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Vincere un Mondiale è roba forte.
Per uomini straordinari.

Anche se poi la nostalgia prende il sopravvento: e quelli del 2006, per esempio, ci sembrano molto meno straordinari degli eroi di Spagna 82. Ma più dei Tedeschi del 2014: e degli stessi Francesi, campioni appena due mesi fa.

E’ sparita l’epica, ecco il problema.
E con l’epica, è inevitabilmente sparito tutto quello che di magico si portava dietro il gioco del calcio: quelle robe tipo la difesa della Juve.
Sissignori. Parlo di quella Juve lì… Con le righe sottili e il numero bianco inserito nella toppa nera.
Che vi piaccia o no, quella sì la Juve più forte di tutti i tempi: con buona pace di Buffon e Del Piero, di Nedved, Vidal e Pogba. Di Dybala e CR7.

Quella difesa era sensazionale, anche all’altoparlante.
Forse un filino sotto a quella di Sacchi e Capello, nel Milan degli “Invincibili”. Che complessivamente era addirittura migliore, ma che non ebbe mai il privilegio di diventare “filastrocca”, come toccò invece a loro, e alla Grande Inter del Mago (Sarti, Burgnich, Facchetti…).
Logico che a questi particolari ci stavamo attenti, quando eravamo ragazzi: “Zoff-Gentile-Cabrini” era in effetti una poesia bellissima, con tutti gli endecasillabi al loro posto.
Quasi una locandina da film, di quelli che andavano tanto di moda. D
Dove c’era sempre un buono (Scirea, ma anche Zoff). Un brutto, ma più spesso un bello: bello come il biondo Morini, ma soprattutto come Cabrini, quando arrivò a soffiare il posto a Cuccureddu.
E c’era anche un cattivo. E quel cattivo era Claudio Gentile, detto “Gheddafi”: perché era nato a Tripoli, il 2 settembre 1953, e nell’almanacco Panini era l’unico a vantare questo “cotè” esotico… Lui, e Desolati della Fiorentina: che invece era nato a Genk, in Belgio. Babbo minatore ed emigrante, probabilmente.

Ma Desolati ce lo ricordiamo poco.
Gentile, invece, ce lo porteremo dentro per sempre. Perché a un certo punto ci fu bisogno di lui, per vincere quel Mondiale lì… Quello degli uomini straordinari.
Per sistemare ben bene Sua Maestà Zico e mettere a cuccia il grande Diego Maradona, “El Pibe de Oro”: nelle due marcature a uomo più celebri della storia del calcio. Che oggi ci appaiono fin troppo truculente, e (applicate al football attuale) comporterebbero l’espulsione diretta dopo nemmeno un quarto d’ora.
E noi a dire di no: a difendere fino alla morte Claudio Gentile. Lui e quelle maglie numero dieci strappate, simbolo del nostro trionfo. E financo a ribadire l’estetica della guerra, quella autentica: quando non esistevano i fucili, e i cavalieri combattevano a fil di spada: e vinceva sempre il più valoroso.
Nessuno era più valoroso di Claudio Gentile. Campione del Mondo nelle notti di Spagna 1982.
E poi campione di tante altre cose: con quella Juve lì, che fu la Juve più forte di tutti i tempi.

Poi, lo sbatterono fuori dall’Under 21. Fino ad emarginarlo del tutto, roba di una decina di anni fa.
Il motivo non si è mai saputo; qualcuno lo spiega con il carattere dell’uomo, poco disposto ai compromessi con un ambiente che invece è corrotto dalle fondamenta. E anche per questo (ma non solo) sta ormai scivolando nel terzo mondo calcistico.

Io, Gentile, me lo ricordo ad una trasmissione televisiva, giusto un paio di anni fa: dove lo riempirono di complimenti e alla fine gli fecero vedere la sua maglia bianconera… La numero due: quella con le righe sottili, il numero bianco sulla toppa nera e lo scudetto cucito sul petto.
E stavolta, il vecchio guerriero non riuscì a trattenersi.
“Voi non potete nemmeno immaginare cosa possa significare questa maglia…” , disse.
E scoppiò a piangere.

Mi parve un uomo semplice, e perbene: e pensai subito a quale abisso di infelicità si fosse ormai ridotto il nostro calcio.
Talmente infelice da fare del male anche ad un campione così.
Così straordinario.

Tanti auguri, Claudio Gentile.

 

 

gen

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