NUTI, BRANDANI E… FOFFO GIOMARELLI: CACCIA AD OTTOBRE ROSSO

Fu una roba da film, quel campionato 2009-2010.

Uno di quelli visti e rivisti mille volte, ma che guardi sempre con piacere quando passano in televisione. Come Trinità, il tragico Fantozzi o il Nome della Rosa.
O come “Caccia a Ottobre Rosso”, che forse è il film che più assomiglia a quel favoloso campionato, e ai suoi protagonisti.
Gli appassionati di cinema si ricordano sicuramente la storia: l’inseguimento, in mezzo all’oceano, tra il poderoso “Ottobre Rosso” (classe Tifone, Marina Militare Sovietica), l’agile sommergibile americano Dallas e l’immancabile terzo incomodo, guidato da un capitano giovane e ambizioso, che dà la caccia ad entrambi.

Asinalonga, Mazzola e Radicondoli.
Tre squadre irripetibili, a loro modo. E quell’ inseguimento spettacolare nel mezzo dell’oceano della terza categoria, tenendo in apnea la provincia sportiva per dieci mesi filati. Con l’aggiunta di un finale a sorpresa che nemmeno un maestro del thrilling come Tom Clancy sarebbe arrivato a concepire.

Il Mazzola del 2010, tanto per cominciare, è un Club dal grande fascino, ma con il blasone impolverato: il Roburrone in serie A è una cosa sensazionale, ma finisce per togliere spazio a tutte le altre realtà cittadine, che già di loro ne hanno sempre avuto poco. E’ ambiziosa, “la squadra di Valli”: rivendica un ruolo da protagonista, e a Patron Barbieri si è aggiunto Antonello Pianigiani, che pensa in grande e si dice stufo morto di come vanno le cose a Poggibonsi.
L’Asinalonga è la scommessa di un gruppo di amici che dal 2004 ha cercato di riordinare il caos amatoriale del calcio sinalunghese, senza però ottenere risultati scintillanti. Il Radicondoli vivacchia nel suo misterioso fortino nord-occidentale che non è più Val di Merse e non è ancora Valdelsa.

Il campionato comincia, e non ci vuole molto a capire che il Mazzola è una roba nucleare, proprio come il maestoso “Ottobre Rosso”. La rosa è semplicemente perfetta, con almeno cinque-sei elementi che al Tour de France non esiterebbero a definire “hors-categorie”. Perchè tali sono, senza dubbio, il capitano e leader difensivo Scortecci e il portiere Fiorini. Il generoso Riccardo Nonni, perseguitato da una jella tenacissima, e il “ciliegione” Carsetti, che scende in terza categoria dopo 400 partite da professionista.
Davanti, Mister Sanniti può disporre della coppia-gol più iconica del XXI secolo: l’attaccante di riferimento è Mario Nuti, che ha cuore granata come il grande Ghigo Cappannoli (per dirne uno scarso). SuperMario gioca nel culto di Pulici e Graziani, ma segna più di tutti e due messi insieme… Alla fine dell’anno ne conterà trentotto.
Il suo partner è Guido Stazzoni, del quale si può dire (parafrasando) quello che dicevano di George Best… “Se Stazzoni fosse nato povero, non avreste sentito parlare né di Ale Monaci, né di Tony Vasseur.”. Invece, è nato ricco. E, a volte, dà l’impressione di impegnarsi poco.

Vince sempre, il Mazzola, e sembra un rullo schiacciasassi, ma nei radar si sta avvicinando il sommergibile Dallas: la piccola Asinalonga che non perde un colpo, e comincia a convogliare verso il campetto di Scrofiano una tale quantità di gente da insospettire anche il cassiere dell’UC Sinalunghese, che gioca in Eccellenza.
Quel progetto è finalmente sbocciato, e il merito è della troika Bruni-Bardelli-Goracci, che cerca di dare un respiro più ampio e spinge forte sulla definitiva “desarciuispizzazione” del Club.
La squadra, vista nel suo complesso, non vale il Mazzola, ma ha uno spogliatoio di granito ed un pubblico addirittura esagerato: e saranno loro a far saltare il banco della terza categoria, insieme a molti elementi che giocano la cosiddetta “stagione della vita”.
In rossoblu si lotta ogni pallone come se fosse l’ultimo, e ci si getta nel fuoco per la causa comune: Il portiere Crociani, per esempio, e il giovane Thomas Cresti, stampano partite perfette. Poi ci sono le geometrie di Ciccio Paesano, la corsa di Paterni, il fisico di Iceman Giannini, la classe di Garosi e l’eclettismo di Meniconi. Davanti, sono in quattro a contendersi due maglie: Cherici, Calveri, Mori e Marco Ciacci, che è l’unico “straniero” del gruppo, ma si integra alla perfezione.
L’allenatore è Simone De Nisco, un tipo sveglio che trasforma l’Asinalonga in una specie di alveare, dove tutti producono miele ma nessuno deve sentirsi ape regina. E così, mentre Nuti segna quasi quaranta reti e Brandani una trentina, il marcatore più prolifico del Dallas rossoblu sarà addirittura Foffo Giomarelli, che gioca da terzino sinistro. Mentre la difesa, orchestrata da Rosi e Lorenzini, è la meno battuta del campionato e incassa quasi niente… La miseria di zero virgola a partita.

