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La morte di Udovicich del Novara è palesemente falsa.

Anzi, ha tutta l’aria di essere una di quelle fake-news che vanno tanto di moda sul web, e alle quali la gente abbocca con incredibile faciloneria.
E farebbe bene, Facebook, a segnalarle con l’apposito bollino “QRATS”: “questa raccontala a tua sorella”.
“Assorate”; come dicono a Napoli.

Perchè anche Udovicich è di quelli che non muoiono mai.
Mi dispiace per voi.
Stesso concetto già usato per Socrates, e per Dino Zoff: e che potremmo tranquillamente applicare anche a Superchi, a Garlaschelli e persino a Cinesinho del Lanerossi Vicenza.
Si tratta di quel meccanismo che coinvolge Dorian Gray e il “fanciullino” di certe poesie ottocentesche; Peter Pan, la fonte dell’eterna giovinezza e “La Locomotiva” di Guccini.
E Giovanni Udovicich, ovviamente.
Che non solo non può morire, ma non ha nemmeno il diritto di invecchiare: per lo stesso motivo che consente al Tenente Colombo, a Kabir Bedi di Sandokan e a Fonzie di Happy Days di attraversare i decenni, i secoli e i millenni, mantenendo in eterno la stessa faccia.
E di abitare felicemente quella regione inesplorata del nostro cervello dove il tempo non può corromperci, e gli echi e le brutture di tutti i giorni non arrivano.

Quando morì Giorgio Chinaglia dettero la notizia ad un acceso tifoso della Lazio, che però non voleva rassegnarsi:
“Impossibile… –rispose- … Domenica abbiamo la Juve. E con Morini, se le sono già promesse…”

Anche Udovicich, per esempio, abita in quel posto lì. E come seconda casa, nell’album delle Figurine Panini anni settanta.
Stopper, altezza 1,85 (un gigante, per gli standard dell’epoca), peso 77, nato a Fiume il 1 gennaio 1940… Un certo Zonca di Novara (o Zonta, boh), me ne fece un ritratto bellissimo tanti anni fa, la sera che eravamo di turno allo spaccio del Terzo Bersaglieri.
E mi raccontò di questo giocatore alto e ossuto, con la maglia azzurra bordata di bianco e lo scudo della città sul petto che faceva tanto Casa Savoia: che “svettava” sui calci d’angolo perchè sui palloni alti era pressochè imbattibile, e se la partita saliva agonisticamente di tono, non si tirava mai indietro.
Poi, quello Zonca sorrideva: “Ma la sua caratteristica principale era un’altra… Lui, con quella sua inconfondibile testa pelata, c’era sempre. Non gli ho mai visto saltare una partita.”
Una roba tipo i Lunapop, insomma… Senza Udovicich, a Novara, non era domenica.

Era l’epoca, quella, dei Capitani di lungo corso: Rivera, Mazzola e Bulgarelli, dìaccordo. Ma anche fenomeni di provincia, tipo Ceccarelli del Cesena o Di Somma ad Avellino.
E “Nini” Udovicich, per l’appunto.
Che però, a differenza dei più illustri colleghi, non ebbe mai la soddisfazione di una figurina tutta sua; e avendo giocato solo in serie B (e anche in C) dovette rinunciare alla figura intera, e accontentarsi invece del mezzobusto, da dividere con un compagno di squadra.
Che una volta si chiamava Volpati, un’altra volta Ferrari, o Carrera. La classica gente di passaggio alla quale il destino aveva riservato la fortuna di non passare del tutto inosservata… Perché finire nella stessa figurine del grande Giovanni Udovicich voleva comunque dire condividerne il lustro.

Lustro, come quelle teste orgogliosamente calve in un’epoca dove il “rasato” non andava poi tanto di moda: con Dino Sani, del Milan, che dimostrava sessant’anni, e Bobby Charlton che aveva addirittura il riporto. Udovicich, naturalmente, ma anche Lodetti e Ottavio Bianchi. Il grande Gregorz Lato della Polonia e, qualche anno dopo, Scanziani, Fanna e Borgo della Pistoiese.
Gianni Brera, con un triplo carpiato dialettico, li chiamava “scarsocriniti”; nei campetti dei dilettanti, la fantasia era inesauribile.
“Capognudo”
“Stroncapettini”
“Attento, che ti vanno i capelli negli occhi”
Poi arrivò Luca Vialli, da capitano della Juventus, e la pelata divenne improvvisamente elegante… Guardiola, Zidane e Robben sono venuti parecchio dopo.

Ma stavolta, risparmiatevi la fatica.
Non ordinate fiori, né opere di bene: non inviate telegrammi, evitate le sentite condoglianze.
Giovanni Udovicich, bontà sua, è vivo e vegeto: e domenica, potete starne certi, scenderà regolarmente in campo.
Come fa da almeno sessant’anni, con la sua testa pelata, il suo fisico ossuto e la gloriosa maglia bluscudata del Novara Calcio.
O almeno, così ci piace pensare..

Ti sia lieve la terra.

Giovanni_Udovicich

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