Ci si divertiva a stare in tv, Ivan Rencinai.

Soprattutto, si divertiva a star dietro alle partite, al pallone e alla gente che gravitava intorno a quel mondo.
Si divertiva un po’ meno quando capiva che in quel mondo c’erano (e ci sono ancora) anche un bel po’ di fanatici. E di gente assai frustrata che si prendeva un po’ troppo sul serio, evidentemente.
Di quelli che quasi ti metterebbero le mani addosso, se non si sentono dire che il risultato è stato ingiusto, che l’arbitro era un farabutto, e i tifosi dell’altra squadra, una selva di maleducati.

Ivan, invece, non era né ruffiano, né compiacente. E nemmeno troppo diplomatico.
Era, piuttosto, un tipo alla Bertoldo. Scaltro, ma sincero; con la lingua lunga e la battuta pronta… Che talvolta poteva risultare un pò greve. Perché si sentiva orgogliosamente “della Chiana”, e non faceva nulla per nasconderlo.
Come quella volta che gli chiesi, in diretta, un parere sulla prestazione di un tal centravanti. La sua risposta fu spiazzante: “Fossimo stati a trebbiatura –disse- lo avrebbero messo alla lolla…”.
E fu proprio grazie a queste battute, che divenne popolarissimo
Quando commentava il “suo” Sinalunga, ovviamente. Ma anche il Bettolle e la Sansovino; il Trequanda, il Petroio e il Rigomagno.
E anche la Festa de l’Unità di Rigaiolo o la Maggiolata di Lucignano, perché Ivan non era tipo che si risparmiava, o che la facesse cadere dall’alto.
“L’importante è avvertire Cannellone, che deve fare la telecronaca” si preoccupavano quelli della Giostra di Montisi.

Ivan stava a Tele Idea, e al calcio dilettanti, esattamente come i personaggi di 90 Minuto stavano alla Rai degli anni ’70-80. E diventò un punto di riferimento per la gente che lo seguiva dalla tv, molto più riconoscibile e popolare degli esperti in giacca e cravatta.
Lo volli con me, al “Circolino”: che nacque con lui e con Giuliano Giuliotti. I due erano affiatatissimi, anche nella vita; e con loro cercavo un effetto “Stanlio e Ollio” che, infatti, non fu difficile ottenere.
Il programma (erano gli anni ’90) ebbe un successo addirittura sbalorditivo, che andò oltre le più rosee previsioni. Ricordo le sigle d’apertura, che erano veri e propri cortometraggi… Ivan ci si divertiva come un matto; una volta faceva il barista, poi il muratore e una volta persino il top-model. Era un personaggio al quale la gente voleva bene, e lui sapeva stare al gioco con intelligenza, senza prendersi troppo sul serio.
In questo, assomigliava al mio Mario… Mario Parri, dico.

La famosa “cignata” di Panfi, invece, non la troverete in nessuna telecronaca.
E’ una di quelle leggende metropolitane, come l’uccello della Signora Longari che Mike Bongiorno non si sognò mai di dire: però ci dà la misura della popolarità del personaggio, che alla fine entra addirittura a far parte della nostra memoria collettiva.
E’ vera, invece, quella dei “500000 spettatori, oggi, al Carlo Angeletti”. Ed è vera anche quella del Giuliotti; che gli sostituì, nella distinta di gara, i nomi dei panchinari del Lanciotto Campi.
Il 13 era “Mefistoffelissi”, il 14 “Martirorannaloina”, e così via.
“Mah…Speriamo che l’allenatore non debba ricorrere a troppe sostituzioni”, osservò, atterrito, Ivan.

Se n’è andato ieri, Ivan Rencinai.
Non lo vedevo da molto tempo; mi hanno detto che era impegnato in una battaglia lunga e difficile. E che alla fine non avesse più le armi, né la voglia, di combatterla fino in fondo.
Succede anche questo, purtroppo.
.
Mario.
Poi Marco Agostinelli, poi Giuliano. E adesso Ivan.

Che quando ci penso, mi viene in mente una poesia di Hermann Hesse.
“Le tante croci stanno sul margine lucente della nostra via.
E piove e nevica.
E il vento viene e va.”

Ti sia lieve la terra.REN 2000ù

Annunci