Quel numero 7, che nessuno conosceva, ma che era un vero spettacolo per gli occhi…

Questa l’ho raccontata così tante volte che la conoscono anche i sassi.
E’ una storia semplice, ma bella, anche a distanza di quarant’anni.
E quando si parla di storie di calcio piccolo, non mi viene in mente niente di altrettanto tenero ed edificante.
Una cosetta quasi commovente, che è diventata persino un monologo teatrale… E la sera che la recitarono, da par loro, Gianni Poliziani e Francesco Storelli venne giù il teatro.

E allora bisogna tornare al 1981, quando al nostro piccolo GS Petroio, che è uno dei protagonisti di questa storia, capitò di giocare nella tana del terribile San Casciano dei Bagni, dominatore del girone sud della terza categoria.

Il GS lo allenava il grande Giuliano Marcocci, detto “Tamascio”, al quale il Montefollonico ha poi intitolato il suo camposportivo.
Tamascio era un buon tecnico ma soprattutto era un onest’uomo… Prese la squadra che era penultima e nel giro di tre mesi la portò al terzo posto. Come fece, non si è mai capito. Dicono che fu un fatto di allenamenti: il suo predecessore lavorava solo sulla corsa, e tutti i giocatori finivano imballati o fuorigiri.
Tamascio, invece, si accontentava di un giro di campo al piccolo trotto e poi faceva giocare a pallone: fu l’uovo di Colombo per portare i calciatori nella loro forma migliore, e il Petroio non perse più.

La partita decisiva si giocò a San Casciano Bagni, che era marzo inoltrato, e loro erano primi in classifica: 400 persone, ogni domenica, sulle tribune del vecchio camposportivo che non era nemmeno lontano parente dell’attuale, bellissimo stadio “Goracci”.
All’epoca, tra gli spogliatoi e il terreno di gioco, avevano costruito una specie di rudimentale passaggio recintato, utilizzando la rete del dodici, di quelle che vanno bene per i pollai. E se quel pubblico non era rimasto soddisfatto, ti aspettava al varco, alla fine del primo tempo, e infilava gli ombrelli dentro i buchi della rete.
L’accesso agli spogliatoi per il canonico “tè caldo”, andava guadagnato dopo uno slalom che assomigliava ad una specie di percorso di guerra.

Però, la squadra che avevano messo su a San Casciano dei Bagni, era davvero magnifica.
Campioni mai visti, per la terza categoria. Ciliegina sulla torta, il fenomenale Sandro Cristiani, che veniva da Trastevere, e da ragazzo giocava nella juniores della Roma insieme a Bruno Conti… E quello scarso dei due, era Bruno Conti.
Cristiani aveva una vaga somiglianza con Valentino Mazzola, e sul campo era uno spettacolo. Grande tecnica, fisico non possente ma racchiuso in un fascio di muscoli che lo rendeva atleta strutturalmente perfetto.
Con Enzino Tosoni, che giocava all’ala destra, era il leader indiscusso della squadra e l’idolo della tifoseria; e quando prendeva il pallone, tutta la gente si alzava in piedi per vedere cosa succedeva.

Il GS Petroio si trovò davanti quell’ambiente, e ne rimase un po’ atterrito: “Tamascio” lesse la formazione negli spogliatoi, distribuì le maglie e la partita cominciò.
Il San Casciano partì fortissimo, sciorinando un calcio-samba che nemmeno in Brasile: il grande Cristiani teneva fede alla sua fama con movenze da direttore d’orchestra; ogni pallone, un’invenzione… Lì un bel cross, là un grande apertura, e poi tiri, e passaggi, calibrati al millimetro.

Il GS Petroio, però, reggeva benissimo i colpi. E la sua ala destra, con un nasone un po’ adunco e le gambe storte, stava combinando cose incredibili: e mano mano passavano i minuti, strappava l’ammirazione di quel pubblico immenso, e feroce.
Da una parte c’era il grande Cristiani che dipingeva calcio, e dall’altra questo sconosciuto numero sette che non gli era da meno; e dai suoi piedi uscivano giocate sbalorditive, che quella gente, dal palato finissimo, non poteva fare a meno di apprezzare.
Finì uno a uno.
Fu, quello, l’unico punto che il grande San Casciano del 1980-81 lasciò agli avversari nel proprio campo, dove vinse agevolmente quattordici partite su quindici. E fu per difendersi dalla verosimile reazione del pubblico che il GS Petroio, al fischio finale, si schierò a quadrato per entrare compatto dentro gli spogliatoi, proprio come gli eserciti di Napoleone in assetto difensivo.
Invece, dalla tribuna si alzò prima un leggero mormorio, poi un timido battimani e infine un applauso scrosciante per il piccolo Petroio che usciva dal campo, meritandosi l’onore delle armi.
E che, soprattutto, gli aveva fatto vedere quel numero sette, che nessuno conosceva, ma che era un vero spettacolo per gli occhi. E per classe, non aveva niente da invidiare ai campioni del fenomenale San Casciano.

A fine partita, dopo la doccia, il grande Cristiani volle scendere nello spogliatoio avversario, per congratularsi personalmente.
Il pubblico aspettava lui, ma stavolta quel numero sette con il nasone gli aveva rubato la scena, e lui voleva a tutti i costi conoscerlo, per stringergli la mano e complimentarsi di persona. Come cavalleria sportiva pretendeva.

Questo era Sandro Cristiani: il grande fuoriclasse di Roma che fece grandissimo il San Casciano Bagni dei primi anni ottanta
L’altro, era Fulvio Benvenuti.

gs