“L’orologio della stazione segnava le 12,20 del 4 maggio 1949. Il treno si annunciava in perfetto orario. Cominciò a cadere una pioggerellina allegra. Mario, detto Bachino, e il Dottore affrettarono il passo verso il binario.”

“A Torino?” Giovanni rimase interdetto. Mario, sbiancò. Teresa, che era l’unica a saperlo, si mise le mani nella faccia e si preparò al peggio
“A Torino?” sussurrò Giovanni, perplesso ma non arrabbiato. Mario, che aveva capito tutto, non sapeva dove entrare.
“Torino è lontano, Dottore….” Fu tutto quello che ebbe la forza di dire Giovanni. Gli sembrò una cosa fuori dal mondo, però pensò che se lui aveva visto Arezzo per la prima volta a quarant’anni, in quella vita ci doveva essere qualcosa di sbagliato.
Con il Giovanni di un anno prima, non ci sarebbe stato nemmeno da aprire bocca, e probabilmente il Dottore avrebbe evitato solo di pensare una cosa del genere. Un anno dopo, il vento era cambiato. Giovanni abbozzò una mezza risata e alzò le spalle: “Dottore… il mi’figliolo è un citto perché ha dieci anni. Ma lei, parlando con rispetto, è più citto di lui…”
Il Dottore elencò almeno dieci motivi plausibili per vedere il Torino dal vero. Giovanni non né afferrò nemmeno uno, ma insomma… Se non importava a lui, che era un rispettato uomo di scienza, passare da coglione….
Mario si vide al Filadelfia, ma prima si immaginò il babbo sul camion. Con il permesso di Fosco, poi, ci sarebbe potuto anche salire sopra. E magari farci un giro accanto al babbo, salutando con la mano quelli per strada.
“Ho telefonato a un collega. Un compagno di università che lavora all’ospedale di Torino e sono almeno due anni he mi invita ad andare a trovarlo”.
“Sarà un po’ troppo incomodo per lei….” si preoccupò Giovanni, che il primo pensiero era sempre quello di dare noia.
“…Vitto, alloggio, anche i biglietti per la partita… Staremo come due pascià, altro che incomodo…” tagliò corto il Dottore.
“Anche i biglietti per la partita…”. Giovanni, detto Baco, si rassegnò facilmente. Quello strapazzo che non stava né in cielo né in terra, era sicuramente il pedaggio da pagare al progresso e al mondo che cambiava.
Teresa si preoccupò solo di non rovinare la magia. Lavò i piatti in silenzio, cercando di non fare troppo rumore. E assaporare così quel momento perfetto.

La cosa che mise il Dottore in maggior imbarazzo fu quando Giovanni gli porse cinquecento lire. “Questi so per Mario… non gli faccia mancare niente, mi raccomando…”.
Chissà da quale ultima e nascosta tasca era uscito quel tesoro, probabilmente gli unici soldi strappati alla ferrea lesina quotidiana, non si sa in quale modo; ma per gente come Giovannino Cenni, detto Baco, il decoro e la dignità erano cose serie. Che si mangiasse pane e cipolla, ma i poveri si fanno a casa nostra. A casa d’altri si va con il vestito migliore, e non per esibizionismo; ma per il rispetto di chi ti sta intorno e di chi ti ospita.
“E comunque –aggiunse- questa partita di pallone, Mario la merita, e si meriterebbe tante altre cose… Ma mi raccomando a lei, che è un galantuomo. Lei che ha studiato e che in tante cose ha più voce in capitolo di me… ricordi sempre al citto che abituarsi allo star bene, a essere contenti, è la peggio disgrazia e la peggio fregatura. Perché c’è sempre qualcosa che sciupa tutto, e quando meno te l’aspetti…. Quando tutto sembra filare liscio, arriva sempre un colpo tra il capo e il collo. E questo vale per tutti…per il prete e per il sagrestano, per chi ha studiato e per chi non sa neanche fare la firma. Per il ricco e per il povero… Glielo ricordi sempre, Dottore…”

Asciutto come sempre… Strinse la mano con vigore, voltò le spalle e se ne andò. Il Dottore sorrise, e sorrise anche Mario, che conosceva bene il babbo. E sapeva che baci non ne dava.
L’orologio della stazione segnava le 12,20 del 4 maggio 1949. Il treno si annunciava in perfetto orario.
Cominciò a cadere una pioggerellina allegra.
Mario, detto Bachino, e il Dottore affrettarono il passo verso il binario.

Il Paese piu’ Sportivo del Mondo – Racconti di Riccardo Lorenzetti
EdizioniSlam
L’ANNO CHE MARIO VIDE IL GRANDE TORINO

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