De Laurentiis: dal rotocalco del sabato “Dribbling”, e quel gioiellino che fu Eurogol….

Mi sono sempre domandato con quale criterio li scegliessero.

Probabilmente per la presenza, e il garbo, che erano requisiti essenziali (una volta) per entrare nelle case della gente. Poi, ci voleva anche una certa “competenza”: ma, a occhio, “essere competenti” non era poi così decisivo.
Contava, ma fino ad un certo punto.

L’unico veramente “tecnico”, nel senso stretto del termine, mi sembrava Aldo Giordani, che faceva la pallacanestro: era in gamba Paolo Rosi, più per l’atletica che per il pugilato, e Galeazzi (non ancora Bisteccone) che il canottaggio lo aveva anche praticato. Gli altri mi sembravano eccellenti divulgatori: gente con uno stile impeccabile ma non sempre “sul pezzo”, voglio dire.
Oggi ascolto i telecronisti di Sky, e rimango sbalordito dal talento nel riconoscere in un nanosecondo se ci si difende a tre, quando si passa a quattro e come vengono fatte le marcature preventive… Nando Martellini, una volta, prese una toppa clamorosa con Altobelli, e lo chiamò allegramente “Jacobelli” per tutto il secondo tempo.
Oggi sarebbe una cosa inconcepibile. Probabilmente lo licenzierebbero per giusta causa il giorno successivo.

Anche per questo, dubito che uno come Gianfranco De Laurentiis (con tutta la simpatia possibile) lo abbiano scelto per la sua competenza.
Come non scelsero per competenza l’indimenticabile Paolo Valenti, e credo che né Maurizio Barendson né Alfredo Pigna fossero delle aquile… Una volta vidi presentare la Domenica Sportiva a Tito Stagno: che era un giornalista bello e rassicurante, ma dubito che conoscesse la differenza tra un terzino e un trequartista.
Anche De Laurentiis rassicurava. Di sicuro, ispirava garbo e signorilità, e questo all’Italia dell’epoca bastava e avanzava. Soprattutto, erano caratteristiche spendibili dappertutto: nella seguitissima “Domenica Sprint” o, più banalmente, nel notiziario di Sportsera. Nel rotocalco del sabato “Dribbling”, in quel gioiellino che fu Eurogol (giovedi, in seconda serata, imperdibile) o anche in quelle cose un po’ clandestine, tipo “A tutta B”. Che oggi avrebbero poco senso, ma all’epoca andavano forte. Ed erano l’unica occasione per vedere Vito Chimenti e Montesano del Palermo. E quelli con il nome buffo: Cavagnetto e Montorfano. Osellame e Frappampina.

E poi, c’erano le due “i” messe insieme, nel cognome.
Gianfranco De Laurentiis.
Che aggiungevano qualcosa di assolutamente distinguente: come la “j” di Paolo Frajese. O la “x” di Craxi.
Ricordo di averlo visto all’opera in un programma su Rai International che si chiamava “La Giostra del Gol”. Roba di venti e passa anni fa: lo avevano relegato lì, alla domenica pomeriggio, a condurre un format molto variegato dove si parlava di sport e di altre cose… Noi, per esempio, eravamo lì a presentare il Consorzio Terrecotte e ogni tanto ci interrompevano per annunciare un gol, sulla linea del celeberrimo “Quelli che il Calcio”, che andava molto di moda.
De Laurentiis ma non mi sembrava nè convinto, né tantomeno entusiasta. E la sua conduzione, conseguentemente, fin troppo disimpegnata… Non fosse stato per la vivacità (e gli strilli) dell’allora sconosciuta Ilaria D’Amico, garantito che c’era da addormentarsi.
Però, notai che fumava come una ciminiera… Una sigaretta dietro l’altra, senza soluzione di continuità, nonostante le raccomandazioni dei tecnici e degli assistenti di studio.

Fumava così tanto che ci parve giusto, alla fine del programma, fargli dono di uno speciale orcetto portacenere in terracotta.
Che guardò prima con aria sospettosa, per poi sorridere e infine ringraziare.
Con garbo e signorilità. Naturalmente.

Ti sia lieve la terra.

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