QUANDO IL LUSSEMBURGO BATTE’ IL BRASILE: LA SINALUNGHESE JUNIORES DEL 2011

Niccolò Valenti si avviò sul dischetto mentre la tensione aveva fatto calare un silenzio irreale.
Un silenzio che quel ragazzo venuto da Siena conosceva molto bene, avendolo sperimentato tante volte sulla sua pelle di contradaiolo.

Era, anche quello, un silenzio mistico.
Che riecheggiava il sudore freddo di quando i cavalli escono dall’entrone, e si avviano verso la mossa: o, meglio ancora, di quando il Mossiere apre la busta e comincia, lentamente, a chiamare l’ingresso al canape. Il silenzio da “cazzotto nella bocca dello stomaco”, dell’iperbolico “era meglio se ero nato a Compiobbi” che i Senesi recitano come una litania in quel drammatico momento.

E “Nicco del Bruco”, ovviamente, fece centro.
E mise a segno il rigore più bello, e più beffardo, mai calciato in tutta la storia del nostro calcio giovanile.
E subito dopo, quello di Edo Dyla, che fu quello più importante: e infine la parata decisiva di Scascia, su Pischedda.
E lì, la piccola Sinalunghese esplose: ed eliminò, ai quarti di finale del torneo nazionale, i Campioni d’Italia del Tor di Quinto… Come la squadra del Lussemburgo che si ritrova chissà come al Mondiale, e sbatte fuori il Brasile.

E’ il 3 giugno 2011. E quel “Lussemburgo” sono gli Juniores di Francesco Neri, l’equivalente nostrano della cosiddetta “Quinta del Buitre”: la nidiata di talenti (Butragueno in testa) che, tanti anni fa, rivoluzionarono il calcio spagnolo. Gli anni d’oro del grande Real, di Happy Days e dei Roy Rogers come jeans.

Ma prima di arrivare al cucchiaio di Valenti, alla freddezza di Dyla e a tutto il resto, bisogna riavvolgere il nastro, e inquadrare la “Quinta” rossoblu che ha appena dominato il Provinciale e si affaccia, da matricola assoluta, al campionato regionale Juniores 2010-2011.

In porta, Lorenzo Scasciafratti: bravo, ma con il cognome che all’altoparlante riesce un po’ difficile. Si gioca il posto con Luca Cinquegrana, che però è più permaloso: e il giorno che ne becca cinque, e prendono a chiamarlo “Cinquenane”, mette il broncio e non si fa più vedere.
In difesa, il diligente Botarelli e il promettente Della Scala, di Rapolano. Al centro presidia le operazioni Cendrim Azemi, “il gigante buono”, e sulla sinistra giostra Roland Leti: ne giocano molte Giovanni Sanleonini e Francesco Benincasa.
La schiena del centrocampo la fanno Beppe Schillaci e Giovanni Oliverio, che sono due carrarmati: la testa è quella di Edo Dyla, che risulta decisivo in ogni parte del campo. Sulla sinistra, Saimir Leti, che ha così tanta birra in corpo da ricoprire senza difficoltà almeno due-tre ruoli contemporaneamente. Nocciolini, Baldini, Stecchi, Iordache e l’altro Benincasa completano il reparto.
In avanti, la coppia Crocini-Casini ai quali si aggiunge spesso il folletto Cristiano Mucciarelli e, saltuariamente, Jack Lucatti che scende volentieri dalla prima squadra.

Una rosa discreta, direte voi.
Discreta, ma senza il crisma dell’eccezionalità che si richiederebbe ad una squadra che invece diventerà “epocale”.
Perché per uno di quei miracoli che rendono inafferrabile (e affascinante) il calcio, quel “Lussemburgo” sbaraglierà letteralmente il campo, fino a dominare il Campionato Regionale con quindici punti di vantaggio sulla seconda.
Sinalunghese 69, Soci 55, Grassina 53… Neri si è inventato dal nulla un collettivo che gioca a memoria e dà lustro a tutti, con i quindici gol di Crocini, i tredici di Lucatti e Casini, ma anche con i cinque centri che mette a segno Azemi.
Ne esce fuori una stagione da leggenda, che la “Quinta” domina in lungo e in largo.
Ma l’impresa (già poderosa di suo) è appena agli inizi… Anzi, non è che un frugale antipasto all’abbuffata che si sta preparando: e che accompagnerà il “Lussemburgo” ad un passo dal paradiso.

