Regole di vita, più che di Palio; che chiamano in causa l’onore e il rispetto, la generosità e l’amicizia.

Siena rimane bellissima, anche senza Palio.
Fatevene una ragione.

Lo rimane anche senza colori, senza canti e senza turisti: e con addosso quell’aria di decadenza che da un po’ di tempo si porta fatalmente dietro, dopo anni fin troppo felici.

Il prossimo anno, la festa sarà ancora più bella. E magari la gente si ricorderà, un giorno, “di quella volta che…”, proprio come successe in tempo di guerra.
Quando tornare a correre il Palio volle dire, più di ogni altra cosa, tornare alla vita: e i Senesi, per dimostrarlo, se le dettero di così santa ragione che il cosiddetto “Palio della Pace” passò alla storia come uno dei più turbolenti di sempre.
Ma fu anche il segnale che Siena ce l’aveva fatta, e adesso rialzava la testa per ricominciare.

Le immagini di ieri mi hanno emozionato, e in qualche occasione commosso, ma non mi hanno intristito.
Ho pensato alla foto di Matt Busby, che guarda l’Old Trafford semidistrutto dalle bombe della Luftwaffe, nel ’41: non c’è rabbia, nel volto del vecchio allenatore, che sembra quasi sorridere davanti alle rovine del suo stadio.
Sà che il suo favoloso Manchester United sarà più forte anche della guerra, e della cattiveria degli uomini. E che presto tornerà in campo: a vincere per la sua gente, e ad emozionare i bambini con la bandiera biancorossa.

A quelli che ieri hanno scritto “Non c’è il Palio, finalmente una buona notizia”, vorrei invece raccontare la storia di Andrea.
Che era (ed è tuttora) un accesissimo contradaiolo della Torre, ed un bel giorno gli capita di ritrovarsi accerchiato da quelli dell’Oca.
“Andreino, noi si sarebbe venuti a picchiarti…” gli dicono, con tutta la naturalezza del mondo.
Andrea è un tipo coraggioso: uno che non si tira indietro, e nelle risse in piazza è spesso in prima fila. Ma stavolta capisce che si mette male, e allarga le braccia: “Va bene –risponde rassegnato- però vi faccio notare che voi siete in venti. E io sono da solo…”
Gli Ocaioli, con il loro fazzoletto biancorossoverde al collo, hanno un attimo di smarrimento: “E allora, come si fa?”.
Il capo della spedizione rimane un po’ titubante, guarda Andrea della Torre negli occhi, e alla fine gli molla uno scappellotto: “E allora, vuol dire che andiamo a prendere un caffè”.

E’ una storia, questa, che racconto spesso.
L’ho sempre trovata bella.

Perché lì dentro c’è tutta Siena, e i Senesi. O almeno, la Siena (e i Senesi) di una volta: tanto più che poi, il giorno dopo, il “numero legale” fu raggiunto. E la rissa, Torraioli e Ocaioli, la fecero per davvero: una scazzottata memorabile, al Chiassolargo, proprio davanti alla curva di San Martino… E stavolta, a Massimo, non furono offerti caffè.

“E’ lo spirito della Civitas che è dentro di noi, e che rende diversa la nostra città. Anche se oggi, purtroppo, molte cose sono cambiate.” mi disse Riccardo Pagni, del Bruco, in un’intervista.
Silvano Carletti, che era di Camollia, mi fece una piccola lezione di storia: “Molti pensano che le contrade nacquero come compagnie militari della Repubblica di Siena – disse- Ma la loro vera essenza fu, in realtà, il mutuo soccorso. L’aiuto reciproco tra la povera gente. Che anche allora non se la passava benissimo. ”

A volte penso che, tra le molte proteste, ci sia anche una specie di invidia.
Verso Siena, e quello che ha rappresentato nei secoli.
Verso Siena e la sua pur ammaccata “Civitas”: che in un mondo sempre più alla deriva, ha ancora le sue regole. E non ha nemmeno bisogno di metterle per iscritto.

Perché sono cose che si hanno dentro, e te le senti appiccicate addosso. Regole di vita, più che di Palio; che chiamano in causa l’onore e il rispetto, la generosità e l’amicizia.
Insegnano l’amore per la tua terra e per il tuo popolo: e che per la tua terra, e per il tuo popolo, devi essere anche disposto a batterti. Ti insegnano che non si scappa, di fronte al pericolo, ma anche che non si combatte, quando siamo in venti contro uno.
Soprattutto che non si colpisce l’avversario, quando esso è caduto a terra.

Questo è il Palio.
Da secoli.
E questo vorrei che i Senesi custodissero per sempre.

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