COME TE NESSUNO MAI: IL GRANDE FOIANO DEGLI ANNI SETTANTA

I “Galacticos”, se vogliamo usare un neologismo.
“La squadra più forte di tutti i tempi”, se vogliamo farci capire.
A pensarci adesso, il Foiano degli anni ’70 fu davvero una cosa indimenticabile.
Per noi che eravamo ragazzi, e guardavamo il calcio nelle figurine Panini o nella tv in bianco e nero, quella squadra fu una specie di sogno inarrivabile, anche se che stava a pochi chilometri di distanza. Il fenomeno calcistico più significativo di tutti i tempi, in fatto di calcio dilettanti. 
Capace di passare in pochi anni dalla seconda categoria ai fasti della serie D, ma soprattutto, di marchiare a fuoco un’epoca: né più né meno dell’Ajax di Crujff, o del Liverpool di Keegan, che passarono direttamente dagli anni settanta all’iperspazio. Oppure il Bayern di Beckenbauer e il Borussia Monchengladbach (che nessuno sapeva scrivere correttamente). Ma anche la Juve di Platini e il Milan di Sacchi, che però verranno qualche anno dopo.
Raccontano di Lauro Toneatto, che un giorno passa casualmente per Bettolle, ed è incuriosito da quella squadra che sta effettuando una normale seduta di allenamento. L’ allenatore dell’Arezzo scende di macchina per dare un’occhiata, e vede Tralci e Mostacci, Massimo Maccari e Pierino Taddei, Campani e Fantini.
“E questi, da dove scappano fuori?” chiede.
“E’ il Foiano. Si stanno preparando per il campionato di seconda categoria.” gli rispondono.
Toneatto si gratta il mento e fa una smorfia: “Avete voglia di scherzare… Questa è una squadra di serie C”.
Il complimento è così spropositato che qualcuno fa “bum” con la bocca. 
Invece, quel saggio allenatore ha visto più lontano di tutti.
Lo squadrone del 74-75 è l’emblema più immediato della Foiano dell’epoca: ricca, laboriosa e spicciativa.
La città si sta espandendo a dismisura, e da lì si vede un PIL che tira come una locomotiva. Le case stanno diventando veri e propri villini, il giardino e l’automobile testimoniano un benessere ormai diffuso, e qua e là spunta addirittura qualche campo da tennis, che le vittorie di Panatta hanno trasformato nello sport del momento.
Sono gli anni della “Febbre del Sabato Sera”, e il Garibaldi (e l’Apogeo) sono i templi della discomusic, riserva di caccia dei tanti Tony Manero della Valdichiana. Al Cinema Apollo c’è una signora severissima alla biglietteria, ma anche l’indimenticabile Leone Meacci, che il giovedi chiude un occhio se manca qualche mese al compimento dei diciotto anni. 
Ristoranti e bar sono affollatissimi, e i cantieri (nella zona di Via Gioco del pallone) sono pieni di gente, sotto la guida di Lino di Caracca e Colombone, che sono i Messi e i Cristiano Ronaldo del carnevale.
E naturalmente, lo Stadio dei Pini, e quell’esperienza sportiva unica e irripetibile che saprà racchiudere, meglio di ogni altra cosa, l’eccezionalità di quegli anni lontani e felici.
Il mito nasce a Bettolle, e non potrebbr essere altrimenti. Nel 1974 l’impianto di Foiano è, infatti, in fase di ristrutturazione, e per disputare le partite interne la scelta cade sul camposportivo più iconico di tutta la Valdichiana: quello dove ogni estate si accendono le luci della magica Coppa Tempora.
Le foto dell’epoca ritraggono il Mister Carlo Caroni appena trentenne e gli undici calciatori che, un po’ infreddoliti nella loro maglia amaranto e gialla, stanno cominciando la scalata alla leggenda: dietro di loro, il muraglione che delimita il terreno da gioco e i tre gradoni in cemento con la balaustra in ferro.
Il portiere è Caldelli, poi c’è lo sguardo arcigno di Bui che viene da Sinalunga ed è un tipo incazzoso, e quello sereno di Ferruccio Ennati. Che morirà giovane, e lascerà per sempre il ricordo struggente di 
un guerriero indomabile e leale. 
Mario Petrelli è l’enfant prodige: il più “Olandese” di tutti, in un calcio che dalla rivoluzione arancione sta abbinando alla tecnica anche i muscoli. 
