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Scrissero una piccola pagina di storia sportiva, quella sera.
Perché Roma fa anche di questi scherzi.

E figuriamoci se di mezzo c’era Francesco Totti: “er” Capitano.

I più disincantati dicono che deve essere per quello che non vincono mai.
E, sempre per quello, mettono nell’albo d’oro solo cose “de core”… Quelle dove ci si emoziona molto: ricche di lacrime e sentimento ma povere di metallo (inteso come coppe da alzare al cielo).
Un tifoso mi disse, una volta, che il suo ricordo più bello fu quando fecero la partita d’addio a Bruno Conti, e allo stadio c’era più gente della Finale di Coppa Uefa che avevano giocato qualche giorno prima.
Mi parve una “boutade”.
E invece lì dentro c’era tutta Roma. E la sua magia.

Non torneremo, allora, sul campione che tramonta, e diventa “ingombrante”, suo malgrado: lo abbiamo già detto e ripetuto millanta volte, anche quando il benservito toccò a del Piero,o Paolo Maldini… Il mondo è diventato cinico, ormai, e lo sport non fa che seguirne le regole.
Però, quella sera Totti commosse tutti.
Anche Repice si emozionò forte, alla radio. E Caressa lo definì “il più grande artista del calcio italiano di tutti tempi”.

Ora, non saprei dare una definizione precisa di “artista”, nel pallone.
Mi viene in mente Rivera, per esempio.
Ma va detto che Rivera giocava in tempi di minore esposizione mediatica: le partite alla radio nel pomeriggio, la Domenica Sportiva dopo lo sceneggiato, e poi tutti a nanna.
Totti, invece, ha attraversato il momento nel quale il calcio ha smesso di essere uno sport e si è annacquato nello spettacolo, se non nel puro ’intrattenimento: quello del gossip e delle azioni rallentate con le musiche in sottofondo. I “Calciatori Brutti”, “La Fatica di essere Bomber” e i social network che fanno il controcanto.
L’ultima partita di Rivera fu un Milan-Bologna che valeva la “stella”: gli misero un megafono in mano per convincere alcuni tifosi riottosi a tornare sulle tribune, dopo che per il troppo entusiasmo avevano invaso il campo da gioco.
E fu tutto lì.

Poi, ci sarebbe Baggio.
Che come artista valeva Totti; ma che di Totti è durato molto meno.
Baggio, per quanto fantastico, era però campione più “freddo”. E quando ha smesso, non ha trovato una città intera che piangeva per lui: giusto un paio di giri di campo a Brescia, che è dieci volte più piccola di Roma.
Solo Firenze gli ha riservato l’amore autentico che non ha poi trovato né alla Juve, né all’Inter né al Milan; ed è per questo che il Baggio iconografico indossa la maglia azzurra della Nazionale, e non del Club di appartenenza.
Solo a Pablito (e in parte a Zoff) è toccata la stessa sorte..

In Nazionale, Totti dava l’idea di giocarci un po’ controvoglia: come se quel rapporto così viscerale con la sua città (e il suo popolo) pretendesse una specie di esclusiva.
Che qualcosa, alla fine, gli è pure costata… Perché la lucentezza di una stella si misura solo nella ribalta internazionale: E lì, il Totti “Romano de Roma” finisce inevitabilmente per fagocitare il Totti in maglia azzurra, con la quale ha comunque pur vinto il Mondiale del 2006
Ma i posteri, probabilmente, saranno più indulgenti di molti contemporanei: e guarderanno a quella bacheca invero povera di trofei più meritevole dei tanti successi che il campione non ha ottenuto.

Ma quella sera, Totti (e il suo popolo) scrissero una pagina di storia calcistica.
Una pagina che ricorderemo per chissà quanto tempo.
Utile per ribadire una volta di più che vedere solo un pallone che rotola è come non vedere niente, anche in questi tempi foderati di cinismo.
Soprattutto, che il calcio sono queste cose qui.
E chi non lo capisce, non sa cosa si perde.

Buon compleanno.42612082_1695585637220198_2231698898588532736_n

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