“E la scatolina del Picchi diventa uno scenario magico dove si sta compiendo qualcosa di grandioso e di irripetibile.”

Ho vissuto (e qualcuno deve aver pensato la stessa cosa) una domenica come quelle di quarant’anni fa.

Era da tanto tempo, infatti, che non vedevo una partita di domenica all’Armando Picchi… Il GS degli ultimi otto anni ha eletto il sabato come il suo giorno d’elezione: se n’è impossessato, fino a farlo diventare una specie di rito: e il sabato “a vedere il GS” ha finito per costituire una tradizione irrinunciabile, anche per chi non ne è tifoso.

Ma c’è stato un periodo, una lunga stagione, nella quale il nostro piccolo campo sportivo si è identificato con la domenica, proprio come ieri: e la partita con il Meroni ci ha riportato a vivere sensazioni che parevano dimenticate.

Erano gli anni di un paese molto più popolato, e vissuto, di adesso: avevamo persino una squadra giovanile, allora. Che giocava la domenica mattina e faceva quasi sempre da prologo alla partita del pomeriggio.
Con quella, iniziava ufficialmente il leopardiano “dì di festa”: e dopo aver incitato i ragazzi (allenati da Franco Pavolucci, e prima ancora da Memmo della cooperativa), toccava alla messa in San Pietro, officiata da un giovanissimo Don Sergio, e prima ancora dal leggendario Don Silvano… Lui, ed i suoi nocchini “al selz” con i quali sono cresciute almeno due generazioni.
Poi, il pranzo della domenica in famiglia; un’altra di quelle tradizioni che la centrifuga del progresso ha ormai svilito, fino a farla scomparire quasi del tutto: ma chi ha i capelli ormai bianchi, e una memoria accettabile, ricorda ancora il profumo del sugo sui lunghetti (o sui maccheroni) e del pollo arrosto con le patate, che costituivano un vero “cult”.
Dopo quello, giusto il tempo di un caffè, o di un amaro, e poi via (con la radiolina all’orecchio) verso il camposportivo.
Non esistevano né Sky, né Dazn: non c’era il campionato spezzatino, anticipi o posticipi… Esistevano, invece, Ameri, Ciotti e “tutto il calcio minuto per minuto”, con le partite di serie A tutte in contemporanea, da seguire allupati mentre davanti a te giocava il GS di Lello e Fulvio, di Tonino e del Kap.

La partita finiva e, irrinunciabile, arrivava l’appuntamento con il 90 minuto: Paolo Valenti con tutti i suoi personaggi, Tonino Carino da Ascoli, Luigi Necco da Napoli e Giorgio Bubba da Genova, da vedere rigorosamente alle Acli, con gli immancabili semi salati da sgranocchiare… Al bancone, il Papino, ma anche Fiacca o Dino Testallegra.
Poi, all’ora di cena, un’ultima occhiata a “domenica sprint”, che era un programma fantastico, e poi la chiusura della giornata… Che per qualcuno voleva dire lo sceneggiato sul “canale nazionale” e poi la Domenica sportiva (con Alfredo Pigna, magari) e per i “viveur” una puntata nelle discoteche più rinomate della zona: Apogeo e Garibaldi le più in voga, ma senza esagerare perché l’indomani mattina si ripartiva: e ci aspettavano i banchi di scuola, o i “ceccioli” delle fabbriche del Madonnino.

Ecco.
La partita domenicale di ieri mi ha risvegliato tutte queste sensazioni… Nobilitata da un tempo da lupi che ha reso la partita bella e drammatica, come la tradizione impone.
E da un GS bellicoso e fiero, che ha giocato un partitone al cospetto della prima in classifica, che avrebbe ampiamente meritato di vincere.

E quando il gigante Cedro ha segnato l’uno a uno sotto il diluvio, e i ragazzi in blucerchiato sono andati a raccogliere il pallone dentro la rete per riportarlo immediatamente a centrocampo beh… Quella è stata la parte forse più emozionante dell’intero pomeriggio.

Perché si è visto il carattere di una squadra che rimane indomita e irriducibile, che stringe alla gola l’avversario, e che si esalta quando la pioggia diventa tempesta e il cielo si fa nero. E la scatolina del Picchi diventa uno scenario magico dove si sta compiendo qualcosa di grandioso e di irripetibile.
Soprattutto, che non si accontenta mai, nemmeno di fronte ai primi della classe.

Come succedeva anche nelle domeniche di quaranta e passa anni fa.

Ed è valsa la pena prendere quella groppata d’acqua.

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