Mettiamola così: nel migliore dei casi, Michel Platini è un tipo che non si accorge di quello che gli accade intorno.

Mettiamola così: nel migliore dei casi, Michel Platini è un tipo che non si accorge di quello che gli accade intorno.

Diamogli quantomeno il beneficio del dubbio, come successe all’Heysel: l’esultanza dopo il rigore, la coppa alzata, il giro d’onore e tutto il resto: “Non me n’ero accorto – disse – sennò, pensate che mi sarei comportato in quel modo?”
E qualcuno finse di crederci.
Ma più per carità di patria, che per altro.
Tanto più che Platini, nel frattempo, era diventato un uomo potente; e su quella macabra sera ci aveva ricamato sù anche una bella frase ad effetto: “Quando cade l’acrobata, entrano i clown”. Per dire che quando c’è da dimenticare una tragedia, niente è più utile di quelli che ti girano la testa da un’altra parte, e magari ti fanno pure ridere.

Era effettivamente una bella frase; una di quelle che sembrano innocue e invece contengono un sacco di verità. Peccato che arrivò fuori tempo massimo. E qualcuno si ricordò di quella che disse il giorno successivo alla tragedia; quando Le Roi non tirò in ballo né acrobati, né clown.
Ma osservò, semplicemente, che anche negli incidenti stradali muoiono un bel pò di persone, e nessuno si scandalizza più di tanto.
Tutto roba nascosta sotto il tappeto; quando Platini ormai, era una stella luminosa della politica internazionale; Federcalcio francese, Presidenza Uefa, poi la Fifa, e poi chissà dove.
Luoghi, comunque, dove si vedono passare un sacco di soldi, e bisogna starci attenti.
Perché con i soldi ci si brucia sempre, specie quando ti rimangono attaccati alle mani, e tu sei abituato a non accorgerti di cosa succede intorno, come successe quella notte allo stadio Heysel.

Un uomo di mondo, “le Roi Michel”; di quelli che “hanno fatto il militare a Cuneo”. E infatti, proprio da Cuneo (o da lì vicino) venivano i Platini, prima di trasferirsi in Francia, e acquistare di diritto quell’esclusivo accento sulla “i” finale.
Tornò in Italia al momento giusto: nel 1982 del dopo-Mundial, quando il nostro calcio viveva a mezzo metro da terra, e anche per vedere Udinese-Como andavano allo Stadio Friuli in quarantacinquemila.
Di quel periodo magico e lontano, fu uno dei simboli più evidenti: quello che, insieme a Diego, seppe descrivere alla perfezione gli anni ottanta. Che furono anni sfacciati ed eccessivi, patinati e contraddittori. Reagan e Gorbaciov, Craxi e De Mita, Nove settimane e mezzo e i primissimi cinepanettoni. Corti dei miracoli, giullari e ballerini.
Maradona e Platini, naturalmente, che furono i campioni più riconoscibili della nostra gioventù.
L’uno era il core de Napoli, la riscossa degli umili.
L’altro era il “tartufo e il foiegras” spalmati sopra il nostro rozzo pane quotidiano (copyright, Avvocato Gianni Agnelli). E con quegli ingredienti seppe affascinare il mondo del calcio, e ipnotizzare il popolo della Juve: che a quelle prelibatezze non era più abituato dai tempi di Omar Sivori.

Poi, la carriera politica.
Inevitabile, per un tipo come Platini.
Che ha goduto di una specie di onnipotenza, fino ad un certo punto… Poi, qualcosa deve essersi rotto (in genere, succede quando hai fatto arrabbiare forte qualcuno più potente di te); e dallo status di intoccabile, retrocedi a quello di capro espiatorio. Quando basta calpestare le aiuole, per essere convocano in Procura. E ti sbattono in prigione anche per schiamazzi notturni.
Ed è proprio questo, di tutta la vicenda, l’aspetto che più mi insospettisce, e un po’ mi inquieta.

Poi, va detto che c’è un limite alla decenza, e persino all’indecenza; ed infatti è lì, più che altrove,che un tipo come Platini ha finito per deludermi forte.
Molto più delle bustarelle, che nel mondo del calcio sono sempre esistite, e giravano anche a Messico’70, a Italia’90 e a Brasile’14.
Parlo invece dei Mondiali assegnati al Qatar, che sono (quello si) uno schiaffo in pieno viso al calcio, e a tutti quelli che ancora si ostinano a chiamarlo tale.
Parlano di stadi da centomila posti che verranno smontati il giorno successivo: di tettoie con i vetri oscurati, di erba in plastica color azzurro e di mega condizionatori d’aria che regoleranno la temperatura sui venti gradi. E parlano della finalissima del campionato Mondiale di calcio, da disputare la notte di Natale.

Ecco, caro Platini.
E’ per questo (e non per le tangenti) che meriteresti la prigione a vita.
A La Cajenna, possibilmente… Con il pigiama a righe, il piccone e la palla al piede.

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