E’ stato un grande amico, Sergione Fedi. Sempre alla ricerca del bello e del buono che può scappar fuori da un pallone che rotola.

Sergio, per me, era John Wayne.
E un po’, gli somigliava anche.

Gli invidiavo quel fisico da Nembo Kid, anche in età da pensione, e quei capelli bianchi portati con la classe di un principe.
Gli invidiavo che, a ottant’anni, fosse ancora quello che si dice un bellissimo uomo… “Che se sabato prossimo andiamo insieme al Ciao Ciao, tu cambi tre fidanzate in una serata. Mentre io dovrei accontentarmi di una bella sbornia.”, gli dissi una volta.
E lui arrossì.
Forse perché aveva capito che la sua bellezza non si limitava ad un fatto puramente estetico: ma andava oltre, e investiva la qualità della persona. Coniugava l’educazione e il principio morale; l’intransigenza morale e la gentilezza. Lo stile e il rispetto.

E’ stato un grande amico, Sergione Fedi.
Anche se ci separavano quasi trent’anni,
e di cose da raccontare ne avrei veramente molte.
Storie di calcio e di vita; storie all’ombra di campisportivi e di gradoni di tribuna, dove era sempre bello ritrovarsi. Di studi televisivi e programmi radiofonici nei quali ascoltare una testimonianza che era, spesso, anche una lezione di vita.… Cose viste, e vissute, sempre alla ricerca del bello e del buono che può scappar fuori da un pallone che rotola.

Una delle ultime volte che ci siamo visti, era per un suo libro che aveva scritto.
E pretese che fossi io, insieme a Marco Lorenzoni, a presentarglielo: una specie di “vademecum” per il portiere con tanti consigli tecnici (nei quali era un maestro), ma impreziosito da eccellenti insegnamenti sul concetto di serietà, e coscienza, anche quando fai parte di una squadretta amatoriale (anzi, soprattutto in quel caso).
Eravamo al Bar del Bersagliere, dei miei cari amici Daria ed Emilio. Venne fuori una serata brillante e leggera, perché erano presenti anche alcuni ragazzi che aveva avuto nelle varie squadre della zona, e a Sergio brillavano gli occhi. Era quella, infatti, la sua soddisfazione più grande.

E ricordo anche l’ultima comparsata televisiva.
Che era in forma smagliante, e gli facevo scorrere davanti i grandi portieri del nostro calcio e lui, dal gran galantuomo che era, aveva un’iperbole per tutti: Rosignoli, Guerrieri, Minocci, Marini, Pagnotta, Borghi… E fu allora che mi venne in mente la definizione che non era farina del mio sacco ma del grande Francesco Repice, che l’aveva coniata per Gigi Buffon.
“Il numero uno dei numeri uno” .

E questo era, né più né meno, Sergio Fedi.

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