“Mi sono reso conto che c’è stato un tempo dove le emozioni (anche quelle sportive) duravano tantissimo, e qualcuna te la portavi dentro tutta la vita” –

Stasera, alle 21,15, sarò a Tele Idea.
Con Sabrina e Giacomo.

Si comincia sempre dagli amici. Poi, si prosegue. Dove ci porterà il vento, o il cuore, e dove (distanziamento sociale permettendo) sarà possibile parlare del librino. Che esce ufficialmente oggi.
25 giugno.
Una data che decidemmo, con l’editore, lo scorso dicembre… “Lo faremo uscire nel bel mezzo degli Europei – si disse- e i lettori lo sfoglieranno sotto l’ombrellone”.
Ne avessimo presa una.

Cochi, in ogni modo, non si è scoraggiato. E da almeno un mese martella i social con il countdown… Nemmeno Harry Potter, o il Codice Da Vinci, hanno avuto un battage così incalzante come il nostro “Spreco di tempo”. Desidero ringraziare gli artisti che si sono prestati, in amicizia, alla “pubblicità”: Gianni, Emi, Roberto, David e Filippo.
I loro video hanno avuto un grande successo. Siamo molto oltre le centocinquantamila visualizzazioni.

Ringrazio due amici veri, e preziosi, come Andrea Bacci e Giancarlo Brocci. E Alessandro Pianigiani, autore della copertina, nella quale ha “rivisitato” la fotografia più “iconica” dello sport italiano. L’idea è piaciuta anche al grafico, che ha scelto lo sfondo “celeste-Bianchi”.
Roba da buongustai… E’ un colore importante, nel ciclismo. L’equivalente dell’azzurro nel calcio, e del rosso nell’automobilismo.

Infatti, nello “Spreco di tempo” si parla molto anche di ciclismo, oltre che di calcio, e di auto, moto, pugilato, tennis.
Ma se ne parla in tono nostalgico-vintage: Pietro Fanti scrive così, oggi, su calciosenese.it: “in questo libro si parla poco di CR7, di Neymar e della Francia campione del mondo 2018: in compenso si parla molto di Bersellini e del paron Rocco. Di figurine Panini, degli inviati di 90° Minuto, dell’Olanda di Crujff e della sigla dell’eurovisione. Non ci sono né Vettel, né Hamilton: però c’è la Lotus nera di Mario Andretti.”.

Ecco. Il senso è proprio quello.
Descrivere l’emozione per una vittoria e l’amarezza per una sconfitta. L’ammirazione per un campione e l’entusiasmo per un’impresa… Tutta roba, a ben pensarci, che si può classificare alla voce “spreco di tempo”, in tempi così materiali, perchè in solido non ci ha lasciato niente.
Ma senza di esse, sicuri che la nostra vita avrebbe avuto lo stesso sapore?

Per me, no. Ma io (lo riconosco) sono un caso limite.
Magari mi dimentico cosa ho fatto stamattina, ma ricordo benissimo Galdos e Bergoglio sullo Stelvio (Giro 1975) e ho ancora nelle orecchie la radiocronaca di Ameri, in quel Bilbao-Juve finale di una lontanissima coppa Uefa. Lo strazio per Gilles Villeneuve e l’entusiasmo per Pantani che vola sul Galibier: l’angoscia dell’Heysel e l’ebbrezza per la Samp Campione d’Italia… Provate a mettermi davanti un album delle figurine dal ‘71 al ’78, e potrei addirittura sbalordirvi. Ricordo l’edizione dove Claudio Sala ha la faccia corrucciata, quella dove Capello corre tutto storto e Chinaglia è disturbato dal sole. Nel 71, Bigon gioca nel Foggia, ed ha le mani dietro la schiena. Nel 74 è al Milan, e sta camminando verso il fotografo.
“Scrivere -disse un giorno Novalis- è come ritornare nella casa di nostro padre. Quella dove siamo nati”.

Rileggendo questo libro, mi sono reso conto che c’è stato un tempo dove le emozioni (anche quelle sportive) duravano tantissimo, e qualcuna te la portavi dentro tutta la vita. Mentre adesso si lascia cadere tutto per terra, e nemmeno ci chiniamo a raccoglierlo.
Un paio d’ore, ed è tutto finito.

Ne parleremo stasera.
A Tele Idea

Per adesso, grazie della fiducia.

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