Gianni Mura ci ha dato il privilegio di conoscere, ed abitare, in questo mondo. Ed è il mondo che piu’ assomiglia a quello delle favole.

RICCARDO LORENZETTI

Gianni Mura scriveva divinamente.
Di calcio, e soprattutto di ciclismo.

Però, si capiva subito da che parte batteva il cuore. Come quando doveva scegliere tra la cucina italiana e quella francese, e non aveva dubbi: “vinciamo noi, sei zero sei zero.”

Biciclette e palloni, ma anche la gastronomia, e il vino naturalmente.
Che non erano sport, ma dove era diventato un’autorità assoluta, il cui giudizio veniva tenuto in gran conto anche dalle riviste specializzate.

Perché il fascino di certi personaggi irripetibili, in fondo, sta proprio lì.
Negli spunti di un articolo che esce fuori sempre brillante, e mai banale.
Nella genialità di un’intuizione che non si ferma all’ orticello di casa, ma si espande. Ed espandendosi, ti arricchisce, facendo diventare cultura l’erba di San Siro, o il fango della Roubaix.

Fin troppo facile, quindi, accostarlo a Gianni Brera: il Maestro.
Ma, pur condividendo lo stesso spartito, tra i due giganti…

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