Roberto Mostacci è un calciatore completo: può fare la differenza in almeno tre-quattro ruoli, e la sensazione è quella di chi arriva in anticipo sui tempi di quasi vent’anni. Viene dalle giovanili della Roma, e nelle partitelle con la prima squadra fa imbufalire Ciccio Cordova, che ogni tanto gli molla qualche calcione. Su punizione è una specie di killer, e dice di aver imparato da Nils Liedholm, che a cinquant’anni calcia ancora in maniera perfetta. 
Completano il centrocampo Pierino Taddei, da Acquaviva, e Fabrizio Campani, il Fiorentino “che salta i fossi per lungo”. 
Mario Tralci è bomber e capitano: sfrontato e fortissimo, con una personalità che lo porterà a rivestire anche alti ruoli da dirigente federale. Infine, Massimo Maccari, che viene da Chianciano ed è la star del gruppo: ha il numero dieci, la classe cristallina del campionissimo e l’indolenza di chi non si prende troppo sul serio… Quando, nel 1999, Tele Idea organizza il referendum sul “Calciatore del Secolo”, verrà fuori una specie di plebiscito bulgaro: e sarà proprio “O Dotor” il calciatore più votato.
Il campionato di Seconda categoria 74-75 passerà comunque alla storia come uno dei più belli e combattuti di sempre. 
La lotta è bellissima e tirata: giocare a Bettolle significa rinunciare alla solennità dello Stadio dei Pini che, già di suo, vale qualche punto in classifica.
Ma il pubblico è ugualmente affettuoso, e presente. Come tradizione vuole.
A Bucine, l’aria è pesantissima, e il Foiano effettua il normale riscaldamento in un clima quasi intimidatorio. Poi, in lontananza, lo strombazzare dei clacson annunciano l’arrivo di quattro pullmann pieni zeppi di tifosi amaranto. E i bollenti spiriti, cessano di colpo.
La Sansovino è l’osso più duro, come al solito: lo allena Mastro Franco Galantini, che ha nei fratelli Ferrero e Marcello Scali gli uomini migliori, insieme a Fatichi e a Civitelli, che arriva dalla feconda scuola della Sangiovannese. 
Poi, guai a sottovalutare Subbiano, Ambra e Bucinese, che danno a questa seconda categoria il crisma di un super campionato.
La partita chiave del 6 aprile del 1975, tra amaranto e arancioblè si gioca a Bettolle davanti a oltre 1500 persone; ed è l’ennesimo capitolo di una storia infinita che stanno scrivendo da inizio secolo i due Club (insieme a Cortona e Castiglionese) più invitti della Valdichiana calcistica.
La Sansovino è distante un punto, scoppia di salute e ne ha appena date otto al Soci, mentre il Foiano ha sudato parecchio nel derby con il Montagnano. 
Galantini dissemina il terreno di trappole, ma potendoci pensare un po’ su, nessuno vale Caroni, che infatti imposta la partita perfetta. Il resto lo fanno i suoi ragazzi in campo: al 49’ Mostacci ruba palla a centrocampo e arriva al limite dell’area cannoneggiando su Giardini, che nemmeno fa in tempo a muoversi. 
E’ l’1-0 che vale il “game-partita-incontro”: Mostacci (28) e Tralci (22) sono primo e secondo tra i capocannonieri, mentre la classifica ufficiale dice Foiano 47 e l’irriducibile Sansovino 45: è il primo scalino verso il paradiso, e in Corso Vittorio Emanuele si festeggia con i caroselli, dopo dieci anni di secondi e terzi posti.
Arriva il Montevarchi, a celebrare l’impresa, e si concede alla classica amichevole-passerella.
L’Aquila è reduce da un buon centroclassifica in serie C, e gioca con il sussiego dei forti: ma il Foiano è una macchina da guerra, e alla fine del primo tempo Mostacci ne ha già messe tre (a zero). Il Montevarchi schiuma rabbia, ma riesce solo a dare una dimensione più umana alla sconfitta, che comunque gli tocca: 3-2. 
L’allenatore Riva è una furia, fa un memorabile liscio e busso ai suoi calciatori e li farebbe tornare tanto volentieri in Valdarno a piedi: il centravanti Santonico, più sportivo, stringe la mano al grande Ferruccio Ennati e ripete divertito la storica frase di Lauro Toneatto, quel giorno che si fermò casualmente a Bettolle: “Scusate ragazzi… Ma voi, da dove saltate fuori?”.
