Tag

, , , , ,

Al più bravo si può anche gridare: “ohè, troncategli una gamba!”.

Ma lo si fa a proprio rischio e pericolo.
Come quei padri di famiglia che vedevi nelle tribune dei dilettanti (adesso un po’ di meno) con la bava alla bocca e l’ombrello puntato: “rompigli un ginocchio!”. Ma anche, “spaccagli le caviglie”.
Poi, arrivò il “De-vi-moriiii-re”, cantato dalla curva intera… Lo usavano i Romanisti per Platini, quando rimaneva a terra dopo uno scontro di gioco. Gli Juventini rendevano la pariglia, con Pruzzo.
E diventò una moda, ovviamente.

Credo, invece, che si faccia miglior figura ad applaudirlo, il più bravo.
Io, lo trovo elegante. E, a voler cercare, anche un po’ consolatorio… La prodezza di un campione, in fondo, non sminuisce mai il valore della tua squadra.
Semmai, lo esalta.
Perché sei stato battuto da un fuoriclasse. Che, per batterti, ha dovuto dare il meglio di se stesso, riservando per te i suoi colpi migliori.
Tipo una rovesciata volante, che finisce all’incrocio dei pali.
Come quella che vedemmo fare a Pelè in “Fuga per la Vittoria” contro i Nazisti; e che rimase per anni nei nostri sogni di adolescenti, insieme a Sophie Marceau del Tempo del Mele… quando arriva l’amichetto con le cuffie, e parte “Reality”.
La canzone dei nostri quindici anni.

Rispettare un avversario, ed applaudirlo (quando lo merita) costa una fatica boia, ma alla lunga paga… Perché l’estetica può dare un senso compiuto alla vita, e quindi figuriamoci se non può darlo allo sport. Pur mantenendo le rivalità, le passioni e la fede anche feroce nella tua squadra: senza le quali, lo sport non esisterebbe nemmeno.
Per questo, i tifosi della Juventus F.C hanno fatto un figurone, così come lo fecero, ai tempi, quelli del Real con Del Piero.
E lo hanno fatto anche sabato scorso, rispettando e applaudendo il ricordo di Mondonico, che della loro squadra era uno degli avversari più irriducibili.
E non venitemi a dire di quei cinquanta che, magari, hanno pure fischiato… Cinquanta su quarantamila è una percentuale purtroppo fisiologica; cinquanta ebeti non si negano a nessuno, nemmeno alla discoteca, al lunapark di paese e al centro commerciale, la domenica pomeriggio.
Facendo un rapido conto gli ebeti dello Juventus Stadium costituivano lo 0,2 % degli spettatori.
Ed è una proporzione che firmerei domattina.
Perché la percentuale (nella nostra società) temo sia largamente superiore.

Ma vorrei parlare di calcio come insegnamento, stavolta.
E del suo impatto estetico, al di là di una sconfitta bruciante e netta che ai tifosi della Juve deve aver fatto parecchio male.
Ero al Museo del Grande Torino, qualche settimana fa.
Non saprei nemmeno spiegarvelo… Mi successe che davanti all’elica spezzata dell’aereo di Superga, scoppiai in un pianto dirotto.
Fu un’emozione talmente forte che non riuscii proprio a trattenermi; e a distanza di giorni, non ho ben capito se dovrei vergognarmene, o andarne addirittura orgoglioso.

Uno dei custodi del Museo mi si fece incontro, gentilissimo: “Lei è un tifoso del Toro?”, mi chiese.
“Del Torino, no. -risposi-… Del Grande Torino, si. Per forza…”

Anche la rovesciata di Cristiano Ronaldo, in fondo, è la stessa cosa.ronaldo

Annunci