Sarà un braccio di ferro interminabile ed entusiasmante: l’1-1 dell’andata, a Cerchiaia (Nuti e Marco Ciacci) testimonia l’equilibrio tra i due sommergibili che si inseguono all’interno di un calendario infinito, dove si gioca anche per le feste comandate.
Più il Mazzola preme sull’acceleratore, più l’Asinalonga non perde un colpo, e intanto alita pesantemente sul collo con un pubblico che si fa sempre più numeroso ad ogni domenica.
Intanto, è il Radicondoli a sfilarsi per primo. Tra gennaio e febbraio, quando si ferma per infortunio Brandani e i rossoneri perdono quei punti che non saranno più in grado di recuperare.

Ma non va dimenticato che siamo nel 2010.
E’ l’anno di Mourinho, degli “zerotituli” e della “prostituzione intellettuale”: la troika rossoblu capisce che è arrivato il momento di alzare i toni, e si inventa una specie di “crociata” contro lo strapotere senese… La stanza dei bottoni dove si escogita il golpe alle spalle della derelitta Asinalonga, che viene dalla sperduta Valdichiana e non ha santi in paradiso.
E’ retorica, ovviamente, ma tutto fa brodo per mettere i bastoni tra le ruote dello squadrone biancoceleste.
A Sinalunga celebrano come un eroe il portiere del Sant’Albino, che para due rigori a Mario Nuti e inchioda il Mazzola sul 2-2: proprio mentre Teo Meniconi abbatte il Guazzino, nel derby che persino l’Assessorato allo Sport impone di giocare al Carlo Angeletti, aprendo per la prima volta alla terza categoria il santuario del calcio sinalunghese.

Il “patatrac” diplomatico accade un mercoledi di gennaio, quando si gioca il turno infrasettimanale. L’Asinalonga non accorda la notturna, ed allora si gioca di pomeriggio (che è lavorativo): è una malizia bella e buona, perché il Chiusdino arriva con gli uomini contati, e ne prende regolarmente quattro (a zero). La sera, poi, sono quasi un centinaio i Sinalunghesi che vanno a Cerchiaia per tifare i cuginetti di Guazzino: vicinissimi a combinare lo scherzetto al Mazzola, che viene salvato dal solito, fenomenale Nuti.

Si capisce come lo scontro sia diventato qualcosa di più profondo e travalichi, ormai, il semplice agonismo sportivo.
Il D-Day è il 14 marzo 2010, quando su Scrofiano si riversa la marea dei tifosi rossoblu, che riservano all’Invincibile Armada senese l’accoglienza che si può ben immaginare.
Per l’Asinalonga è la partita che può cambiare la storia, e in campo è battaglia vera, fatta di cattivissime sportellate e spasmodici corpo a corpo.
Il guizzo giusto lo ha Armandino Calveri, che anche nel 2010 si dimostra il più vispo di tutti: sfugge all’avversario sul primo controllo (che stavolta è il grande Carsetti) e poi si lascia cadere, appena avverte la pressione sulla gamba di appoggio.
Sul dischetto, Foffo Giomarelli dimostra di avere il cuore ruvido e trasforma il punto che vale lo scontro diretto e il +6 in classifica… La gente è in delirio, e si prepara ad invadere la Pietraia, per una partita che si presenta tranquilla ma che il fango farà diventare drammatica: la risolve Garosi, su punizione, quando mancano dieci minuti alla fine e l’ombra del Mazzola si sta nuovamente materializzando, minacciosa, alle spalle.
Finisce 2-0, e l’Asinalonga è ufficialmente in seconda categoria.

