Ma ieri sera, Totti, e Roma, hanno scritto una pagina di storia calcistica. E chi non lo capisce, non sa cosa si perde.

Roma, 28 maggio 2017.

Hanno scritto una piccola pagina di storia sportiva, ieri sera.
Perché Roma fa anche di questi scherzi.
I più disincantati dicono che deve essere per quello che non vincono mai, e allora mettono nell’albo d’oro le robe “de core”… Quelle dove ci si emoziona molto: che sono ricche di lacrime e sentimento ma povere di metallo, inteso come coppe da alzare al cielo.
Un tifoso mi disse, una volta, che il suo ricordo più bello fu quando fecero la partita d’addio a Bruno Conti, e allo stadio c’era più gente della Finale di Coppa Uefa, che avevano giocato qualche giorno prima.
Mi parve una “boutade”.
E invece lì dentro c’era tutta Roma. E la sua magia.

Non torneremo, allora, sul campione che tramonta, e diventa “ingombrante”, suo malgrado: lo abbiamo già detto e ripetuto millanta volte, anche quando il benservito toccò a del Piero,o a Paolo Maldini… Il mondo è diventato cinico, ormai, e lo sport non fa che seguirne le regole.
Però, ieri Totti ha fatto commuovere tutti.
Anche Repice si è emozionato forte, alla radio. E Caressa lo ha addirittura definito “il più grande artista del calcio italiano di tutti tempi”.

Ora, non saprei dare una definizione precisa di “artista”, nel pallone.
Mi viene in mente Rivera, per esempio. Ma va detto che Rivera giocava in tempi di minore esposizione mediatica: la Gazzetta al bar, la Domenica Sportiva dopo lo sceneggiato sul canale nazionale, e poi tutti a nanna.
Totti, invece, ha attraversato il momento nel quale il calcio ha smesso di essere uno sport e si è annacquato nello spettacolo, se non nel puro ’intrattenimento: quello del gossip e delle azioni rallentate con le musiche in sottofondo. I “Calciatori Brutti”, “La Fatica di essere Bomber” e i social network che fanno il controcanto.
L’ultima partita di Rivera fu un Milan-Bologna che valeva la “stella”: gli misero un megafono in mano per convincere alcuni tifosi a tornare sulle tribune, dopo che per il troppo entusiasmo avevano invaso il campo da gioco.
E fu tutto lì.

Poi, ci sarebbe Baggio. Che come artista non è stato inferiore a Totti, però è durato molto meno.
Ma Baggio, per quanto fantastico, era anche campione più “freddo”. E quando ha smesso, non ha trovato una città intera che piangeva per lui: giusto un paio di giri di campo a Brescia, che infatti è dieci volte più piccola di Roma.
Solo Firenze gli ha riservato l’amore autentico che non ha poi trovato né alla Juve, né all’Inter né al Milan; ed è per questo che il Baggio iconografico indossa la maglia azzurra della Nazionale, e non del Club di appartenenza.
La stessa sorte che è toccata a Pablito.

Totti in Nazionale, invece, dava l’idea di giocarci un po’ controvoglia: come se quel rapporto così viscerale con la sua città, ed il suo popolo, pretendesse una specie di esclusiva.
Che qualcosa, alla fine, gli è pure costata… Perché Totti, a livello internazionale, è stato si ammirato, ma non ha mai raggiunto vette di popolarità da Star assoluta.
E allora toccherà ai posteri essere più indulgenti di molti contemporanei: e quella bacheca invero povera di trofei finiranno per considerarla più meritevole dei tanti successi che il campione non ha ottenuto.

Ma ieri sera, Totti, e Roma, hanno scritto una pagina di storia calcistica.
Una pagina che ricorderemo per chissà quanto tempo.
Utile per ribadire una volta di più che vedere solo un pallone che rotola è come non vedere niente, anche in questi tempi foderati di cinismo.
E che, soprattutto, il calcio sono queste cose qui.

E chi non lo capisce, non sa cosa si perde.

totti