Opere


LA LIBERTA’ E’ UN COLPO DI TACCO

Armando Curcio Editore – 2014

“La libertà è un colpo di tacco” è una storia di passione e di libertà, di “futebol” e di malinconia: la raccontano Jaime e i suoi strani amici de “Il Cardellino”. Un racconto che attraversa vent’anni di Brasile ed imbarca per strada personaggi incredibili e strampalati: c’è un padre che non fa ritorno a casa ed un arcigno commissario di polizia. Un variopinto gigolò di periferia ed un pazzo che ha chiamato il figlio con un nome mai sentito: “Gepejairito”, mettendo insieme le iniziali dei grandi campioni di Mexico 70.

Sullo sfondo, i fuoriclasse brasiliani del “futebol”, da Pelè, a Garrincha, a Rivelino, il ricordo dellle grandi imprese, ma anche i disastri nazionali, dal “Maracanazo” del 1950 a Espana 82, contro l’Italia del grande Dino Zoff.

La libertà arriverà leggera e quasi indolore, come un colpo di tacco. E grazie anche ad una squadra leggendaria: il Corinthians, “o gran Timao”, il più brasiliano dei club brasiliani. Sono gli anni della cosiddetta “Democracia Corinthiana” e del suo profeta, il grande Socrates: “O Dotor”.   

Grazie a lui e a quella squadra, il “futebol” non sarà più solo “aleria do povo”, l’allegria del popolo. Sfrutterà invece il fatto di essere “aleria” per portare un messaggio più alto, ammesso che esista un messaggio più alto e nobile dell’allegria e quindi della felicità. Il suo essere “aleria” lo metterà immediatamente sulla stessa lunghezza d’onda del “povo”… Più di quanto non siano in grado di fare libri, giornali o enciclopedie.

Un’esplosione di libertà alla quale fece da detonatore un semplice colpo di tacco: il primo (e unico) tentativo di combattere una rivoluzione partendo da un campo di calcio.


L’AMORE AI TEMPI DI MOURINHO

Urbone Publishing – 2016

L ’Inter che nel 2010 vinse il cosiddetto “Triplete” (Scudetto, Coppa Italia e Champions League nella
stessa stagione) nacque per caso. Come nascono per casoquasi tutte le storie d’amore, specialmente le grandi storie d’amore. Quelle più importanti.
Che muovono sempre da percorsi occasionali e mettono in moto le cosiddette “sliding doors”: le porte scorrevoli del destino delle quali è piena la Storia, con la A maiuscola.
Ne è nato addirittura un filone che studia la materia a livello scientifico, e si domanda cosa sarebbe successo se Napoleone, quel giorno, non avesse avuto un attacco di
ulcera. O se Alessandro Magno si fosse svegliato con trentanove di febbre.
Non c’è bisogno di essere tifosi dell’Inter per capire la portata di quel successo sportivo.
E per intuire che quella strabiliante vittoria fu dovuta ad una
serie di eventi apparentemente casuali, ma che obbedivano
ad una logica quasi matematica. Tessere di un puzzle che andavano ad incastrarsi una dopo
l’altra e componevano un’opera d’arte. A quell’evento storico concorsero acquisti dell’ultim’ora e
goal casuali. Arbitraggi favorevoli e persino eruzioni di vulcani al Polo Nord.
Come se il destino, con la sua regia occulta, avesse oliato le porte fino a farle diventare improvvisamente scorrevoli. Dentro le porte si infilano quegli uomini che, a un certo
punto, di quel destino ne diventano strumenti, più o meno inconsapevoli.
Ma devono essere uomini speciali; come ne nascono pochi.
Uomini cari agli Dei, che con il loro carisma e la loro
personalità possono reggere il peso della storia che cammina accanto a loro. E diventa leggenda.
Come Josè Mourinho, l’allenatore portoghese che del “Triplete” fu, ancor prima dei calciatori, il simbolo e il protagonista più evidente.
Un bellissimo spreco di tempo, diceva il cantante Jovanotti. Questo è il calcio secondo Cosetta; una normalissima quarantenne di provincia che proprio nel bel mezzo del
“Triplete” vive il cortocircuito della storia d’amore più bella
della sua vita. L’impresa impossibile dell’Inter saprà accompagnarla; darà
alle sue giornate forma e sostanza. Una storia d’amore, quella di Cosetta, che giorno dopo giorno diventa grande. Riempie gli specchi dei suoi riflessi migliori, fino alla fine.
E diventa indimenticabile quando ti fa capire qual’è la vera
giustizia del mondo. Quella che punisce chi ha le ali, ma non vuole volare.
Come il “Triplete” dell’Inter.

L’impresa più poderosa del
calcio italiano.
Mondiali esclusi.


IL PAESE PIU’ SPORTIVO DEL MONDO

Edizioni Slam – 2018

Quando ti trovi tra le mani una vecchia foto, la prima sensazione è sempre quella della nostalgia. Quel sentimento che, per descriverlo, hanno unito due parole antiche e misteriose: “Nostos”e“Algos”.

