Claudio Ranieri. Che sarà pure un grande tecnico, per carità, ma a me ha sempre ricordato quel tipo che alla discoteca Jump….

“Alto profilo”.

Ci voleva un tipo con l”alto profilo”, dicevano: ed è per questo che, alla fine, hanno scelto lui.
Che prima l’ha fatta cadere un po’ dall’alto, come tutti quelli che hanno un “alto profilo”, ma alla fine non gli è parso il vero di accettare.
Perché secondo me si era stufato del divano e non vedeva l’ora di alzarsi.

Speriamo sia la scelta giusta.
Io, che ho visto la mia Samp perdere male con il Napoli, malissimo con il Sassuolo e oscenamente con il Verona, dico che rimettere in sesto questa squadra è affare di non poco conto: e per riuscirci bisogna avercelo davvero alto e grosso.
Il “profilo”, ovviamente.

Claudio Ranieri.
Che sarà pure un grande tecnico, per carità, ma a me ha sempre ricordato quel tipo che alla discoteca Jump (primi anni ottanta) si accompagnava con le ragazze più carine, senza essere né particolarmente bello, né particolarmente ricco, né particolarmente intelligente.
“Ha un certo-non-so-che”, dicevano… E noi, invidiosi, a battere la testa sullo specchio di casa, e a interrogarci sgomenti su cosa fosse quel “certo-non-so-che”.
O come quel tale attore, che trovava sempre il modo di apparire nel cast dei film più importanti: “non sa fare nulla- dicevano di lui- ma lo sa fare molto bene”.

Nel nostro caso, tutto merito (o colpa) di Leicester: sonnolento centro delle Midlands orientali, in Inghilterra, dove “Alto profilo” era andato a chiudere una carriera buona ma mai buonissima, con alcune lodi e senza particolari infamie.

Fu lì che il profilo si impennò in maniera vertiginosa: perchè nel calcio talvolta accadono le favole, e se hai la fortuna di capitarci dentro, beh… Allora ti sei fatto una specie di assicurazione per l’eternità.
E quel Leicester (per ciò che rappresentò) fu effettivamente la classica boccata d’aria fresca: il povero che vince sul ricco, il piccolo contro il grande, il guscio di noce che ha ragione delle grandi corazzate.
Doppia libidine, se le corazzate si chiamano Chelsea, Manchester City , Manchester United e si prestano benissimo al ruolo di cattivi, con tutte quelle multinazionali tipo la Spectre che hanno dietro.

Ricordo benissimo la febbre che contagiò all’epoca non solo l’Inghilterra, ma anche l’Europa ed il mondo intero.
Tutti ci ritrovammo a delirare per Kantè e per Drinkwater (con quel nome così poco… Inglese): spuntarono come funghi le magliette di Mahrez e soprattutto di Jamie Vardy, il bomber che veniva dai dilettanti, si ubriacava nei pub e una volta lo avevano persino arrestato per rissa. Doppiamente irresistibile, quindi, per un pubblico assetato di eroi della “working class”, quelle poche volte che sbarcano in paradiso.
E allora applaudimmo commossi Claudio Ranieri, e il suo finalmente raggiunto “alto profilo”: in virtù di quelle combinazioni astrali che debbono pur toccare a qualcuno, come toccarono alla Danimarca del 92, a quel tal pugile che una notte mise al tappeto Mike Tyson o a Goran Ivanisevic, nel memorabile 2001 a Wimbledon.

E va detto che gli Inglesi (che hanno pur inventato il commercio moderno) intuirono subito la portata emotiva di quell’imprevista variazione alla trama narrativa, e capirono come il brutto anatroccolo che diventava cigno potesse rivelarsi un affare per tutti.
Vale la pena ricordare, in quel senso, il tappeto rosso che tutto il Regno Unito stese idealmente sotto i piedi del Leicester, e i trattamenti di favore che più o meno consapevolmente, gli furono riservati. In particolare, la sfida delicatissima contro il Tottenham, al quale l’arbitro ne combinò di tutti i colori: l’allenatore degli “Spurs”, che era uomo di mondo, morse la foglia e in sala stampa, anziché dar fuori di matto (come sarebbe stato nel suo diritto) si esibì in un sorriso a trentadue denti: “faccio i miei complimenti ai futuri, degnissimi campioni della Premier League”, disse.
Si accodò addirittura José Mourinho, che per “Alto profilo” aveva avuto parole di fuoco: “Altro che mediocre… Ranieri è un vincente.”
Nel bel mezzo della festa, con Bocelli e tutto il resto, ci fu qualcuno, più sincero, che coniò la battuta più luciferina di tutte: “Ranieri? L’uomo sbagliato, che però capita nel posto giusto, al momento giusto”.

Disse un giorno Napoleone che ai generali bravi preferiva quelli fortunati: adesso, mutatis mutandis, speriamo che un po’ di quella fortuna possa toccare alla Samp.
Dove, intanto, Claudio Ranieri ha gia fatto la sua prima dichiarazione, dall’alto del suo profilo: “Per una salvezza tranquilla ci vogliono almeno tre-quattro rinforzi di grande qualità”

Che non è un grande inizio, se ci pensiamo bene.
Soprattutto per uno che passa alla storia come l’uomo dei miracoli.

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