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In quel modo si rischia persino di banalizzarlo, uno come Gordon Banks.

A forza di insistere su quella famosa parata, che a detta di tutti è “la parata più bella di tutti i tempi”, il gesto tecnico più rimarchevole mai compiuto da un portiere su un campo di calcio.
Messico 1970: cross di Jairzinho e colpo di testa di Pelè a botta sicura.
Il più classico dei gol “brazileri”, se non fosse, però, per quel diavolo di portiere inglese, che è un fulmine nel recuperare l’equilibrio, e simultaneamente buttarsi quasi a pesce sul pallone per smanacciarlo con un prodigio oltre la traversa.

E’ rimasta nella storia, quella parata effettivamente fantastica. Perchè i Brasiliani sono furbacchioni di tre cotte, e all’epoca non gli parve il vero di far passare il concetto di una “Selecao” imbattibile… Talmente imbattibile da eliminare uno alla volta prima il miglior portiere (Banks, appunto), poi i migliori difensori (gli Uruguagi) e infine i migliori attaccanti del mondo. Perchè tali reputavano Riva e Rivera, nonostante Rivera in quel Mondiale finì per giocare quasi niente.

Fu così che Banks passò alla storia per quella parata, più che altro… E di quella finivano inesorabilmente per chiedergli, ogni volta che lo invitavano alla tv; facendo un paragone ingeneroso, come succede al cantante Mario Tessuto, che sempre su “Lisa dagli occhi blu” deve andare a sbattere. O a Mal dei Primitives, con “Furia-cavallo-dell-west”.

A me, di Gordon Banks incuriosiva la faccia, che sembrava di gomma. Poi il nome, che pareva quello di un supereroe: e, infine, mi colpiva la storia. Soprattutto quella del finale di carriera, quando il campione fu vittima di un terribile incidente d’auto, rimettendoci praticamente un occhio. E nonostante quello, il voler continuare a giocare nelle serie minori: dove, privato della visione binoculare, finiva per prendere gol da operetta. Gol che i tifosi di buon cuore gli perdonavano regolarmente, facendo finta che la colpa fosse sempre di qualcun altro.
Una storia molto tenera, quella, e soprattutto molto “british”: il superman indistruttibile che finisce improvvisamente fuori combattimento, ma tu continui a volergli bene. Successe lo stesso al grande Miguel Montuori, che ebbe una disavventura simile: e i tifosi della Fiorentina lo sommersero di un affetto addirittura commovente che durò fino alla fine dei suoi giorni.

Lo hanno eletto miglior portiere d’Inghilterra, Gordon Banks. Più bravo di Ray Clemence, David Seaman, Joe Hart (bella forza, direte voi) ma anche di Peter Shilton, la leggenda che giocò fino alla soglia dei cinquant’anni.
Premiato per il Mondiale ’66, più che per quei titoli in carriera che con la squadra di Club quel fenomenale portiere non vinse praticamente mai.
Una storia, anche questa, molto “inglese”, a pensarci bene: se pensate che il grande Danny Blanchflower, in vita sua, ha vinto la miseria di uno scudetto, con gli Spurs del’61… E Bobby Moore e Sir Stanley Matthews, nemmeno quello.

Brasile o no, Gordon Banks avrebbe vinto probabilmente anche il mondiale in Messico, dove la Nazionale Inglese di presentò davvero fortissima. Ma dove, insieme a disavventure di ogni genere, si innestò anche la più classica delle “spy-story”fantapolitiche, e quel mai del tutto chiarito “cagotto” che lo mise k.o a poche ore dal quarto di finale con la Germania, e che chiamò in causa la’FBI, la CIA, James Bond e tutti gli amanti della fantapolitica.
Il suo posto lo prese il malcapitato (è il caso di dirlo) Peter Bonetti, che trasformò il più comodo dei 2-0 nel più cocente dei 2-3. Un suicidio in piena regola che spedì gli tristissimi “Crucchi” alla semifinale dell’Azteca, e quel portiere Bonetti ad una specie di “damnatio memoriae” che dura ancora adesso… La leggenda nera dell’uomo sbagliato nella notte sbagliata; una roba tipo il famigerato centravanti Pacione (ricordate?) per i tifosi della Juventus, ma moltiplicato per dieci.

E’ stato un grande, Gordon Banks.
E ci perdonerà, lui e la sua faccia di gomma, se pensiamo che la parata più bella della storia del calcio, alla fine, l’abbia fatta qualcun altro.
Il 5 luglio 1982, allo stadio Sarria’ di Barcellona durante un Italia-Brasile di una qualche importanza
Minuto novantuno, più o meno.

Ti sia lieve la terra.FB_IMG_1549989418156.jpg

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