Ha combattuto la sua battaglia, il “Mondo”. Da guerriero quale era, ben sapendo che l’avversario, stavolta, era molto più forte anche del fenomenale Ajax del 1993

Figlio di oste.
Cresciuto dentro ad un’osteria. A Rivolta d’Adda, provincia di Bergamo

Che doveva essere uno di quei posti dove il consumo di vini e grappe assomigliava a quello di un raduno della Julia, o della Tridentina. E dove, se non parlavi il dialetto stretto, non ti facevano nemmeno entrare.
Fu per questo che un bel giorno Emiliano Mondonico si trovò a brandire la famosa sedia in aria: “perchè all’osteria non esistevano nè coltelli, nè fucili… La sedia era l’oggetto più contundente a portata di mano, e soprattutto il segnale che si era arrabbiati sul serio”.

Ma la sedia in aria, non bastò.
E il suo Toro, quella finale la perse ugualmente; come era scritto nelle stelle, e nel destino di quel meraviglioso Club che forse non a caso scelse per le sue maglie il colore del sangue, come la bandiera di guerra della Brigata Savoia.
La traversa all’ultimo minuto (di Sordo, mi sembra, ma potrei sbagliare) fu nient’altro che l’inesorabile schiaffo della sorte: che a certa gente, evidentemente, non si nega mai.

Difficile non voler bene al “Mondo”.
Che aveva la vocina stridula e una carica di umanità per la quale veniva naturale di parteggiare, al di là della squadra che allenava… Un Nereo Rocco in versione moderna e leggermente più raffinata: e che (a differenza del “Paron”) era passato anche per il sessantotto, e un pomeriggio aveva simulato un infortunio al ginocchio pur di non perdersi il concerto dei Rolling Stones.

Gli piaceva essere un uomo “contro”, e la tribù del calcio gli ha voluto bene anche per questo… Perchè ci ha saputo vedere un uomo semplice e perbene, e non un venditore di fumo; un uomo più da trincea che da grandi palcoscenici, più a suo agio con gli scarponi che con l’abito da sera.
“Quando da ragazzo andavo al cinema -diceva- mi veniva naturale parteggiare per gli indiani, e mai per i cowboys”…
E non è un caso che il “Mondo” sia diventato una specie di leggenda proprio per le tifoserie più “speciali”: Quelle più sanguigne e dotate di una forte identità, tipo l’Atalanta e la Fiorentina (della quale era anche tifoso).
E, per l’appunto, il Toro. Che l’identità ce l’ha più forte di tutte.

Mi piace pensare che se ne sia andato con il sorriso sulle labbra.
Per quanti sforzi faccia, certa gente non riesco a immaginarmela imbronciata, o incattivita.
Ha combattuto la sua battaglia, il “Mondo”.
Da guerriero quale era, ben sapendo che l’avversario, stavolta, era molto più forte anche del fenomenale Ajax del 1993FB_IMG_1522309315364.
E che brandire una sedia in aria, forse, non sarebbe bastato.
Ma l’importante è stato uscire a testa alta, di fronte ai suoi tifosi.
Proprio come fece, quella sera, il suo Toro.
Marchegiani, Bruno, Annoni. Fusi, Benedetti, Cravero….

Ti sia lieve la terra.