Alfredo Pigna era il calcio delle figurine, e delle scuole elementari. Quindi, il più bello di tutti.

“A Bologna, Bologna batte Bologna tre a tre…”.
Poi suonava il telefono. Alfredo Pigna alzava la cornetta un po’ imbarazzato. Poi annuiva e, infine, riattaccava. “Scusate… Mi comunicano che il Bologna, oggi, giocava in trasferta”.
Alighiero Noschese lo imitava così. Affettuosamente, nel varietà del sabato sera che faceva venti milioni di spettatori: e noi a cadere dalla sedia, o quasi. 
Perché ci si divertiva con niente, ma anche perché eravamo persone migliori, e ridevamo di più. 
Forse perché ci si fidava di chi si aveva davanti, fosse anche un comico della televisione. E si dava per scontato che dal prossimo potesse arrivare qualcosa di buono, fosse anche una semplice risata.

Eravamo più semplici noi, ed era più semplice il calcio che guardavamo. 
Il campione ospite della Domenica Sportiva aveva la faccia del nostro fratello maggiore, o del cugino di città che arrivava in estate a trascorrere le vacanze in paese. E faceva immancabilmente strage di cuori, tra le ragazze del posto.
Le immagini delle partite erano bellissime, in bianco e nero e rallentate. Spesso, riprese dal basso. Il pubblico era probabilmente registrato, perché ad ogni azione reagiva sempre allo stesso modo: però, era emozionante lo stesso.
Mai sentita raccontare una partita dal punto di vista tattico, spaccando il capello in quattro. Il commentio era quasi sempre asciutto, forse persino troppo: “bello stacco di Altafini”, oppure “traversone di Causio, sul quale arriva puntuale Bettega”.
Ricordo un “…E Superchi deve volare…”, dopo un plastico intervento del portiere della Fiorentina. Fu una folgorazione.
Il giorno dopo, tutti a gettarsi per terra per il solo gusto di sentirselo dire, come in una telecronaca: “… E Cesare deve volare”, “… E Danilo deve volare”, “… E Robertino deve volare”.
Volavamo tutti, allora. Non solo Superchi.

E poi, Alfredo Pigna era la Domenica Sportiva migliore: se non migliore, la più autentica.
Quelle che son venute dopo me le ricordo con meno affetto: erano edizioni bellissime, ma più “da grandi”… Portavano in sé il tipico fastidio della domenica sera e la fine del “dì di festa” che faceva tanto Leopardi: un occhio alla punizione di Platini, e il pensiero al compito in classe del lunedi mattina.
Alfredo Pigna era il calcio delle figurine, e delle scuole elementari. Quindi, il più bello di tutti. E la Signorina Maria che fingeva di scandalizzarsi quando nel tema (anzi, nel “pensierino”) si scriveva che Gigi Riva era così forte da buttare giù le montagne, e il portiere della Fiorentina era persino capace di volare. 

Ho letto i necrologi di alcuni suoi colleghi. Marino Bartoletti, Zuccalà, Riccardo Cucchi… E tutti hanno lodato, principalmente, il garbo e l’eleganza di Alfredo Pigna.
Proprio come successe con Gianfranco De Laurentiis.
Senza offendere nessuno, ho l’impressione che a quei tempi lì, contasse soprattutto quello.
La competenza specifica, certo (nel suo caso, gli sport invernali) ma soprattutto l’educazione, la sobrietà e l’idea di una cultura classica, e profonda. 
Soprattutto, il modo di porsi ad un pubblico che era abituato a fidarsi del prossimo. 
E ti apriva volentieri la porta di casa. 

Ti sia lieve la terra.

Elaborazione in corso…
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