L’olocausto del calcio avvenne il 29 maggio 1985.
Trentatre anni fa.

E chi c’era, ricorda sicuramente che non fu solo una strage.
Fu, piuttosto, una roba da film horror… Tipo quelle inquadrature dove c’è un prato verde, una famiglia felice e bambini che giocano.
Poi arriva lo psicopatico, e succede l’inferno.
E successe esattamente questo.

Un prato verde. E gente felice.
Quelli erano, per noi, gli anni ottanta.

Che avevamo l’età della giovinezza, e ci pareva realmente di vivere nel migliore dei mondi possibili: perché c’erano il Drive In, e i Duran Duran. Pippo Baudo che imperversava il sabato sera e Arbore, con “Quelli della Notte”, che ci faceva tirar tardi davanti alla tv (ed era una novità anche quella). C’era Kim Basinger che si spogliava, Gorbaciov che sembrava davvero un brav’uomo e gli Europe: ricordate quei capelloni scandinavi? Quelli della famosa canzone “The final countdown” (parapa-ppa-parapa-ppappà).
Finì tutto quella sera, a ripensarci bene.
La nostra innocenza fu spazzata via da quelle immagini : da quell’abisso di orrore, spiattellato in diretta tv.

Io, me lo ricordo come fosse ora.

Era una serata come quelle di adesso.
Dolcissima, calda e quasi estiva, e anche l’attesa della partita era enorme.
In quel senso non è cambiato poi molto, quando c’è di mezzo la Juve… Metà Italia ci spasima dietro, e l’altra metà fa il tifo per gli avversari.
Succedeva così anche allora: però la gente era meno “cattiva” di adesso, anche nel tifare contro.
E se la Juve perdeva, diventava anche quello un pretesto per farsi quattro risate: si organizzava un funerale con tanto di chierichetti, cassa da morto e giaculatorie in pompa magna. E (se aveva senso dell’umorismo) si chiamava pure il prete… Quando persero ad Atene contro l’Amburgo, due anni prima, ne facemmo uno che ci venne benissimo.
Così bene che pur di non perdersi lo spettacolo, parteciparono persino diversi tifosi bianconeri.
Poi, bevemmo birra tutti insieme.
Al bar.

L’olocausto dell’Heysel ci trasportò nel giro di poche ore in un’altra dimensione.
In pratica, fu la fine della nostra innocenza.
Lo capimmo fin dalle prime, lattiginose, immagini dallo stadio.
Erano le sette della sera, più o meno.
Non c’era Sky, e nemmeno le duecento televisioni che adesso hanno l’abitudine di seguire l’evento passo dopo passo, fin dalla mattina.
C’era Bruno Pizzul, che descriveva un’atmosfera che si fece quasi surreale.
Poi vedemmo le tribune svuotate e la gente che scappava.
Il massacro si era compiuto, ed alcuni avevano i vestiti insanguinati, e parevano inebetiti.

E fu proprio in quell’istante lì, vi dicevo, che finì la nostra innocenza.

Perché scomparve improvvisamente l’urlo di Tardelli, e Pertini che saluta dalla tribuna.
Scomparve Fonzie, che faceva “ehi” con il pollice alzato: scomparvero Supergulp, Goldrake e i cazzotti di Bud Spencer e Terence Hill.
Scomparve l’Almanacco Panini, il Guerin Sportivo, Ciao 2001 e l’acuto di Rogers Waters in “Confortably Numb”… Sophie Marceau che gli mettono le cuffiette in testa e parte “Reality”; Gilles Villeneuve con la sua Ferrari numero ventisette e Nando Martellini che dice tre volte “Campioni del Mondo”.. E scomparvero “Luna” di Gianni Togni, “Figli delle Stelle” di Alan Sorrenti, Alberto Camerini e i Righeira.

Finì tutto quella sera, in verità.
E chi quella sera l’ha vissuta, se lo ricorda benissimo.
E a distanza di anni, rabbrividisce. Soprattutto quando, dalle curve, partono i cori che ne infangano il ricordo.
Come fanno con Superga. O con il Vesuvio.

E, allora, sussurra una preghiera.
Dedicata agli angioletti dell’Heysel.FB_IMG_1527594714011.jpg

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