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Quelli come Ivanhoe Fraizzoli, sulle squadre di calcio, non ci speculavano mica.

Forse perché appartenevano, come si diceva una volta, ai cosiddetti “uomini d’altri tempi”.
E che a queste robe “d’altri tempi”, ci tenevano, fino a farne un punto d’onore: e infatti, l’Inter che lasciò nelle mani di Pellegrini (esattamente trentacinque anni fa) era un’Inter modesta e poco vincente, ma non aveva una lira di debito. In ossequio a quella regola in uso tra i galantuomini che imponeva di lasciare le cose meglio di come si erano trovate.

Lasciò ad Ernesto Pellegrini: uno di quei Milanesi svegli che all’epoca creavano un impero partendo dal niente (mentre Fraizzoli, ricco lo era diventato grazie al matrimonio): la “Pellegrini Overseas” si era fatta largo nel catering, che era un settore in via di esplosione, e ne era diventata in breve una specie di colosso. E siccome aveva anche l’appalto delle mense FIAT, venne presa per buona la battuta, probabilmente apocrifa, attribuita per anni all’Avvocato Agnelli: “Toh… Il nostvo cuoco è diventato pvesidente dell’Intev”.

Fraizzoli era un uomo di straordinaria bontà, e generosità. Il suo nome, così romantico, contrastava con quella mole che richiamava John Wayne, più che lo spadaccino di Walter Scott.
Volle comprarsi l’Inter del dopo Moratti, e lo fece con l’animo del miliardario che si toglie la più classica delle soddisfazioni. Arrivò, purtroppo per lui, fuori tempo massimo: il decennio d’oro delle Milanesi stava finendo, e gli anni’70 annunciavano il monopolio della Juve, che si sarebbe pappata tutto, lasciando sulla tavola giusto le briciole.
Ma tutto il calcio stava cambiando, e la stagione dei Fraizzoli volgeva ormai al termine. Che dei loro Club erano prima di tutto tifosi, e innamorati, e solo in seconda battuta si ricordavano di esserne anche Presidenti. “Me, mi dovrete mettere nella cassa con il distintivo dell’Inter”, diceva. Assecondato dalla moglie, la Signora Renata, che era tifosa più di lui… E quando strinse la mano a Meazza, che ai tempi dell’Ambrosiana era stato l’idolo della sua gioventù, per poco non svenne dall’emozione.

Io me la ricordo, l’Inter anni’70 del romantico Ivanhoe. Che aveva il “Baffo Mazzola”, Facchetti e Boninsegna, ma dava l’impressione di un Club ammaccato e anche un po’scaduto, nel prestigio e nelle vittorie, che si facevano sempre più rare. E sul quale aleggiava la leggenda nera dell’Hotel Hilton, sede del calciomercato, dove finiva per farsi soffiare i calciatori più ambiti: successe con Anastasi e con Tardelli, con Platini e con Falcao.
Per ironia della sorte, quando arrivò finalmente lo scudetto, era il 1980: ma fu, quella, la stagione del famigerato scandalo-scommesse e delle manette allo stadio per Paolo Rossi, Giordano e Albertosi. E di festeggiare, alla fine, non ne ebbe voglia nessuno.

Fraizzoli lasciò l’Inter trentacinque anni esatti fa.
Fece gli auguri al nuovo Presidente, e non nascose l’amarezza: “L’ultima coltellata me l’hanno data Bordon e Oriali, che sono cresciuti nell’Inter e quest’estate se ne sono andati per due lire in più, senza nemmeno degnarmi di un saluto…”.
Poi, si asciugò una lacrima malandrina: “Io mi sento uno da Cuore di De Amicis, ma i De Amicis con le squadre di calcio sono ormai fuori moda“.
E scoppiò a piangere.

Che personaggi, il calcio di una volta.

fraizzoli

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