Alla fine, qualcosa ho guardato.

Anche se, come protesta verso il mondo intero, mi ero ripromesso di disinteressarmene… Niente da fare: il Mondiale è un evento troppo “Mondiale” per poter far finta di niente; come le Olimpiadi, che alla fine un’occhiata ce la butti sempre.
Ma, come succede alle Olimpiadi, un conto è avere l’Italiano in gara per una medaglia, e allora diventa imperdibile anche il tiro al piattello.
Se l’Italiano non c’è, ti assale quel senso di frustrazione; tipico di quando le gioie toccano agli altri, e tu puoi solo guardare.
Sensazioni già vissute, da piccoli, al luna park, quando i nostri due, tre gettoni finivano in un batter d’occhio, e dovevi restare a guardare gli altri che si cozzavano allegramente all’autoscontro. C’era il figlio del giostraio che aveva un fenomenale marchingegno in plastica: e inserendolo nella gettoniera della macchinina poteva salire e scendere, a suo piacimento.
Era un privilegio pazzesco, a otto anni.
Noi, infatti, odiavamo profondamente quel bambino.

Così come sono arrivato ad odiare (sportivamente parlando) i nostri fenomenali calciatori.
Dal 13 novembre 2017, li ho cancellati tutti, nessuno escluso: senza distinzione di età, razza o appartenenza: Buffon, Darmian, Verratti, De Rossi, Parolo, Immobile e compagnia bella.
E altrettanto risolutamente, non sono mai stato iscritto al partito “impicchiamo il ct”… Che Ventura non fosse un’aquila, me ne accorsi nel 99-2000 quando con la Samp fece quinto in serie B (e ne passavano quattro). Ma per fare uno straccio di gol alla Svezia, pensavo non ci volesse Von Moltke.
Di quella nefasta sera ricordo chiaramente il telecronista RAI, a dieci dal termine: “Ecco il CT della Svezia che manda in campo Rohden per rinforzare la sua squadra…”.
“Chi è questo Rohden?”, domandai a quello che mi stava vicino di sedia,
“Una mezzala, credo… –mi rispose- …gioca nel Crotone, ma non da titolare.”.
Lì capii che Ventura, scarso quanto volete, sarebbe stato per i nostri campioni un parafulmini perfetto.

La Svezia, la guarderemo oggi.
Magari farà pure bella figura; come l’hanno fatta Islanda, Messico e Svizzera. che hanno stupito persino la Gazzetta dello Sport… Eppure, succede sempre così, ad ogni Mondiale: e ogni volta mi capita di stupirmi del loro stupore. Nel 78, per esempio, eravamo tutti stupiti del Peru e della Scozia: nell’82 del Camerun e nell’86 della Danimarca. Nel 90 ci stupì la Colombia e nel 94 la Nigeria.
Poi, tutto questo stupore finiva sempre agli ottavi di finale, massimo. Mentre vincevano spesso la Germania, il Brasile, e un paio di volte persino noi.

Guardando la Svezia, però, penserò anche al primo provvedimento che avrei adottato se mi avessero eletto Presidente della FIFA, al posto di Infantino.
Una specie di “Flat-Tax” (visto che va di moda) applicata in maniera proporzionale agli ingaggi dei calciatori che non si sono qualificati per il Mondiale, e che pressappoco avrei pensato così: se giochi nella nazionale di Andorra e non superi le qualificazioni, lo consideriamo quasi normale, e la “Flat Tax” sarà giusto una roba simbolica (diciamo uno 0,5 %).
Ma se, putacaso, giochi in una Nazionale di alto livello, la tassa aumenta esponenzialmente, a seconda del grado di prestigio e di importanza che riveste quella squadra nel consesso internazionale.
Quindi, per un calciatore dell’Italia quattro volte campione, il non partecipare ad un Mondiale dovrebbe corrispondere ad un taglio all’ingaggio (nel proprio Club di apprtenenza) come minimo del 60-70%.

Da decidere, semmai, come utilizzare i proventi di questa “Flat-Tax”..

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