Di uno come Maradona, probabilmente, ne parleranno tra mille anni.

Non è facile dire cose interessanti dopo la prima fase, che in genere contiene anche molta retorica. 
Insopportabile, spesso.
Quando morì Robin Williams era tutto un “Capitano mio Capitano”, anche di quelli che al cinema, in genere, si addormentano dopo i titoli di testa. Così come, ad ogni anniversario che riguarda Freddie Mercury, mi meraviglio di quanta gente abbia assistito ad almeno due-tre concerti dei Queen, spesso in luoghi lontanissimi.

Poi, dopo la prima ondata emotiva, arrivano in genere “quelli contro”.
E subito dopo “quelli che sono contro quelli contro”… Quelli che “era un cocainomane” (“Ma ormai lo sono tutti, solo che lui non si poteva nascondere”), o che “era un evasore fiscale” (“E il tennista Sinner, allora? Che dopo due servizi decenti, ha già preso la residenza alle Isole Cayman?).

Maradona me lo ricordo quando arrivò in Italia. Stagione 1984-1985. 
Quella dell’inverno del grande freddo e dei Duran Duran: proprio un altro mondo.
E ricordo lo choc, nonostante la serie A fosse l’eldorado del calcio, e avessimo già Platini, Zico, Rummenigge e tutto il resto.
Ma nessuno sembrò marziano, e irraggiungibile, come questo Maradona; il campione planetario alla Pelè, alla Eusebio, alla Crujff che l’Italia delle frontiere chiuse non aveva da tempo immemorabile. Che poi avesse scelto Napoli, e non la Juventus, o la Roma, o l’Inter, ne accrebbe di molto il fascino, e la curiosità.
Tecnicamente parlando, una roba mai vista, fuori dall’universo. 
Molte cose che passano in televisione (compreso il famoso gol all’Inghilterra) lascerebbero senza fiato persino nel calcio di adesso, che da allora ha quadruplicato la velocità: come se la Lotus di Andretti, o la Ferrari di Villeneuve, insidiassero la pole position alla Mercedes di Hamilton.

E in ogni modo, Maradona è stato probabilmente l’ultimo epigono del calcio di una volta. 
Che era il calcio con il quale sono cresciuto e che mi piaceva da matti: perché era tutt’altra roba rispetto al business selvaggio che è diventato, e c’era ancora un sacco di gente che raccontava storie interessanti.
E la sua storia era una delle più belle in assoluto, perché grazie a lui qualsiasi nanerottolo aveva il diritto di immaginarsi grande e invincibile. E con lui, i brutti sognavano di diventare belli e i poveri non disperavano di poter diventare ricchi.
Un talento unico, e una personalità gigantesca (istrionica, ingombrante, eccessiva, insopportabile talvolta) nella quale si è immedesimato un intero popolo… Due, se si considerano anche i Napoletani.

Mi domando quali emozioni possano regalare, oggi, Lewandowski e Benzema. 
Cosa rappresentino Mbappe’ e Haaland, oltre al cappellino alla moda da pubblicizzare sui social, o la dodicesima fuoriserie in garage, o la villa da venti milioni di dollari appena acquistata a Los Angeles.
Mentre a me piaceva quel calcio lì, che raccontava un altro tipo di storie… Pirri del Real Madrid, Kubala, Socrates, Matt Busby… O anche quella di Gigi Riva, senza andare troppo lontano.
Una volta, durante le feste di Natale, la Rai fece una bella intervista a Sandro Mazzola, secondo classificato al Pallone d’oro dopo Johann Crujff. Notai che il suo tinello non era poi molto diverso da quello di casa mia.

Ma per raccontare storie del genere, ci vuole anche gente che sia disposta ad ascoltarle, 
E di gente così, purtroppo, ce n’è sempre meno… Gli orecchini di Neymar, e i tatuaggi di Griezmann, sono cose più interessanti.
Un tale ha addirittura scritto che la morte di Maradona, così tragicamente enorme, così cosmicamente roboante, così drammaticamente universale, sia capitata a fagiolo per… Antonio Conte. Perché ha finito per rubargli quella prima pagina, ed i processi che sarebbero inevitabilmente scattati dopo la sconfitta dell’Inter.

Perché si ragiona, e si vive, così.
Giorno per giorno, con l’utilitarismo spicciolo di chi non contempla più nessuna prospettiva, e meno che meno uno scintillio di grandezza.
E facendo finta di non capire che Antonio Conte, fra qualche mese, non lo ricorderà più nessuno.

Di uno come Maradona, probabilmente, ne parleranno tra mille anni. 

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.