A Carlo Vanzina non ho perdonato “Vacanze di Natale 27”, ammesso ci sia stato.FB_IMG_1531206590301

Come non ho perdonato a Paolo Villaggio le salivazioni azzerate di Fantozzi anche quando non facevano più ridere: gli ultimi tre-quattro album ad Antonello Venditti e il finale di carriera in India ad Alex Del Piero.
Sui primi due “Vacanze”, invece, nulla da eccepire… Quello ambientato in America, dove De Sica fa il prete burino, e soprattutto l’altro: quello delle vacanze a Cortina, con Claudio Amendola, Karina Huff, Toninho Cerezo che dorme (perché è un professionista) e “anche sto Natale se‘o semo levato dalle palle”.

Può darsi, però, che la cosa sia scappata di mano anche a lui.
D’altronde, nulla è più efficace del cinema (e della televisione) se si vogliono analizzare i cambiamenti di una società, a cominciare dal linguaggio…. Gli anni 70 erano finiti, e il cosiddetto “riflusso”, con il senno di poi, aveva già cominciato il suo effetto “pac-man”: i Vanzina furono tra i primissimi a raccoglierlo, quel linguaggio. Se lo trovarono in mano: lo tradussero, lo codificarono e con quello rivoluzionarono il cinema italiano, relegando in soffitta Gloria Guida e Alvaro Vitali. La Fenech nella classe dei ripetenti e Maurizio Merli, che combatteva la malavita con grande spreco di pomodoro.

Cominciò tutto li.
Cominciarono (con i Vanzina) gli anni 80.
E con loro fu creato un genere, parente abbastanza prossimo del “Drive In” e dei programmi che sbancavano nelle reti Mediaset (allora si diceva “Fininvest”) . Una specie di acquario dove sguazzavano Boldi, Ezio Greggio e Jerry Calà che canta “Maracaibo-Mare-Forza-Nove”. Il “Paninaro”, il “Bocconiano” il “Tenerone”, Pistarino autista di pullmann, Faletti fan di Celentano e tutta la varia umanità possibile e immaginabile. Addirittura Has Fidanken; che non voleva dire niente, ma divenne uno slogan…. E forse la ragione del successo fu proprio perché non voleva dire niente, come il Cacao Meravigliao di Arbore.
Ricordo un telefilm (oggi si direbbe “serie tv”) che si chiamava “I ragazzi della III C”: andava su Canale 5 ed era recitato da cani. Ma ebbe ugualmente ascolti pazzeschi, e divenne una specie di “cult”.
Così come “Yuppies”, “Via Montenapoleone”, “Sotto il Vestito Niente” e tutto l’armamentario di un’Italia craxiana “sempre meno contadina e sempre più figli di puttana”, come chiosava Luca Barbarossa: che voleva vedersi (anche al cinema) rampante ed edonista come il “Dogui” Milanese e non più sfigata e scorreggiona come Bombolo.

Confesso che mi faccio delle gran risate a rivedere i primi due “Vacanze”. Come mi succede con molti film di Totò, e con i “Trinità” di Bud Spencer e Terence Hill.
Però, da quei due film in poi, l’effetto “pac-man” di cui sopra è andato molto oltre gli anni’80, dove, almeno, potevamo accampare l’alibi di essere stati colti di sorpresa.
Ed il brutto è stato proprio scoprire che il cosiddetto “Cinepanettone” ha continuato a fare successo anche quando non faceva affatto ridere, e quel successo non se lo meritava più; con le vacanze a Miami, a New York, in India, ai Caraibi dove non c’è più spazio per Cerezo che dorme (e che era comunque una signora battuta). E dove ci sono, invece, tutti quelli dell’ Isola dei Famosi e del Grande Fratello: che sono l’equivalente del Drive In, del Pranzo è Servito e di Ok Il Prezzo è Giusto di quei tempi lontani.
E che ci fanno capire quanto, negli anni 80, ci avessero visto lungo.

Ma di tutto questo, siamo noi i responsabili.
Carlo Vanzina c’entra poco, o niente.

Riposa in pace.

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