La prima categoria è un campionato competitivo, e il Foiano si prepara alla stagione 75-76 con la modestia della neopromossa alla quale si chiede di non sfigurare troppo.
La squadra è sempre quella, alla quale si aggiungono Luciano Giamboni, Florio Neri tra i pali e il veloce Biancucci, da Lucignano. “Ricordate che vincere insegna a vincere”, dice Caroni. Sembra una banalità, ma è il postulato numero uno quando si vuole creare un ciclo importante, e lasciare un’impronta in un
campionato che è pieno di stelle: Santiccioli della Bibbienese e il magnifico Tanini, dell’Audax Rufina. Gozzini dell’Asta e Fiorini dell’Asciano, mentre l’Amiata presenta Fugalli e Bordini e la Castiglionese il grande Giuseppe Leto, leader della Nazionale sordomuti.
Alla fine, la spunta l’Antella (42 punti) di un certo Antonio Papa, ma il Foiano gli è subito dietro, e chiude secondo a due sole lunghezze. Mostacci (18 reti) e Tralci (13) danno spettacolo anche nel campionato superiore, e in estate arriva la notizia del ripescaggio in Promozione. Così gli amaranto mettono la seconda tacca nel fucile.
Il 76-77 è “l’anno di mezzo”. Quello (direbbe Che Guevara) “in cui non siamo andati da nessuna parte”: in realtà, è un Foiano che si sta assestando, e si prepara in silenzio per il clamoroso triplo salto carpiato che lo consegnerà al mito.
Due promozioni in due anni ne hanno ingigantito la fama, e la domenica lo stadio dei Pini è rigorosamente “sold out”, con il circondario che si svuota per vedere all’opera la squadra che è diventata l’emblema, e l’orgoglio, della Valdichiana sportiva. 
E’ il primo anno senza Mario Tralci, che decide di emigrare e viene sostituito dal fiorentino Borghi. In porta arriva Patrizio Lulli, in mediana Arrigo Bignozzi e in avanti Leonardo Fabbrini, che è bello come un divo dei fotoromanzi.
Il 1976 è l’anno del Castellina di patron Niccolai, la valanga gialloverde di Dragoni e Buini, che conquista la serie D, ed apre un capitolo che il calcio sponda senese rivendicherà come un’avventura altrettanto epica : Castellina 44 Signa 43 dopo una lotta ventre a terra, con il Foiano che chiude ottavo, a 28 punti nel giorno che Ferruccio Ennati festeggia le trecento partite in amaranto e la Castiglionese lascia le penne nel neutro di Sinalunga con un rocambolesco 5-4.
E’ il primo anno di Promozione, e c’è comunque da esserne contenti… Il proprietario del Mio Bar è un tifosissimo amaranto, e mette in palio un televisore a colori Grundig (che è la moda del momento) per il calciatore che avrà il becco di realizzare tre reti nel derby contro il Cortona Camucia. 
Mostacci ci si mette d’impegno, e al 73’ ha già siglato la doppietta che vale il 2-0: all’ultimo minuto il fuoriclasse romano si ritrova a tu per tu con il portiere arancione, ma il suo pallonetto si infrange sulla traversa e danza a lungo sulla riga di porta, prima di essere finalmente agguantato dal portiere.
Al Mio Bar si tira un sospiro di sollievo; quella smargiassata stava per costare l’equivalente di due stipendi mensili di un operaio delle fornaci.
Il 1977-78 è l’anno-monstre del Foiano: come il ‘49 di Fausto Coppi e il ‘72 di Lucio Battisti. 
Caroni parte dalla difesa e pretende il rude Grifoni, che il piede lo mette sempre, e Leonardo Jaconi, che è un gigante dell’area di rigore. A centrocampo arriva Fiorini, che diventerà un luminare di pediatria al Meyer di Firenze, e in attacco un tipo baffutissimo che si chiama Mauro Pasqualini e dice di aver giocato nel Bologna di Bulgarelli.
Ora, Mister Caroni tutto è, tranne un tipo di bocca buona: al primo allenamento lo vede provare uno scatto e gli cadono le braccia: “Ecco… E’ arrivato Charlot”. Poi gli capita un pallone tra i piedi, e anche quell’esigente tecnico deve ricredersi: e Pasqualini viene tesserato dopo cinque minuti.
