Pierino Prati: perché il terzo gol del Milan è poesia pura; Uno dei gol più belli, e istruttivi, mai visti in tutta la storia del calcio.

“Neh, Dottor Buticchi… Questa come la risolviamo?”, chiede il direttore del Casino di Campione d’Italia.

Il “Dottor Buticchi” è il presidente del Milan: ha appena perso una discreta cifra al tavolo della roulette, e si ricorda del suo centravanti. Un calciatore molto bravo, nel giro della Nazionale, con il quale potrebbe appianare i debiti che si stanno pericolosamente accumulando.
Ed è così che “Pierino la Peste” (stavolta il sommo Brera poteva fare di meglio) si ritrova improvvisamente sul mercato.

Settecento milioni.
Una cifra addirittura scandalosa, nel 1973: proprio mentre la famigerata “congiuntura” ha messo fine al miracolo economico, e la crisi petrolifera sta inaugurando la stagione dell’Austerity.
Ma il calcio, che anche allora doveva assomigliare ad una specie di porto franco, trova qualcuno disposto a commettere quella follia. Qualcuno che non ti aspetti, come la derelitta Roma del geometra Gaetano Anzalone, pensa un po’ te… Squadra invero molto modesta, specializzata in quei settimi-ottavi posti che gli varranno, tra i suoi stessi tifosi, il soprannome di “Rometta”.

Così, l’affare va in porto, e renderà tutti felici. Il “Dottor Buticchi”, la “Rometta” (che farà terza in classifica) e persino quel solerte direttore di Casino. Protagonista, suo malgrado, di un affare che sbalordisce l’Italia sportiva.
Del parere di “Pierino la Peste”, invece, non se ne interessa nessuno; perchè Bosman nel 73, frequenta la terza elementare, e i calciatori sono proprietà esclusiva del Club. Trattati né più né meno dei funzionari statali, che il capufficio ogni tanto minaccia di far trasferire in Sardegna.
Poi, ci sarebbero anche i tifosi del Milan, che gridano allo scandalo, e assediano la casa del Presidente. Ma anche loro hanno capito che debbono rassegnarsi: la stagione felice sta volgendo al termine… L’anno successivo, il Dottor Buticchi proverà a vendersi persino Rivera.

Ecco.
Per onorare la memoria di quello splendido attaccante che è stato Pierino Prati, niente di meglio della tripletta del 69, al Bernabeu, quando il Milan del Paron schianta l’Ajax di Crujff, che di lì a poco avrebbe dominato l’Europa.
Il primo gol è classico: perentorio, chirurgico colpo di testa, che era la specialità della casa. Il secondo è sorprendente, con una gran botta da fuori che sorprende il portiere.
Sul terzo, invece, c’è Rivera che chiede triangolo a centrocampo, poi… No, aspettate… Il terzo non ve lo posso raccontare.
Perché il terzo gol del Milan è poesia pura; e a raccontare una poesia si rischia di banalizzarla. Come quando bisogna spiegare le barzellette che non hanno fatto ridere.

Andatevelo a rivedere, in silenzio.
Secondo me, quello è uno dei gol più belli, e istruttivi, mai visti in tutta la storia del calcio.
Perché quell’azione (che è un’opera d’arte) ci permette di capire tre cose in una sola volta: la prima, quale campione pazzesco sia mai stato Gianni Rivera. Poi, la bravura di Pierino Prati, che del genio di Rivera era una specie di “braccio armato”. E, infine perché, davanti all’AC Milan, tutto il mondo del calcio si senta in dovere di togliersi il cappello.

A me, è tornato in mente il povero Gabriello.
Che era il benzinaio del mio paese, quando il mio paese aveva addirittura un distributore di benzina.
Aveva un’evidente zoppia, ed era un Milanista tostissimo: un tipo incazzoso e fumantino, ma a suo modo leale. Come lo erano i tifosi di una volta, che non stavano ogni tre secondi a dare di ladro o di malfattore all’avversario sportivo.

E quando, negli anni successivi, l’Ajax divenne lo squadrone invincibile che tutti ricordiamo, e gli capito’ di spianare sia l’Inter che la Juventus, ecco che il povero Gabriello tirava fuori la copia originale di “Forza Milan” che aveva in copertina il Prati incontenibile di quella magica notte. E che aveva conservato gelosamente.

“Con il vecchio Milan, questi fenomeni olandesi si sono divertiti di meno…”, diceva tutto orgoglioso.
E gonfiava il petto. Proprio come i Cavalieri di Vittorio Veneto, o i reduci di Villafranca.
O come se quella notte sul prato del Bernabeu, con Prati e Rivera, ci fosse stato anche lui.

Gabriello è morto più di quarant’anni fa. E una volta gli scappo’ detto che al suo funerale, accanto al labaro della venerabile confraternita, gli sarebbe piaciuto avere anche una bandiera rossonera.
“Forza Milan” ha cessato le pubblicazioni, e da tempo non esce più nelle edicole.
E ieri sera, se n’è andato anche Pierino, “la Peste”.

Ti sia lieve la terra.

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