E poi c’era Renato Zaccarelli, detto Zac. Con il baffo, e il portamento, da Lord Inglese a rappresentare l’animo aristocratico di una squadra che più da corsa non si poteva…

Zac portava i baffi. Ma li portavano quasi tutti, allora… Anche Causio e Vito Chimenti. E quelli del Perugia: che quando si misero in posa per l’album delle figurine, al vecchio Santagiuliana, il fotografo Panini quasi si rotola in terra dalle risate: “La banda dei Messicani è arrivata. Ora aspettiamo i cowboy e Giuliano Gemma”.E anche Zac dimostrava più anni di quelli che aveva. Come tutti i calciatori: come Cinesinho del Lanerossi Vicenza, che assomigliava a Dinone delle Pietraie, o Del Sol, che pareva un pensionato.Però, Zac giocava nel Toro. E questo faceva la differenza. Perché il Toro era, in assoluto, la squadra più figa degli anni settanta, e tutti facevamo una specie di tipo trasversale, come l’Olanda di Crujff.Perché anche il Toro, proprio come l’Olanda, aveva una maglia bellissima. E poi era piena di personaggi da libro di pirati: il Giaguaro, Piedone e il Poeta del Gol. Puliciciclone e Ciccio Graziani… Così belli e iconografici che se vedi un paio di attaccanti che si intendono alla perfezione, ancora adesso c’è qualcuno che li tira in ballo: “Toh. Quei due sembrano Pulici e Graziani”. E sono passati quasi cinquant’anni.”I gemelli del gol”: coppia fissa per l’eternità. Come Cochi e Renato, Ric e Gian. Simon and Garfunkel.E poi c’era Renato Zaccarelli, detto Zac.Con il baffo, e il portamento, da Lord Inglese a rappresentare l’animo aristocratico di una squadra che più da corsa non si poteva… Con un tratto così elegante e raffinato da sembrarne, a volte, un corpo estraneo: tipo il ragazzo educato che piazzavano nei film di Alvaro Vitali e Bombolo. Vestiva la dieci del Toro scudettato, Zac. Un “dieci che però è più un otto”, dicevano all’epoca, quando i numeri sulla schiena erano una specie di marchio a fuoco che ti portavi dietro per tutta la carriera. E Zac appariva un po’ troppo “chierichetto”, in un ruolo dove abbondavano vescovi e cardinali: Rivera e Mazzola. Capello e Antognoni.Zac, invece, era un tipo di governo, ma anche di sottogoverno, come piaceva a Gigi Radice: e quando si trattò di dare una mano ai Mondiali di Argentina, fece una bellissima figura.Ma lo Zac che ho nella testa, è quello più avanti negli anni: nel 1985, quando spende gli ultimi spiccioli di carriera giocando (mirabilmente) da battitore libero in una squadra bella e sbarazzina… Quella di Walter Schachner, Dossena e tanti giovani dal cuore Toro: soprattutto, con Leo Junior a dirigere le operazioni.Panathinaikos-Torino, primo turno di Coppa Uefa… E ripenso spesso a quella partita per capire quanto sia cambiato il calcio da allora. E quanto sia cambiato in meglio, almeno in questo caso.Oggi, non lo permetterebbero più. Allora, invece, esistevano posti assolutamente “ingiocabili”… La Spagna, e i Paesi Baschi in particolare, dove si calavano le brache anche gli Inglesi (solo Romeo Benetti riuscì, in una sola partita, a picchiare tutto il centrocampo dell’Atletico Bilbao). Gli stadi della Turchia, il Marakana’ di Belgrado, tana della terribile Stella Rossa, e soprattutto la Grecia; dove il livello di intimidazione raggiungeva i livelli insuperati dell’Arci-Uisp anni settanta.E ne venne fuori una partita da ricordare.Perché i greci ,quella sera, picchiarono in maniera folle e sconsiderata per tutta la partita, cavandosela con due-tre cartellini gialli: ma il Toro fu indomito e fiero, e non arretrò di un millimetro. Segnò Antonio Comi, e poi furono barricate fino alla fine, a difendere una qualificazione che arrivo’ con il pugnale tra i denti, nonostante robe da codice penale e l’immancabile rigore regalato al celebre Saravakos.Zaccarelli giocò una partita monumentale: da vecchio cuore granata, da condottiero vero… Che quando i Greci si accorsero che da lì non sarebbero mai passati, si sfogarono in interventi raccapriccianti. E Zac si prese addirittura un calcio nella testa che gli sfondo’ il timpano (!): però, rimase ugualmente in campo. Eroico, fino al fischio finale che certifico’ il passaggio del turno.”Qualsiasi calciatore si sarebbe fatto sostituire”, gli dissero a fine partita.Zac sorrise, rispondendo come avrebbero risposto Valentino Mazzola, o Giorgio Ferrini, e chiunque abbia vestito con onore quella maglia fantastica: “Qualsiasi calciatore. Ma non il Capitano del Toro”.

Buon compleanno, Zac.