Mi dava l’impressione, prima di tutto, di una persona perbene; il classico vicino di casa del quale ti puoi fidare, che pulisce le scale se entra con le scarpe sporche e che non ti fa seccare le piante quando vai in vacanza.

“Rassicurante”.
Così era la televisione di una volta.

E così la volevano i dirigenti dell’epoca, con il mitico Ettore Bernabei in testa. Che era un democristiano a diciotto carati, e aveva della televisione una concezione un po’ antica… Codina e perbenista quanto volete ma capace anche di dare una lingua agli Italiani. Una tv che intrattenesse con garbo e vaselina, dove erano bandite parolacce e minigonne troppo avventurose. Dove la censura era fin troppo occhiuta (ricordate la querelle Vianello-Tognazzi?) e la politica era limitata giusto alle tribune elettorali; con la conduzione di Jader Jacobelli a renderle ancora più soporifere.

La Rai privilegiava questi personaggi “rassicuranti”. Autorevoli, con una bella dizione (che oggi si è un po’ persa) e che ispirassero serenità alla gente che guardava da casa. Era garbatissimo il giornalista Massimo Valentini, per esempio, che leggeva il telegiornale delle otto; e si trovava spesso, con quell’aria da gran signore, a dover parlare degli attentati e dei rapimenti che erano frequentissimi in quegli anni di piombo.
Era un uomo mai oltre le righe l’indimenticato Paolo Valenti, di 90° Minuto; ma anche Alfredo Pigna della Domenica Sportiva e Bruno Pizzul, che conduceva “Sportsera” alternandosi a Guido Oddo. Ed ineccepibili erano i “presentatori” classici, quelli del sabato sera; a cominciare dal popolare Corrado, pur con l’inflessione romanesca che però non stonava.

Oggi la tv ha cambiato registro: i programmi devono essere prima di tutto veloci, e a volte frenetici… Questione di gusti che cambiano, ma anche di concorrenza; perché lo share e gli indici di ascolto non esistevano, e quella Rai poteva permettersi il lusso di mettere una freccetta in basso per segnalare, cavallerescamente, che sul secondo canale stava iniziando un programma che valeva la pena vedere.
Adesso, con ottocento canali a disposizione, il pubblico non deve annoiarsi… E anche la Rai non può permettersi di lasciarlo per strada; perché i soldi della pubblicità fanno gola, e il cosiddetto servizio pubblico è una priorità, ma fino a un certo punto.

Fabrizio Frizzi (e lo dico da non assiduo dei programmi cosiddetti “preserali”) mi pareva in linea con quella gente lì, della quale ogni tanto avverto un po’ di nostalgia.
Ne ho apprezzato il garbo, l’educazione e quel modo sorridente di condurre le sue trasmissioni: mai sopra le righe, e nemmeno troppo sotto. Mi dava l’impressione, prima di tutto, di una persona perbene; il classico vicino di casa del quale ti puoi fidare, che pulisce le scale se entra con le scarpe sporche e che non ti fa seccare le piante quando vai in vacanza.FB_IMG_1522071916206
E questa (oltre alla straordinaria professionalità) è anche l’impressione che in tanti anni di carriera ha saputo offrire agli Italiani.

Che di gente perbene, evidentemente, avvertono un disperato bisogno.
Ti sia lieve la terra.