Sarà un volo, più che un campionato. Il Poggibonsi parte sparato, e sembra di dover fare un sol boccone di tutta la concorrenza: alla terza giornata tocca al Foiano scendere “a’ Ittondo”, e non c’è tempo nemmeno di toccar terra… Cencetti (ex Fiorentina), Galligani e Tafi fissano il risultato sul 3-0, e la batosta è evidente: “Ci è andata di lusso – ammette Caroni, scoraggiatissimo – Abbiamo oltrepassato metà campo non più di tre volte”.
Ma il Leone giallorosso smette presto di ruggire, e allora si mette nuovamente in mezzo la Sansovino, in quell’eterna lotta tra il bene e il male, tra l’Uomo Ragno e Goblin, che trasforma quel calcio lontano in un universo di Supereroi.
Gli amaranto raggiungono cifre di gioco altissime: alla vigilia di Natale si presenta il Lamporecchio, che domina in lungo e in largo fino all’80’. E’ un Foiano svogliato e distratto, e il Presidente ospite (che è il grande Baronti) se la ride sotto i baffi: “Tutto qui, questo squadrone?”.
Ma bastano gli ultimi dieci minuti, e Petrelli (81), Mostacci (84) e Pasqualini (87) fanno 3-1, con la stessa, poderosa modalità che aveva Grande Torino.
“Presidente-vada-a-letto”, gli dicono dalla tribuna, con l’inconfondibile slang chianino.
Quando arriva la Sansovino, scatta la trappola per Ennio Casadio, che è l’uomo più temuto: Caroni apre il libro di storia e si ricorda del Mondiale ’66, quando Bobby Charlton annulla Beckenbauer, nella semifinale Inghilterra-Germania.
E così, sul fuoriclasse arancioblè manda in marcatura… Roberto Mostacci, che sarebbe il suo cannoniere principe. 
L’intuizione è a suo modo gemiale, e fa saltare il banco: perché Mostacci è un Rivera, ma dimostra di cavarsela bene anche come Lodetti, e manda fuorigiri quel fenomenale avversario, che sbaglierà anche un calcio di rigore. Il gol di Leo Jaconi, al 73, regala il 2-1 che vale mezza Promozione, e poi l’apoteosi finale allo Stadio Dei Pini, con il Quarrata: 1-0, segna Fabbrini.
E’ serie D.
La più grande squadra di tutti i tempi mette in fila la terza promozione in quattro anni, e sbarca ufficialmente su Marte. Arrivano i biondoni svedesi dello Sparvagen, a giocare la solita amichevole celebrativa: è, quella, la seconda squadra di Malmoe, ed è in lotta per salire in “Eliteserien” (l’equivalente della nostra serie A). Ma il Foiano è di un altro pianeta, e ne fa polpette: 5-0.
E qui, finisce la nostra storia.
La serie D durerà solo un anno, e tutto per colpa di un dannatissimo punto. Foiano e Spoleto chiudono a 30 lunghezze, ed è solo la differenza reti a premiare gli Umbri. Sarebbe bastato quel pareggino a Viterbo, che invece sfuma all’ultimo minuto: o che il portiere del Carbonia non si fosse trasformato in Nembo Kid alla penultima giornata, inchiodando il risultato sullo 0-0… In una partita stregata dove il Foiano batte 19 corner (e i Sardi, 1).
Lì, finisce la storia. E comincia il mito.
Raramente una cosa sportiva ha saputo interpretare il suo tempo, e il suo territorio, come quella formidabile squadra di calcio.
Tanto che viene il dubbio se si possa ridurre banalmente a “ciclo vincente” quello che, per almeno due, tre generazioni ha invece rappresentato una specie di saga. Né più né meno di Star Wars, o Il Signore degli Anelli.
Tralci, Maccari, Mostacci, Campani, Lulli, Bignozzi, Jaconi, Pasqualini, Caroni… L’Olandese Mario Petrelli, il favoloso Ferruccio Ennati. 
Sono tutti, idealmente, nell’olimpo dei grandissimi, dove li colloca la nostra memoria di sportivi. 
E dove rimarranno per sempre.
Perché quello è il Grande Foiano degli anni settanta.
Come te, nessuno mai.

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