IL “MAZZOLA” DI BELTRAMI – Correva l’anno 1987


Il “Cavalier Fiorilli”.
O anche, il “Sor Ugo”. Come lo chiamava affettuosamente tutto il calcio senese, del quale è stato, per almeno un trentennio, una specie di “Re Sole”.
Il “Sor Ugo” era stato, in gioventù, promettente arbitro e quotatissimo centometrista: e proprio quello era il suo orgoglio, testimoniato da una serie di fotografie nelle quali incappavi regolarmente, appena entrato nel suo ufficio in Via Camollia.
Fiorilli era un uomo alto, severo, autorevole, con due gambe da fenicottero. E nella gestione del calcio senese aveva fama di intransigente e conservatore… Eppure, fu proprio grazie a lui che nacquero, in quell’ufficio, i primi “playoff” mai visti nel calcio dilettanti: il primissimo esperimento applicato al calcio di quella diavoleria che il basket e la pallavolo applicavano (con successo) per rendere avvincente la fase finale dei campionati, e deciderne il vincitore.

Era l’anno di grazia 1987, e la terza categoria scoppiava di salute: ogni anno, più di trenta squadre che rappresentavano tutta la provincia, completando un’integrazione geografica che coinvolgeva Merse e Valdelsa, Valdichiana e Monte Amiata, Valdorcia e Chianti. Dal profondo nord di Radicondoli fino all’estremo sud di Saragiolo, il pubblico era spesso oceanico, la qualità delle squadre era altissima e le aziende (con fatturati da record) non lesinavano finanziamenti. Erano gli spensierati anni ottanta, quelli: e anche il calcio dilettanti si scopriva improvvisamente una specie di paese della cuccagna, dove i cosiddetti “rimborsi spese” stavano decollando verso livelli quasi scandalosi.
Ma fu proprio in quel calcio che maturò una delle squadre più pazzesche e sorprendenti mai viste sui campi di calcio dilettanti: in una terza categoria lontana e felice che fece da serra calda ad una specie di Verona di Bagnoli. Una squadra che, partita a fari spenti, seppe mettere in fila il fior fiore degli squadroni dell’epoca, e regalò l’illusione di una piccola, tascabile, “rivoluzione” calcistica: sollecitando un paragone, mutatis mutandis, che non mi è mai sembrato troppo ardito con l’Olanda di Crujff, Neeskens e dei favolosi Mondiali 74.

E’ il Mazzola del 1987.
Assemblato pezzo su pezzo da Robertino Bischeri, che all’epoca è un giovane direttore sportivo e dimostra subito le intuizioni giuste, sia con la truppa che con il generale che sarà chiamato a guidarla.
In porta, chiama l’enfant-du-pays Benocci, che è nato in Valli, e quindi (nella più elementare proporzione matematica) dovrebbe stare al Mazzola come Totti sta alla Roma. Poi, blinda la difesa: con Mei e l’erculeo Aprea. E, centrali, il ferrigno Mancini e il classico Pondrelli.
Io vado a vederli, in un’amichevole precampionato che giocano a Castelnuovo, e mi fanno subito un’impressione notevole: il Berardenga, che è una signora squadra, viene letteralmente “piallata” dal Mazzola… Pondrelli, poi, prende a calibrare lanci da quaranta metri che stupiscono persino il povero Piero Ruffoli, con il quale sto guardando la partita: “Mi mancava il Pondrellone versione Luisito Suarez, e poi le ho viste davvero tutte” sibila a denti stretti.
A centrocampo, il fine Becatti, il roccioso Quercioli e Mario Vannini, che gioca una specie di stagione della vita. Quando c’è bisogno di corsa, arrivano un jolly come Socci (che ne gioca molte) e Sanniti, mentre sulla fascia imperversa un Siciliano di gran classe come Confalonieri, che sarà tra le rivelazioni assolute.
In avanti, la strana coppia Corbelli-Coppolillo, che non riscuote nessun credito (“Se le partite dovessero finire zero a zero, Corbelli sarebbe titolare fisso nella nazionale brasiliana”, è una delle battute che girano all’epoca) e finirà per sorprendere tutti. Sembra un attacco di polistirolo, e invece si rivelerà un’arma letale.
Infine, il condottiero di questa che sembra un’Armata Brancaleone: un tipo che ha i modi garbati del gentiluomo e un gradevolissimo accento romanesco che non sfigurerebbe in un film di Luigi Magni. Si chiama Valerio Beltrami: è un illustre dermatologo, e calcisticamente sembra avere le idee chiarissime.

