Aveva un nasone un po’ adunco, e le gambe storte. Era rimasto in disparte fino ad allora. Quando la palla è entrata in rete, ha alzato le braccia. Poi, ha sorriso e se n’è andato. Mi è sembrato felice.

“Che c’è di strano, siamo stati tutti là”, cantava Roberto Vecchioni in “Luci a San Siro”.
Forse, la sua canzone più bella.

Adesso, siamo rimasti in pochi.
Quattro gatti, a dirvela tutta. Però, ieri eravamo davvero tutti là.
A celebrare l’appartenenza ad un paesello che sta scomparendo. E che non è più nemmeno il pallido riflesso di quello che abbiamo abitato da bambini.
Ma che cerca, con tutte le sue forze (anche con il football di terza categoria) di non rassegnarsi alla sua morte.
Annunciata.
Come per tutti i paesi, d’altronde.

C’erano davvero tutti, ierisera.
Insieme a quei ragazzi che hanno fatto un baccano del diavolo, e che a un certo punto hanno quasi divelto la recinzione, nella voglia di abbracciare i loro campioncini.

Io, pensate un pò, ho visto Don Silvano.
Era lì. E quando i toni si sono alzati è intervenuto da par suo: e ha minacciato se qualcuno, per caso, non volesse passare per “Nocchineto”.
C’era Passerotto, al bar, che serviva il caffè e ogni tanto usciva dal gabbiotto per controllare la partita… Davanti aveva Memmino, con la vocina tutta scandalizzata per quello che era successo in Inter-Juve, e il Bobo che inveiva contro l’arbitro.
Il Papino, ovviamente con la radiolina incollata all’orecchio; poi c’era Franco Pavolucci, la “Tenta”, che osservava i movimenti dei difensori. E Massimo Giannettoni, in silenzio, attento ad apprezzare gli spunti degli attaccanti.
Fiacca, con il ditino alzato, stava spiegando a Paiola perché il risultato ci fosse sfavorevole. Giancarlo di Genova sembrava poco convinto; Dino Testallegra, da una parte, fischiettava.
Poi Vincenzo, Rivo e Elvio; davano occhiate distratte, e si informavano su quando finisse la partita. Che prima di cena, c’era ancora tempo per un briscola-tresette.

Adon è arrivato a partita iniziata: ha dovuto fare la fila alla biglietteria, con Sergino che non trovava gli spiccioli. E con Brunero, al quale cadeva il portafoglio in terra di continuo.
C’erano il Tracoma e Germano Cencini, che non si capacitavano di tutta quella gente… Anzi, si domandavano sul perché in quel posto si ostinassero ancora a giocarci a pallone, anziché destinarlo alla coltivazione delle patate (o altri prodotti agricoli). Mario di Fagiolo scuoteva la testa. Ed era, più o meno, della stessa opinione.
C’era, casualmente, il Professor Nenzi, e si lamentava che al bar servissero Cocacola anziché pregiato cognac. Poi è arrivato Lillo, con la maglietta “OrciaMobili”, reduce da cento chilometri in bicicletta.
Gianni Bruni, da qualche parte, urlava contro qualcuno.
Ho visto anche Primetta, seduta in un angolino. E con lei c’erano Enrica, e Chiara e Rossanina. E nel grottone c’era Ciccio Canestrelli che mangiava semi a ripetizione. Ivan e Marcello Canapini… Bucarino, Gilberto, Carnera, Silvano.
Anche il Negus… Ma anche lui sembrava non capirci molto.

Poi, Giova ha segnato il 3-2 all’ultimo minuto, ed è venuto giù il campo sportivo.
In quel momento, ha fatto capolino, dalle scalette della parte opposta, un tale.

Aveva un nasone un po’ adunco, e le gambe storte. Era rimasto in disparte fino ad allora.

Quando la palla è entrata in rete, ha alzato le braccia.
Poi, ha sorriso e se n’è andato.

Mi è sembrato felice.

31693081_1483963941715703_6991439372928535390_n