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I fischi a Koulibaly mi ricordano quella scenetta che andava di moda su Carosello, tanti anni fa.

Quella della signora che scambiava il fustino con gli addetti della pubblicità, ammettendo che “il vostro detersivo lava più bianco del mio”.
Basta rovesciare il discorso: i neri del Napoli, se ho capito bene, sono più neri dei neri dell’Inter. Che sono sei, ma evidentemente non sono bravi quanto il nero del Napoli.
Che, da solo, lava più bianco di loro messi assieme.
E forse proprio per questo si merita di essere paragonato ad una scimmia.

Fu la singolare tesi difensiva di quelli della Lazio, due anni fa: che sotterrarono di “uh-uh” Rudiger della Roma, proprio perché era bravissimo e dovevano “deconcentrarlo”. E intanto applaudivano Lukaku e Wallace: due loro calciatori (nerissimi) che poi a fine gara andavano sotto la Curva, e dedicavano la vittoria “ai nostri meravigliosi tifosi”.

Perché non su deve generalizzare. E quattro beceri non possono infangare l’immagine di un popolo intero e bla bla bla.

Però, si può anche generalizzare.
E mi domando perché questi buzzurri non vengano mai isolati. E quanto sarebbe edificante se al primo buh-buh di quei famosi cento, scattasse l’immediata reazione degli altri quarantanovemilanovecento.
Che, invece, non arriva mai.
E a me, basterebbe questo. Anche perché le minoranze rumorose cominciano a stufarmi, e in più hanno il brutto vizio che gli dai un dito, e loro si prendono tutta la mano.
Assecondati dal politico che va in televisione a dire “si, però” e dal sociologo che sostiene come il problema “sia più vasto e complesso”.
Mentre basterebbe dire che un cretino rimane un cretino, e regolarsi di conseguenza
Lo diceva (se non sbaglio) un tipo lucido e spicciativo: si chiamava Giuseppe Prezzolini, e forse proprio per la sua lucidità, in Italia non ha mai avuto tanta fortuna .

E comunque, vale la pena ribadire che è la società, non solo il football domenicale, ad essere malata quasi terminale.
Siamo gente sciatta e ignorante, nonostante internet. Ridicola, incazzosa e violenta: in discoteca, al supermercato, alle partite di calcio tra bambini e alle recite scolastiche di Natale, dove volano schiaffi per il posto in prima fila.
Perché ormai questa è la via da seguire: la prevaricazione, l’arroganza e il “colpisci per primo che colpisci due volte”, come nelle risse da strada.
E lì, infatti, siamo indiscutibilmente arrivati.
Al tutti contro tutti. Dove non valgono né i principi, né le regole.

Quelle strane robe che ti insegnano a casa, e poi te le porti dentro per tutta la vita.
Sviluppandole nel posto di lavoro, nel tempo libero, nella vita di tutti i giorni, e ovunque ti capiti di aver a che fare con altre persone.
Che a loro volta metteranno a tua disposizione quello del quale dispongono: un modo di essere, un talento, un’esperienza.
Si chiama coscienza civile.

E basta il cartellino rosso a Koulibaly per capire che noi, ormai, non l’abbiamo più.

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