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Bisognerebbe tornare a dare il giusto peso alle parole.
Perchè di parole se ne dicono (e scrivono) molte, e ho l’impressione che se ne sia perduto il valore, e il loro peso effettivo.

La parola “stupidaggine”, per esempio, si usa con troppa disinvoltura.
Io pensavo che la “stupidaggine” fosse una cosa abbastanza innocua: di quelle che succedono tutti i giorni, e sono dovute principalmente alla distrazione tipo lo zucchero nel caffè o, al massimo, il gasolio al posto della benzina.
Che sono effettivamente “stupidaggini” ma che, talvolta, possono ugualmente sortire sviluppi impensati, come successe ad Alfiero: che per svuotare il serbatoio del motorino fece tardi al veglione, e ci trovò la Marisa che ballava con Sergione. E tempo un anno erano già sposati.

Adesso la “stupidaggine” si coniuga a più ampio raggio.
Diventa una “stupidaggine” anche l’assassinio del carabiniere di Roma e, l’altro ieri, quello della ragazza di Piacenza da parte del “Gigante Buono” (pensa te). “Ho fatto una cazzata”, disse il tristemente famoso Pietro Maso in tribunale. Il PM lo riprese: “Si rende conto che sta definendo come cazzata l’azione premeditata di prendere un coltellaccio, e con esso scannare la mamma e il papà che stavano dormendo?”
“Si -rispose quello- però mi sono pentito, ed è una cazzata per la quale chiedo scusa”.
Qualcuno si domandò chi fosse il destinatario di quelle scuse, visto che la mamma e il papà (o quello che ne rimaneva dopo quel macello) erano già sottoterra.

Sono, queste, le “stupidaggini” più evidenti, che fanno ribollire il sangue.
Poi, ci sono quelle più innocue: che non fanno male a nessuno, se non al cuore e all’anima.
E bene ha fatto il neo-presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, a riportare all’ordine quel coglione che alla festa della Curva Fiesole ha intonato il solito coro: “«Ti ricordi lo stadio Heysel/ le bandiere del Liverpool/ diecimila sono partiti/ 39 non tornan più» , sulle note di una vecchia, innocua canzoncina di Marcella Bella.

Che poi, trattandosi di un coglione, ne ha ovviamente trovati altri disposti ad emularlo, come succede negli stadi: dove l’autentica “cazzata” non è nel minus habens (che esiste dappertutto) , bensì negli altri novantanovemilanovecento che lo assecondano… Alzando le spalle, dandosi di gomito, abbozzando una risatina. In qualche caso, persino unendosi al coro.
Mentre dovrebbe invece esistere, almeno nel football, una memoria condivisa che parte dall’Heysel e arriva a Superga, passando per il Vesuvio, Astori e Paparelli: e sufficienti neuroni per saper distinguere una “stupidaggine” (come la vorremmo far passare) da una porcata vera e propria… Da perseguire, se possibile, a termini di legge.

Il Dottor Roberto Lorentini, di Arezzo, per esempio, fu uno di quei “trentanove che non tornan più”.
Aveva scavalcato, e si era già messo in salvo, nella famigerata curva Z.
Tornò indietro, perchè aveva visto il piccolo Andrea Casula, undici anni, che stava per essere travolto dalla carica degli Hooligans.
Lo ritrovarono quando quel macello era ormai finito.
Si era gettato sopra quel bambino, nel tentativo (inutile) di proteggerlo.
E quella sera, morirono entrambi.

È su gente come il Dottor Lorentini che si sputa, quando si intonano certi cori.

Bisognerebbe ricordarselo.
Altro che Juve e Fiorentina.

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