Tag

, ,

Se ne sono andati tutti.
Quelli che tenevano per Coppi. E ne parlavano come si parla della Madonna.

Sono quelli che mi hanno cresciuto, tra i tavolini del bar del paesello. Che ho visto forti e irraggiungibili, nella loro maturità di uomini, e adesso vado a portargli un fiore.
Molto raramente, purtroppo.
Meravigliandomi sempre del tempo che passa: “Ohè, possibile che Otello sia morto da vent’anni?”.
Sembra ieri.

Io ci sono cresciuto. Con loro, e con Fausto Coppi.
Che non ho mai visto correre, intendiamoci. Ma a forza di sentirmelo raccontare, mi sembrava di averlo davanti.
Perché Coppi era come se fosse sempre lì, in fuga sull’Izoard.
Veniva fuori ad ogni colpo di pedale di Moser, Saronni, Battaglin, Baronchelli, che erano i campioni della mia gioventù.
E anche di fronte alle loro vittorie più epiche o alle imprese più mirabolanti, saltava fuori puntualmente il “Eh, ma Coppi era un’altra cosa…”. Seguito da un piccolo sospiro, come a voler sottolineare quello che ci eravamo persi.

Coppi non si batteva.
Sarà stato per la magia che sprigionavano le radiocronache dell’epoca e i cinegiornali Luce. O magari il ricordo struggente di un tempo che fu di sofferenza, ma anche di grandi sogni.
O, semplicemente, quella fine tragica che ne ingigantì l’epopea. Come il Grande Torino, che però non esercitava lo stesso fascino; forse perché il ciclismo era di gran lunga lo sport più popolare: il calcio veniva molto dopo, insieme al pugilato e alle automobili che correvano la Mille Miglia.

Coppi, per quella gente (la mia gente) era un Dio. In cima ad un Olimpo senza tempo.
Per Memmo e per Vasco. Per Romeo e Giacinto, che si tiravano la farina al termine della tappa. E per Toppa, Gigi, Giancarlo di Genova e Cencio. E anche per il povero Alberto, che gli somigliava vagamente.
E mi piace pensare che sfruttasse quella somiglianza per accaparrarsi le più belle, quando arrivava il fisarmonicista in piazza.
In un muro nascosto del mio paese ho notato, intatto, un “W Coppi”, vergato in gesso chissà quando e chissà da quale mano.
L’ho trovato commovente.

E ricordo Ferruccio, che si commosse quando venne a sapere della morte di Bartali.
Lui, che era un Coppiano di ferro: E lo era talmente tanto da non chiudere occhio per giorni, dopo l’emozione del ‘53; quando Fausto staccò Koblet sullo Stelvio.
Capiva, nella sua semplicità, che quel mondo stava tramontando.
Dopo Coppi, si era spenta anche la stella di Bartali, il grande rivale.
Presto, sarebbe toccato a loro.

Così è stato infatti.
Se ne sono andati tutti, o quasi.
E alla fine è grazie a loro se anche io ho finito per idealizzare Fausto Coppi. Pur non avendolo mai visto correre.

E’ bello sentir parlare di Mohammed Ali e di Ayrton Senna. Di Michael Jordan, di Pelè e di Maradona: ma è ovvio che stanno tutti, inevitabilmente, un passo indietro.
Perché prima di loro ci sarà sempre Fausto Coppi.

E’ lui il più grande.
Di tutti i tempiFB_IMG_1546402431765

Annunci