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“La Juventus sostituisce il numero nove Rossi con il numero quattordici Prandelli”.
O anche Boniek con Tavola, se non addirittura Marocchino con Osti.

Si sorrideva, allora.
Del Trap che si sbracciava in panchina per suggerire i passaggi o le trame di gioco: e di Platini, che scrollava la testa, e pareva volesse incenerirlo.
Si sorrideva del gatto che non sta nel sacco, del fischio inconfondibile e di quello Strunz! urlato in faccia ai Tedeschi, con le vene del collo in bella vista. In generale, si sorrideva di un calcio che veniva definito “all’italiana”, a rimarcarne quasi più i difetti che i pregi: come se Messico’70, Argentina’78, Spagna’82 non fossero esistiti.
Mentre quando il Trap è passato di moda, e sono arrivati gli scienziati del tikitaka, siamo usciti con il Costarica e il Paraguay (oppure, siamo rimasti a casa).

“El terzin fa el terzin, el median fa el median”, diceva Nereo Rocco, che del Trap era il maestro.
Erano tempi di terzini e di mediani, di liberi e di stopper . Soprattutto, erano tempi dove ci si muoveva poco, dentro al campo. Comunque, molto meno di adesso: e giocarsi la finale di Coppa Campioni con l’Ajax schierando una linea Hamrin-Lodetti-Sormani-Rivera-Prati (come fece il Milan del Paron) non era affatto un’eresia. Perché quel calcio era più lento e cadenzato: si correva meno, si poteva alleggerire al portiere che teneva palla a suo piacimento, e che poteva tranquillamente raccoglierla con le mani: le marcature intimidatorie erano tollerate, se non addirittura consentite.
Mai visto Gigi Riva arretrare fino alla propria area (come fanno regolarmente Mandzukic, o Insigne), perché per difendersi, in quei tempi felici e lontani, bastavano tre calciatori. Quattro, al massimo.
Così, anche il difensivista Trapattoni poteva permettersi di schierare contemporaneamente Briaschi-Tardelli-Rossi-Platini-Boniek.

Il Trap si prese la Juve che non aveva neanche quarant’anni. Fu una scelta bizzarra, per l’epoca, ma che si rivelò vincente.
Boniperti, si racconta, non gradiva troppo gli allenatori di gran nome, che fatalmente non avrebbero ascoltato la sua opinione sulla formazione della domenica: e siccome metterci bocca gli piaceva assai, si sceglieva gente fidata alla Carlo Parola, o alla Vykpalek, che non gli dicevano mai di no.

1976-1986: dieci anni precisi. Furono dieci anni dove entrarono due Juventus, entrambe “epocali”: lo squadrone di ferro degli anni’70, unica italiana in grado di giocarsela con le squadre olandesi, inglesi, belghe e tedesche, che erano quasi imbattibili. E quella sublime degli anni’80, che giocava il calcio più bello del mondo.
Almeno fino all’Heysel.

Il Trap fece poi cose strepitose con l’Inter, che portò allo scudetto battendo il record di punti; e regalò l’ultima illusione alla Fiorentina, prima che le bizze di Edmundo “O Animal” (ma soprattutto l’infortunio di Batistuta) cancellassero ogni velleità di uno scudetto che avrebbe capovolto Firenze.
Fu un po’ meno strepitoso a Cagliari, dove gli consigliarono di dimettersi per non subire l’onta dell’esonero: una delicatezza che il personaggio meritava, ma che liberò qualche battuta velenosa: “Che gran Generale, Napoleone…” –scrissero- “.. Ma senza l’Armeè, non avrebbe conquistato nemmeno il giardino dei vicini di casa”.

Poi arrivò la Nazionale, che doveva essere il suo ideale punto d’arrivo e fu, invece, il suo canto del cigno. Un Mondiale fallimentare (quello di Byron Moreno), un Europeo disastroso (il famoso sputo di Totti e poi il biscotto Svezia-Danimarca) ed una popolarità che calò ai minimi storici, complice l’ostinato rifiuto alla convocazione di Baggio, che nel frattempo faceva meraviglie a Brescia.
Stava inesorabilmente passando di moda, insomma, il vecchio Trap. Nonostante qualche altra buona avventura in giro per il mondo ne rinverdisse ogni tanto l’immagine, offuscata dal rosario e dall’acquasanta che aveva preso a portarsi con sé in panchina.
E di quello finivano per parlare ad ogni intervista, dipingendolo come un Oronzo Pugliese qualsiasi. Almeno fino a quando non deve essersi stufato, e non si è fatto più vedere.

Auguri, Trap.

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