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“Il Milan è andato in serie B due volte. La prima volta, pagando: la seconda, gratis.”, disse un giorno l’Avvocato Prisco, che aveva la battuta facile, e la lingua non se la mordeva mai.

Ray Wilkins, “The Razor” (”il rasoio”, chissà mai perché) arrivò dopo la seconda retrocessione; quella a gratis.
Il vecchio Milan aveva dominato la serie B, e ci voleva qualche bel colpo di mercato per risarcire l’affetto della tifoseria; capace di farne 70000 anche per vedere la Cavese, o il Campobasso.
C’era, purtroppo, un piccolo particolare: quel Milan non aveva una lira in cassa, e si meritava ampiamente la nomea di “squadra più spiantata d’Italia”… Tanto che quando Berlusconi lo rilevò, salvandolo dal fallimento, e dichiarò di volerne fare il “Club più vincente del mondo”, ci fu chi lo prese per matto.
Com’è andata a finire, beh… Lo sapete tutti.

Ma ci voleva poco per sognare, in quegli anni lì… Anni di “yuppies” e di guadagni facili in borsa: di spogliarelli da “Nove Settimane e Mezzo” e di matrimoni con Simon Le Bon, il bello dei Duran Duran.
29790593_425957617861946_1403476212889681920_n. Lui e Mark Hateley, semisconosciuto trampoliere di Portsmouth che segnò all’Inter il gol più bello degli anni’80 (insieme a quello annullato a Platini, a Tokyo).
Wilkins era un Inglese piccoletto, con un buon piede e una grande generosità: mezzala alla Xavi, con il fisico che ricordava quello di Iniesta, ma giusto per darvi un’idea. Perché le cose non sono sovrapponibili: e, in tutta franchezza, Wilkins stava a Xavi (e a Iniesta) come il Lago Trasimeno può stare al Mar Caspio.

Ma, forse, lasciò un buon ricordo proprio per quello.
Perché gli anni del “Club più titolato al mondo”, e relativa patacca sulla maglia, non erano arrivati, e i tifosi del Milan erano ancora gente di bocca buona; lo applaudirono, infatti, nella sua ultima partita in rossonero, quella dello spareggio che gli garantì l’ingresso in Coppa Uefa (quando andare in Coppa Uefa aveva un senso, e nobilitava una stagione intera).
Poi, sarebbero arrivati Gullit e Van Basten.
E Frank Rijkaard, proprio nel suo ruolo.
E del “Rasoio”, fatalmente, non se ne ricordò più nessuno.

Lo abbiamo rivisto, calvo e un po’ rotondetto, a fare il vice di Ancelotti al Chelsea, e abbiamo subito pensato a quanto fosse lontana quella stagione.
Anche Hateley ha perso tutti i capelli, e persino Gullit è ormai irriconoscibile.
Per non parlare di Joe Jordan, “lo squalo”. Che arrivò con tante promesse, ma fu un mezzo flop: “Con Jordan ci è andata male… –dissero i dirigenti del Milan- … Ma vedrete quello che abbiamo appena acquistato!”
E arrivò Luther Blissett.

Era un altro Milan, quello.
Un altro calcio e, forse, un altro mondo.
Ray Wilkins, “the Razor”, è morto ieri. Gli è stato fatale un infarto e soprattutto, dicono, la botta in testa che si è preso dopo essere caduto a terra.
Mi è dispiaciuto.
Anche perché 60 anni sono troppo pochi per morire.

Ti sia lieve la terra.

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