Ad alcune squadre di calcio bisogna essere riconoscenti.
E di qualcuna di esse, alla fine, ne siamo un pò tutti tifosi.

Succede quando le suddette squadre di calcio smettono (paradossalmente) di essere semplici squadre di calcio e diventano qualcosa di più importante, e di più profondo.

L’Atletico Piazze è una di queste squadre qui: anche perchè pochissimi Club vantano una storia come la loro, e possono esibire una simbiosi così stretta con la propria gente ed il paese che rappresentano… San Quirico, direi. Asciano e anche Foiano. Ma con ben altri numeri, perchè Piazze è un posto piccolino, e persino un pò isolato.

Con l’Atletico Piazze noi ci abbiamo combattuto forte, negli anni ’70 e ’80: anni di terze categorie mirabolanti e di battaglie furibonde… All’Armando Picchi li menavamo noi; al Dei Mulini ce le restituivano loro, con ingenti interessi.
Però, c’era un rispetto enorme: noi avevamo Fulvio Benvenuti, loro Giorgio Canuti (i due “universali” più spettacolari dell’epoca), ed era un privilegio vederli giocare lì, davanti a noi.

Era gente che capiva di football, a Piazze, e stravedevano per il nostro Lello Casini (che chiamavano “Nello”).
Un bel giorno che ci presentammo con Lello in panchina, se n’ebbero quasi a male. Un loro dirigente, alla fine, prese in disparte il nostro allenatore: “sappia che ci ha rovinato il pomeriggio… -gli disse tutto amareggiato- … c’era un sacco di gente che era venuta solo per vedere Nello”.

Domenica scorsa, l’Atletico Piazze ha sostituito il portiere titolare con il portiere di riserva, a dieci minuti dalla fine.
E fin qui, niente di strano.
Se non fosse che il portiere di riserva in questione si chiama Matteo Pinzi; e due anni e mezzo fa, difendendo da titolare la porta dell’Atletico, subì un infortunio di quelli drammatici.
Che, all’epoca, ci tenne tutti con il fiato sospeso. Perchè questo ragazzo fu ricoverato in ospedale, e si temette persino il peggio, perchè la botta in testa che si prese durante un fortuito incidente di gioco fu brutta per davvero.

Matteo, invece, ne è uscito bene.
Con la grinta del campione e la fierezza del fuoriclasse, nonostante la visibilità dell’occhio destro ne sia risultata parzialmente compromessa.
Si è ricordato di quel drammatico Piazze-Terontola, ma si è ricordato soprattutto che è, e rimarrà sempre, un giocatore dell’Atletico.
Cosi, ha voluto tornare al suo “Dei Mulini” da protagonista.
Lo ha fatto domenica, con il suo caschetto protettivo alla Peter Cech, e durante una partita nemmeno banale: perchè il suo Piazze gioca per i playoff di seconda categoria, e l’avversario (il Palazzo del Pero) è in piena lotta retrocessione. E il risultato era in assoluta discussione, perchè si era sul 4-3, che poi è stato anche il punteggio finale.

L’Atletico Piazze, quindi, si è preso i tre punti, e qualcosa di più.
La conferma che è un Club unico nel suo modo di concepire il football, e quello che gli sta intorno. E al quale tutti gli sportivi devono, in un certo modo, essere grati e riconoscenti.
Perchè è il Club che ci ha fatto conoscere il talento di Totò Calabrò e di Beppe Ferraro. Di Beppe Voci, Malandrino e D’Ignazio… Della coppia gol più fantastica di sempre, costituita da Valerio Rossi e Dario De Santis.

Un campione vero.
Vorrei avere un decimo del suo carattere.

pinzi

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