E infatti, la sua “Armata Brancaleone” di Valli prende subito il campionato per le corna, e non lo molla più: perché il Mazzola gioca a memoria, non butta via un pallone e levita a mezzo metro da terra, come se avesse la capacità di azzerare la forza di gravità. Un calcio da angioletti, in quei campisportivi roventi che, negli anni ottanta, assomigliano a gironi danteschi.
Si, perché il “Sor Ugo” non ha voluto troppo bene alla squadra di Beltrami, e l’ha spedita proprio nell’inferno del gruppo B, che è una specie di cerchio della morte.
Lì dentro ci sono la Chiantigiana di Sterbini-Pedani-Bighellini e il San Gusmè sponsorizzato Panforte Fiore (con Spillo Vanni capocannoniere). Il talentuoso Serre di Claudio Becherini e il Petroio da corsa di Capitan Batignani: il Tressa del grande Nevio Piccinelli e l’arcigno Trequanda, che vanta la “Maginot” Scaccia-Scali-Vannuccini.
Ma il Mazzola, che dovrebbe essere vaso di coccio, finisce che li mette tutti in riga: e domina il girone della morte, con la spada dell’arcangelo.
L’esame di laurea arriva a novembre, quando scende nel terribile “Armando Picchi” di Petroio, dove ha appena lasciato le penne anche la Chiantigiana. I locali hanno Benedetti, Nardi e Ligioni, che sono i migliori giovani del torneo; ma il Mazzola ha le ali ai piedi, ed esce tra gli applausi vincendo due a uno, e regalando spettacolo. C’è, tra gli sportivi, la convinzione che non si era mai vista, in terza categoria, una squadra capace di volare sopra il fango di quel terreno impossibile: “Se nelle steppe russe ci fosse stato il Mazzola di Beltrami, anziché la Wehrmacht, per Stalin non ci sarebbe stato scampo.”, scrivo all’indomani sulla Gazzetta di Siena.
Roberto Bischeri mi telefona personalmente per ringraziarmi (non esistevano gli sms), e intanto scrolla la testa: “Ho paura che non durerà… Perché noi siamo all’osso, e gli altri comprano un giocatore dietro l’altro”.

Sarà facile profeta.
Perché il Mazzola-spettacolo, e i suoi favolosi spadaccini, si logorano in battaglie all’arma bianca che finiranno per sfiancarne la tempra, mentre la concorrenza allarga il portafoglio, e si prepara ai playoff saccheggiando gli svincolati di mezza Italia, in uno shopping da delirio.
Il Mazzola chiude secondo la regular season, e si trova a giocarsela con Pievescola, Badesse e Radicofani: girone a quattro, partite andata e ritorno, e la prima viene promossa. E’ un epilogo stuzzicante, che sembra tagliato su misura per gli “arcangeli di Valli”… Ma quel meraviglioso squadrone che per sei mesi ha sbalordito il calcio senese è ormai bollito, e come Dorando Petri crolla sul traguardo.
Vincerà, invece, il Radicofani: che nessuno aspetta, ma che ha in Robertino Bartoli uno dei centravanti più bravi (e sottovalutati) degli anni ottanta. E’ suo il gol che espugna Badesse, e regala la prima, storica promozione in prima categoria agli eredi del grande Ghino di Tacco.
Il Mazzola finisce terzo, con cinque punti. Ha venduto cara la pelle, ma non è bastato.

Il “Sor Ugo”, che è uomo d’altri tempi, non è rimasto soddisfatto dei suoi playoff. Soprattutto, lo ha letteralmente disgustato quella “tratta delle vacche” che ha caratterizzato l’ultima parte di stagione. “Molti dirigenti che credevo uomini di sport si sono rivelati autentici cialtroni”, confesserà. E di playoff, non se ne parlerà più per anni.
Si parlerà, invece, del Mazzola di Beltrami. E se ne parlerà a lungo come il più bell’ orologio svizzero mai visto nei campi senesi di terza categoria.
Si sono coperti di gloria, come la Folgore ad El Alamein; e come loro, nella battaglia finale, si sono trovati senza più benzina, né munizioni.
Lo scrissero anche nel famoso cippo, a ricordo di quella memorabile battaglia: “mancò la fortuna, non il valore”.

maz