E che, unite insieme,  vogliono dire più o meno “dolore per la lontananza”. O (più struggente ancora) “dolore per un ritorno”. Che è di per sé una cosa tristissima. Perché ognuno di noi, in cuor suo, sa benissimo che non tornerà mai. Come non torneranno Paolo Rossi, e i Mondiali del 1982. E nemmeno i sorpassi di Villeneuve, le punizioni di Platini, i duelli tra Gimondi e Merckx.

E non torneranno Rivera e Mazzola, né Coppi né Bartali, e quelle loro fughe solitarie da dopoguerra che ad ascoltarle alla radio c’era un sacco di gente. Che ricordano i tanti “quando” dello sport che entrano a far parte della nostra vita e, in qualche modo, la colorano,  la rendono speciale e talvolta indimenticabile. Fosse anche per lo spazio di un momento.

I racconti di questo volume fotografano alcuni di questi attimi straordinari; di queste imprese divenute storiche tracce luminose per le vite “normali” di tanti uomini “normali”. E proprio la splendida normalità dei protagonisti è al centro di questi racconti, insieme ai grandi momenti storici a cui si trovano ad assistere, anche solo davanti a una radio, a una televisione, a un maxischermo.

Semplici spettatori che, segretamente, si sentono protagonisti, con orgoglio e incoscienza, con entusiasmo e impegno, con amore e, semplicemente, voglia di vivere. Come quel tale che festeggiava i trent’anni di matrimonio e gli chiesero cosa ricordasse di quel giorno: “Praticamente nulla – disse -, se non che quella domenica la Fiorentina vinse a Napoli. Segnò Antognoni, su punizione”.

I personaggi che si muovono all’interno di questi racconti sarebbero piaciuti a Stefano Benni, e anche a Giovanni Guareschi, l’autore che seppe raccontare tanti anni fa un “Mondo piccolo” popolato da pepponi, doncamilli e da tanta gente semplice e perbene. 

Quel mondo fatto da storie minime e da persone normali, dove per passare alla storia bastava un episodio particolare o anche solo una battuta ben riuscita. A volte persino una faccia. Tutta roba che poi veniva tramandata in qualche modo e finiva per arricchire le leggenda di un paese, o di una comunità.

Che si muovano nelle nebbie e nelle umidità della Bassa Padana o in un’immaginaria Toscana di provincia, i personaggi che troverete in questi racconti hanno il medesimo comune denominatore: raccontano storie. Storie che parlano di vita ma dove, all’orizzonte, si staglia lo scenario dei grandi eventi sportivi che a volte sanno caratterizzare meglio di tante altre cose i nostri momenti; dove c’è di mezzo un Mondiale di calcio vissuti davanti ad un maxischermo e i ricordi del Grande Torino. Una strania coppia di attaccanti e la leggenda di una lontana edizione dei Giochi della Gioventù. C’è l’immancabile parroco appassionato di calcio, ma anche Gino Bartali; e Michel Platini, eroe di quella Juventus che frantumò il proprio sogno nella notte dell’Heysel.

Si parla di nostalgia, dunque. 

Ma parlando di sport, in questi racconti, si parla inevitabilmente di vittorie e di sconfitte, coniugate nei mille modi che si presentano nella vita di tutti i giorni. Se ne parla quel tanto che basta per capire che, alla fine, non si vince mai trionfalmente e non si perde mai rovinosamente. Gli eroi minori e semplici di queste pagine non vincono mai del tutto; e quando vincono, perdono comunque qualcosa. Così come, al contrario, le loro sconfitte regalano talvolta il sapore di una piccola vittoria: magari inutile, come sono quasi tutte le vittorie morali. Che servono per esibire qualcosa a noi stessi, e alla nostra coscienza di uomini.

Come ogni progresso che alla fine comporta sempre una perdita, e viceversa.

O come nelle migliori tradizioni del calcio sudamericano, dove si trovano spesso squadre un po’ sfigate, povere di vittorie ma ricche di sentimento, che non vincono quasi mai ma che celebrano ogni sconfitta, ogni “derrota”, come una “gloriosa derrota”.


UN BELLISSIMO SPRECO DI TEMPO

Edizioni Slam – 2020

Un bellissimo spreco di tempo.

E’ questa l’essenza dello sport, per chi lo guarda da lontano e ne assapora i momenti, che poi entrano a far parte della propria vita. Una serie infinita di fatti e di personaggi, di vittorie e sconfitte, di gioie indicibili e di penose sofferenze. Di ricordi che poi ti accompagneranno tutta la vita, insieme alle persone con le quali hai condiviso un’emozione. E gli abbracci, la disperazione, il pianto, la risata, la commozione e tutto quello che un campione, o un’impresa, si porta dietro. Per poi capire come la vittoria più mirabolante, o la sconfitta più rovinosa, è proprio roba da un minuto o poco più. E che l’emozione, per quanto intensa, svanisce in fretta: destinata ad essere ben presto immagazzinata nel cosiddetto tempo sprecato della nostra esistenza.

Poi c’è il ricordo, che quell’emozione si porta dietro. E quello è bellissimo.

E non svanisce mai.

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