Si parte dalle semifinali regionali, contro il Pietrasanta, che è una corazzata: e che, conseguentemente, farà un sol boccone della Sinalunghese che è arrivata lì con il canotto.
Ma il canotto rossoblu è inaffondabile, e l’equipaggio è tostissimo: sembra quasi di rivivere la saga dell’Ammiraglio Tegethoff; e del famoso proclama degli “uomini di ferro su navi di legno” all’indomani della battaglia di Lissa.
Ne vengono fuori uno scintillante 2-0 in trasferta (Lucatti-Casini) e un comodo 1-1 in casa che spedisce la “Quinta” in finale, contro tutti i pronostici. A giocarsi il titolo di campione regionale, nella “bella” di Colle Val d’Elsa contro il Fiesolecaldine.

La valanga si sta ingrossando, e i risultati sono talmente sorprendenti che anche Bruno Mugnai e Egidio Antonini si mettono sugli attenti, e annusano nell’aria il profumo dell’impresa storica.
La finale di un campionato regionale non è roba da tutti i giorni nemmeno per il Club rossoblu, che pure vanta un settore giovanile dalle tradizioni solidissime: e per rendere la vita aspra alla squadra fiorentina, si decide di aggregare alla “Quinta” due pezzi da novanta come Lorenzo Fanetti e Niccolò Valenti, che Mister Bonifacio utilizza regolarmente in prima squadra.

Ma il Fiesolecaldine è la classica “squadra cicala”: talmente “cicala” che di lì a poco, come spesso succede, sparirà definitivamente dalla circolazione. Ma in quella stagione ha messo in piedi un Real Madrid-bonsai, senza badare a spese e con il chiaro intento di vincere e, se possibile, stravincere: sono così forti che nella doppia semifinale, opposti alla Pro-Livorno Sorgenti, hanno giocato quasi surplace, e ne sono comunque venuti fuori con un parziale complessivo di 7-2.

E’ il 14 maggio 2011, e rinforzato da Fanetti e Valenti il piccolo Lussemburgo parte all’assalto della portaerei fiorentina.
E invece della temuta nebbia di Waterloo, ecco che esce fuori il sole di Austerlitz… Il risultato è di quelli che non ammettono repliche: Sinalunghese 5-Fiesolecaldine 1.
Comincia Jack su rigore e raddoppia Beppe, al 22’. I Fiorentini rialzano la testa, e mettono paura con Marzi, poi, nella ripresa si aprono le cateratte e la “Quinta” dilaga: Lucatti fa terno al 68’, Crocini entra e segna all’82’ e infine il marchio di Valenti al 90’, con una roba tipo Ibrahimovic.
Il Fiesolecaldine prende cappello e schiuma rabbia: ed il dispetto è tale che i dirigenti arrivano a disertare la premiazione, con una colossale brutta figura.
I ragazzi di Neri, invece, agguantano la coppa e fanno il giro d’onore… Il Lussemburgo è diventato imbattibile: ha messo tutti in riga, e adesso è clamorosamente in cima alla Toscana calcistica.

Sinalunga, e i suoi meravigliosi ragazzi si preparano all’estate, ma nella sede del Carlo Angeletti arriva il postino, e sventola uno strano telegramma: “la SS.VV è cortesemente invitata alle finali nazionali che si terranno ecc ecc…”.
Bruno Mugnai e Egidio Antonini si guardano perplessi e si grattano la zucca: perché adesso bisogna mettersi al telefono in tutta fretta e recuperare la squadra, alla quale era già stato ordinato un precipitoso “rompete le righe”.
La storia delle Finali Nazionali, a dire il vero, era sfuggita ai più: e la stagione era riuscita talmente bene, che nessuno aveva più pensato al Gran Galà di fine anno: quella specie di “final-twenty” dal quale sarebbe uscita fuori la squadra Campione d’Italia Juniores 2010-2011.

