Tag

, , , , ,

Vista l’esplosione di felicità degli Inglesi, nei pub, dopo il rigore di Dyer?
Ecco.
E’ quello che ci hanno rubato quegli inveterati ladroni (sissignori, ladroni) dei nostri miliardari.
Ladroni di emozioni, e di sogni; che adesso sono a Honolulu, o ad Acapulco, ma tra poco purtroppo torneranno sulla scena… E io non ho veramente nessuna voglia di rivederli. Nè loro, nè le loro beatissime facce da schiaffi, nè i loro poderosi muscoli pieni di disegni tribali e tatuaggi.
Immobile, De Sciglio, Darmian. E poi Bonucci, Candreva, Il Gallo Belotti, Parolo… Per carità di Dio.

Ci sarebbe voluto uno come Boniperti, per metterli al loro posto.
Sti fenomeni.
Perché Boniperti era calciatore come loro (pardon… Nessuno di questi eroi appena citati, vale un’unghia del Boniperti calciatore); ed in ragione di questo, avrebbe saputo dove colpirli.
Nel portafoglio.
Come successe a lui, nel ’76, quando la Juve perse un campionato quasi vinto e i suoi calciatori reclamarono comunque un aumento: “l’aumento se lo meritano loro, che hanno vinto lo scudetto” – disse indicandogli il poster del Torino- “Mentre per voi, quest’anno, lo stipendio è dimezzato.”

Altri tempi, intendiamoci,
Dove non esistevano le recompre, i diritti e gli obblighi di riscatto. Soprattutto, non esistevano gli Agenti Fifa, i Subagenti Fifa e i Procuratori.
E infatti, arrivati quelli, sono spariti i Boniperti.
E con lui, i Parola, i Vykpalek, i Trapattoni, i Nereo Rocco… Poi sono spariti Riva, Rivera, Mazzola, Facchetti, Antognoni e tutti gli altri.
E siamo rimasti con i fenomeni di adesso.
Che vanno fuori dal Mondiale, ma bussano comunque a quattrini, e li ottengono. Perché Raiola è uno che “sa fare bene il suo mestiere”.

Ha compiuto un’età rispettabile, Boniperti: 90 anni tondi, proprio ieri.
Un’età dove, in genere, non ti vengono più a cercare, perchè la memoria, e la lucidità, non è più quella dei giorni migliori.
Invece, l’intervista che gli hanno fatto è bellissima; ed è bellissima perchè le sue parole ti colpiscono, nella loro disarmante bellezza.
E perchè con Boniperti qualsiasi appiglio è buono per volare altissimo, con quei ricordi che toccano vette addirittura vertiginose: adoro sentirlo parlare di Sivori e di Charles, di Praest e di John Hansen… Di Valentino Mazzola (“il più grande di tutti”), di Skoglund e di Angelillo. Del Grande Torino, di Pelè e di Armando Picchi.
Mi viene addirittura da piangere se li paragono alla pochezza di Verratti, di Insigne e degli attuali eroi che, da Formentera, continuano ad occupare le pagine sportive.

Mi dispiace, semmai, che quando si parla di Boniperti scappi sempre fuori quella frase che dovrebbe celebrarlo e che invece, a ripensarci, è forse la più infelice tra tutte quelle che possono rappresentarlo.
Perché è innegabile che vincere “è l’unica cosa che conta”: ma a forza di ripeterlo così ossessivamente (e scriverlo persino sul colletto della maglia) si perdono di vista tutte quelle cose che, invece, fanno la vera differenza, quando si parla di pallone.

Perchè, paradossalmente, fu proprio la “sua” Juve degli anni ‘70 (quella che Boniperti costruì pezzo per pezzo) a dimostrare al mondo intero l’esatto contrario.
E cioè che esiste la vittoria; ma che ancora più importante è il “come” si ottiene quella vittoria.

E successe una notte del 1982, al Santiago Bernabeu di Madrid.

Tra i più grandi di tutti i tempi.

Auguri, Presidente.DELPIERO