Il “Dallas” rossoblu si concede ai festeggiamenti, ma c’è ancora da capire quale sorte tocchi al grande “Ottobre Rosso” di Stefano Sanniti, che nei playoff si troverà a disputare tre partite che entreranno di diritto nella storia del nostro calcio.
Si comincia a Vescovado, dove tira una brutta aria: biancocelesti e gialloneri, in regular season, sono separati da un Mississippi che è largo venti punti, ma adesso si ricomincia da zero, o quasi: e l’Ottobre Rosso rischia, nel campetto vicino al cimitero, l’onta di un naufragio alla Schettino.
Al 50’, infatti, il Vescovado conduce allegramente per 4-0 (!), e ci vuole un memorabile Nuti per tenere diritta la linea di galleggiamento: il fuoriclasse ne segna due, e propizia il rigore di Stazzoni, ma intanto si abbotta una spalla e quasi piange per il dolore.
Il 4-3 finale è risultato imprevisto ma non da cuore in gola, ed il lieve svantaggio viene polverizzato nel ritorno con un 4-1 che non ammette repliche.

Dall’altra parte dell’oceano, il sottomarino Radicondoli comincia l’avventura alla Fratticciola, nella Valdichiana aretina più profonda: Brandani è tornato, ed è protagonista nel complessivo 4-3 (3-2 e 1-1) sufficiente per guadagnarsi la finale.
Che si giocherà al Lotti, di Poggibonsi, e passerà alla storia come una delle partite più belle e drammatiche di sempre nell’intero calcio dilettantistico toscano. Con la fortuna, vieppiù, di avere a disposizioni, su Youtube, le immagini dell’emittente Canale 3 Toscana, che è presente con le sue telecamere.

Sono quelle partite che ad un calciatore, o ad un tifoso, capita di vivere poche volte nella vita, e che restano appiccicate addosso, nel bene e nel male: l’Ottobre Rosso si presenta in forma smagliante, con un Nuti stratosferico che dopo mezz’ora ha già segnato una fantastica doppietta.
Ma il sottomarino dimostra di conoscere l’arte paziente della guerra, e non si scompone: Calamassi e Parri prendono in mano la squadra e dirigono l’orchestra, che negli ultimi venti minuti suonerà solo sinfonie rossonere. La sostituzione di Nuti, che ha la spalla fuori posto e non si regge più in piedi, sarà fatale per l’Ottobre Rosso… Al 90’ Brandani accorcia le distanze, e al 97’, ormai alla fine di quella pazzesca stagione, si materializza Patrice Evra, e la famosa ultima azione di Monaco di Baviera.
La logica spicciola impone, in quelle circostanze, di spazzare verso i posteggi, ma quelli del Mazzola cincischiano un po’ troppo e danno modo a Giannino Becchi di rubare la palla più sanguinosa del secolo, e metterla al centro… Dove il tuffo del favoloso Brandani, a volo d’angelo, beffa tutta la difesa e si insacca alla sinistra di Fiorini, proteso in tuffo.
Il Radicondoli agguanta il più drammatico dei 2-2: adesso supplementari, e poi rigori.

Ora, non c’è bisogno di tifare Milan, ed aver visto Istanbul, per sapere che i rigori, in questi casi, sono quasi sempre una formalità. E che vince sempre il cavallo che rimonta, come successe al Liverpool e come succederà al Radicondoli.
Così, l’eroe diventerà Pippo Giannetti, che compie effettivamente due prodezze da superman: ma la sensazione, palpabile, è che si è visto qualcosa di imponderabile, e che il diavolo in persona ci abbia messo la coda.

L’Ottobre Rosso, re indiscusso dell’oceano, cola definitivamente a picco. Il Radicondoli dal cuore grande vincerà, con la medesima efficacia, anche la Coppa di categoria asfaltando il Vescovado (a Colle val d’Elsa) e poi la prima, e unica, “Supercoppa” con l’Asinalonga, al Franchi di Siena: un “triplete” storico, in quell’anno bisestile dove ci fu spazio per imprese ai limiti del sovrannaturale.

L’Asinalonga disputerà dignitosi campionati di seconda categoria, poi cesserà definitivamente l’attività nel 2014.
Il Mazzola, invece, saprà rifarsi già l’anno successivo: e a risollevarla dagli abissi sarà proprio quel Giovanni Brandani, che nella leggendaria notte di Poggibonsi ne aveva decretato l’affondamento.

Ma questa è già un’altra storia.
E la racconteremo un’altra volta.