelli bianchi, e non sono più né giovani, né belli.

Chiarugi, Maraschi, Amarildo. E poi Superchi, Ciccio Esposito e il povero Ferrante… E Picchio De Sisti, che fu il più classico “uomo di mezzo”, in quegli “anni di mezzo”.
La mezzala testuale; l’anello mancante nella catena dell’evoluzione, che affascina così tanto gli antropologi… Il trait d’union tra il medianaccio alla Furino (o alla Bedin) e il “Dieci classico”, alla Rivera.
Meno muscolare di Benetti, meno universale di Tardelli, meno bello di Antognoni. Ma più completo nel condensare tesi e antitesi, e racchiuderle infine in una sintesi di straordinaria efficacia calcistica: lo stesso che saprà fare, tanti anni dopo, Xavi del Barcellona.

Uomini di mezzo, in anni di mezzo.
Anche se pensi che nessuno di quei campioni, oggi, giocherebbe in Eccellenza, con quel fisico lì.
Come Cera. O Rosato, o lo stesso Burgnich, che era alto 1,74 e pesava 71 chili.
O magari è vero il contrario.
Che Facchetti, oggi, avrebbe ginocchia e muscolatura adeguate, allenamenti scientifici, alimentazione studiata e sarebbe ugualmente il miglior terzino del mondo. Che con un centrocampo Bertini-Domenghini-De Sisti-Mazzola (Rivera) saremmo andati in tromba al Mondiale… Dove Gigi Riva avrebbe probabilmente segnato quanto Cristiano Ronaldo.

Non ho mai capito perché Picchio De Sisti non abbia avuto fortuna, come allenatore.
Era partito bene, guidando splendidamente quella Fiorentina che perse lo scudetto all’ultima giornata: quella del gol annullato a Cagliari e degli adesivi sulle automobili “meglio secondi che ladri”.
Poi, la fortuna gli ha evidentemente voltato le spalle.
O, forse, erano finiti gli “anni di mezzo”; e conseguentemente non c’era più spazio nemmeno per gli uomini di mezzo, che quella stagione avevano saputo interpretarla meglio di tutti.

Io l’ho conosciuto, Picchio De Sisti. A Montepulciano, finale nazionale Allievi tra Roma e Milan… Un uomo perbene e simpaticissimo, ovviamente nel giro della FIGC, dove svolgeva ruoli dirigenziali nel settore giovanile-scolastico.
Mi inserirono a tradimento nella giuria che doveva scegliere il miglior calciatore della partita, insieme a lui, a Bruno Conti, a Rivera ed altri personaggi di quel tipo.
“Picchio… Secondo te, meglio premiare il nove o il dieci?” gli chiese a un certo punto Comunardo Niccolai.
Lui dette un’occhiata, ci pensò su, e poi sorrise : “Bravi tutti e due. Comunque, meglio il numero dieci… Che cià la mamma ‘bbona.”.

Auguri, Picchio De Sisti.

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