Si giocano gli ottavi di finale, in gara andata e ritorno: alla Sinalunghese tocca il Cannara, che è campione umbro: la partita riesce ostica, perché i rossoblù del Topino sono squadra tutt’altro che sprovveduta, e strappano all’Angeletti un rocambolesco 2-2 sotto la direzione dell’arbitro Fourneau (quello che due settimane fa ha diretto la Juventus nella partita scudetto).
Si va allo “Spoletini” di Via Assisi per giocare (da sfavoriti) un ritorno che si prospetta al calor bianco. E’ il 21 maggio, e lo stadio umbro è una fornace ribollente: Scasciafratti para praticamente tutto, e negli spazi che si aprono, si gettano come squali Leo Casini e Nicco Valenti, che tranciano in due la difesa del Cannara. Finisce 3-1 e la Sinalunghese vola ai quarti di finale, con corollario di rissa sulle tribune: perché va bene la cavalleria, ma arrivati a questo punto il piatto si è fatto ricco.
E tutti ci si vogliono ficcare.

Ma ci pensano i sorteggi a far tornare la Sinalunghese piccina piccina, e a farle nuovamente vestire i panni del Lussemburgo. Perché l’urna, stavolta, non è benevola e pesca il Brasile: ovvero, gli imbattibili Campioni d’Italia del Tor di Quinto, che hanno lo scudetto cucito sul petto.
Il Tor di Quinto ha un settore giovanile tra i più floridi dell’intera Capitale, e pesca in un serbatoio che potremmo definire illimitato.
Per la partita di andata si trattiene il respiro, anche se l’impresa da compiere è proprio una roba da Lussemburgo. O, anche peggio, da gommone panamense che dichiara guerra alla Marina Militare Americana.
Ma la Sinalunghese non scende a fare le barricate, e anzi si presenta a viso aperto, con il tridente Lucatti-Casini-Valenti. Il Tor di Quinto, che è squadra sorniona e di talento, colpisce un palo, recrimina un paio di rigore e ne insacca comodamente due: con Pischedda e Ciavarro, che poi sarebbe il figlio del famoso attore.
La “Quinta” soffre, tiene il campo e non sfigura: Scasciafratti compie un miracolo sulla rovesciata di Marioni (il terzo gol sarebbe stato una pietra tombale) e i rossoblu azzeccano il risultato bruttino, ma accettabile: 0-2, e adesso si torna in Valdichiana.

E’ il 3 giugno 2011, e per trovare una data altrettanto significativa per la storia dell’UC Sinalunghese bisognerà aspettare il magico 2018, e il filotto irresistibile verso la serie D.
Scascia-Roland Leti-Botarelli-Fanetti-Della Scala-Schillaci-Dyla-Crocini-Casini-Valenti-Oliverio. Poi entreranno Lucatti e Sanleonini. Saimir Leti e Azemi, infortunati

Sarà la classica partita perfetta: quella che già da subito mette in fila le costellazioni e le dispone verso il destino che si sta inesorabilmente compiendo.
La “Quinta del Neri” mette alle corde i Campioni d’Italia, stavolta senza timori reverenziali: disinnesca il fenomenale Kanoute e poi, con Beppe Schillaci, molla due uppercut micidiali: il primo al 66’ e il secondo allo scadere, nella bolgia di un Angeletti che sta esplodendo.
Il risultato è ribaltato, e arrivano i rigori… Ma lì, gli Dei del calcio hanno già deciso.

La Sinalunghese vola in semifinale, dunque: e ci si riempie di pizzicotti perché vuol dire essere tra le quattro squadre più forti d’Italia, e giocarsi quel triangolino che si chiama “scudetto”.
Ma qui il sogno è diventato veramente troppo grande. E allora, la carrozza ridiventa una zucca, e il Lussemburgo ritorna… Lussemburgo.
In pochi giorni, quella squadra meravigliosa si dissolve, e perde malissimo la semifinale con la Virtus Soverato.

La perde abbassando subito le armi: clamorosamente, sfacciatamente, incomprensibilmente. Dopo il gol immediato di Sanleonini, che sembra preludere all’ennesimo delirio, ed invece è il canto del cigno.
Quell’epocale Sinalunghese finisce lì, e uno dopo l’altro incassa sei gol, quasi senza più giocare.
Si dà la colpa all’arbitraggio contrario, al complesso di appagamento, alle improvvise vertigini… Il risultato finale è 1-6 (!) e vanifica anche il ritorno in Calabria, dove la “Quinta” si reca giusto per l’onor di firma (finirà 2-0).

Terzi classificati, in tutta Italia.
Con l’onore tra le braccia e, alla fine, persino con l’amaro in bocca.

Nessuno li ha più eguagliati.

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