Per una di quelle serate ai limiti dell’inverosimile che rendono il football bello, drammatico ed esagerato: come la sua Roma di ieri sera, per l’appunto.

Ascoltavo TeleRadioStereo, ieri sera.
Una di quelle emittenti romane che parlano sempre di pallone, e si ascoltano grazie alle “app” nel cellulare.
A un certo punto, l’inviato dallo Stadio Olimpico non sapeva più che pesci prendere: “Aho’… Qua stanno tutti a piagne…”.
E ha restituito la linea allo studio.

L’ho trovato normale.
A Roma il calcio lo vivono così.
“De pancia”.
Ci mettono dentro di tutto: la battuta dissacrante e l’inno di Venditti cantato con il groppo in gola… Il “core de ‘sta città” che diventa tormento e qualche volta estasi, come ieri sera.
A occhio, Buenos Aires dovrebbe essere una città del genere. In Italia, Napoli: e Firenze, che però non ha i numeri né di Roma, né di Napoli… E figuriamoci di Buenos Aires.

Ho diversi amici che collaborano con quelle radio.
Uno è Piero Torri, che fa la trasmissione del pomeriggio ed è uno dei più amati dalla piazza.
Venne a trovarmi, e fu una cena bellissima, piena di aneddoti e di ricordi: “la Roma – mi disse – arriva agli appuntamenti decisivi, e li fallisce inesorabilmente… La sua, è una storia romantica e perdente, come solo certe squadre del Sudamerica. Ma il suo fascino, forse, sta proprio lì…”.
Parole da innamorato, più che da tifoso.

Gli ho telefonato, verso mezzanotte, ma il suo cellulare era spento: probabilmente, stava “a piagne” anche lui… 3661222_0006_champions_league_roma_barcellona.jpg.pagespeed.ce.83dneT37IO

Io me lo ricordo, l’Olimpico degli anni 80.
Quelli di Bruno Conti e del barone Liedholm, di Pruzzo e di “Farcao”. Anni di stadi pieni come uova (in barba ad ogni elementare norma di sicurezza) e di sensazioni tutte nuove: specialmente per loro, che a vincere non c’erano abituati. Perché la “Maggica” che vinceva, era davvero un’invenzione nuova: e veniva dopo decenni di stenti e di tribolazioni sportive… Gli anni di Marini Dettina, di Marchini, di Anzalone e della “Rometta”, che faceva settima in campionato: e organizzava le collette tra i tifosi per pagarsi il gasolio dell’autobus.

E mi ricordo di quella “remuntada” con il Colonia del fenomenale Littbarski: una coppa Uefa bella e lontana, come erano belle e lontane le coppeuefe degli anni 80… Quando Falcao segnò il gol decisivo, allo scadere, il boato dell’Olimpico fu qualcosa di indescrivibile, anche alla tv.
O la semifinale drammatica con il Dundee United, in Coppa dei Campioni: quegli scozzesoni in maglia arancio, e quel loro allenatore che per tutta la partita ripeteva la giaculatoria “Italian bastard people”, convinto che il due a zero dell’andata sarebbe bastato e avanzato.
Gliela rimontarono, invece. In un pomeriggio pieno di sole e di sogni: Pruzzo, Pruzzo, e il povero Di Bartolomei su rigore… Incasso folle di un miliardo e mezzo di lire, record per l’epoca.
Poi sarebbero arrivati il Liverpool e Grobelaar, il portiere clown. La notte prima degli esami di Venditti e la sconfitta piu crudele della storia del calcio: e seguiranno polemiche infinite, perché Roma è questa.

È finzione e realtà. Commedia e tragedia… Ridere e piangere, nell’arco di novanta minuti.
Che è, più o meno, la durata di un melodramma.

Complimenti, Maggica Roma.